Orizzonti 25: Barrio Triste un film “per caso”

Barrio Triste, presentato nella sezione Orizzonti alla 82esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, segna l’esordio di Stillz, al secolo Matías Vásquez, come regista.
Terzo film prodotto dalla casa statunitense EDGLRD, studio creativo e tecnologico fondato da Harmony Korine, con l’obiettivo di sviluppare una nuova concezione di cinema, è il primo che non vede alla regia Korine stesso.
Stillz, provocatorio autore di video musicali di fama mondiale per star del panorama internazionale quali Bad Bunny e Rosalía debutta sul grande schermo con un’opera sperimentale, in cui il rapporto regista attore viene sovvertito, restituendo allo spettatore un punto di vista inedito.

Barrio triste
Barrio Triste(foto Mostra Internazionale del Cinema di Venezia)

Da protagonisti a “registi”

Siamo alla periferia di Medellin, fine anni ’80, nell’eponimo quartiere Barrio Triste, dove una troupe televisiva viene inviata per indagare su fenomeni paranormali legati a scie luminose segnalate dagli abitanti della zona.
La pellicola apre con l’inquadratura del reporter in primo piano e sullo sfondo i ragazzi del quartiere da intervistare. Tuttavia ben presto l’equilibrio viene sovvertito. Il gruppo di giovani decide infatti di rubare la telecamera, dando vita ad un autentico viaggio di indagine oltre i limiti del raccontabile. La telecamera rimasta accesa restituisce infatti una testimonianza che mai il reporter sarebbe riuscito ad indagare. Tanto sul piano della mera cronaca, i ragazzi si rendono infatti protagonisti di una rapina con omicidio in diretta, quanto sul piano dell’indagine emotiva, diventando un mezzo per questa generazione invisibile di dare sfogo alle proprie fragilità.

Una seconda svolta nel racconto

Quando dopo lo sgomento iniziale lo spettatore crede di aver trovato finalmente il proprio equilibrio di fronte a quella che sembra essere una indagine priva di veli o mediazioni della condizione sociale giovanile nei quartieri dove il sole non fa arrivare i suoi raggi, ecco che Stillz, inserisce un nuovo elemento di rottura. O meglio due. Due figure aliene in contrapposizione, rappresentazioni di ombra e luce, di sofferenza terrena e speranza divina, che si inseriscono nel concretissimo tema delle frequenti scomparse dei ragazzi di strada. Senza darne una spiegazione. Offrendo una speranza. Ma soprattutto ribadendone la denuncia.
L’esperienza per il pubblico è avvolgente, immersiva, totalizzante. Tra immagini sfuocate in continuo movimento, e la colonna sonora elettronica d’avanguardia dell’artista catalana ARCA che guida lo spettatore nell’inseguimento, sempre di corsa, tra le scritte sui muri dei vicoli più bui. È la ricerca di un qualcosa di non identificato, la cui soluzione è lasciata all’interiorità dell’osservatore in quella che somiglia più a un’installazione video artistica che a un film vero e proprio.

Rocco Ricciardelli
(2settembre2025)

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