Diaspora capoverdiana: identità, cultura e contaminazione

Si è svolto in via Marsala, accanto alla stazione Termini, il seminario di preparazione al congresso sulla diaspora capoverdiana che si terrà nella città di Mindelo dal 18 al 21 aprile del 2011.

Al centro del dibattito la cultura come fattore di identità nazionale e di sviluppo di Capo Verde, ed ha visto esprimersi sull’argomento studiosi, esperti e rappresentanti della Provincia e del Comune. La cultura – interviene in mattinata Piero Dorfles, giornalista culturale della Rai – è la materia prima di due paesi come l’Italia e Capo Verde che scarseggiano di risorse naturali. Tutto ciò che è espressione di relazione tra i membri di una comunità – continua Dorfles – rientra in un concetto “allargato” di cultura, differente da quello elitario del passato che era solito comprendere unicamente le espressioni alte della creatività. Conservare gli aspetti peculiari di una cultura, dalla gastronomia alle manifestazioni folkloristiche e popolari – conclude il giornalista – diventa strumento per comprendere la complessità del mondo in cui viviamo ed ottenere l’apertura mentale necessaria a convivere con le nostre reciproche differenze.

L’incontro sulla diaspora capoverdiana si svolge con cadenza quadriennale, a partire dal primo Congresso di Lisbona del 1998. Lucas Filipe da Cruz, che ne è uno dei fondatori, mette in luce che la conservazione della cultura di appartenenza non si vuole configurare come un tentativo di aggressione, ma rappresenta un’occasione per accrescere il patrimonio creativo locale. Le donne capoverdiane rispetto agli uomini, da questo punto di vista, hanno avuto un ruolo maggiore nel mantenere le tradizioni del proprio paese, spiega il sociologo César Augusto Monteiro dell’università di Capo Verde. Tuttavia l’identità capoverdiana è frutto di meticciato e transnazionalità. Il contatto tra due modi di interpretare e vivere la realtà circostante produce una reciproca contaminazione positiva, un’ibridazione della cultura originaria, allo stesso modo in cui le dominazioni portoghesi hanno modificato il tessuto sociale di Capo Verde, rendendolo meno conflittuale e più diversificato. Le stesse esperienze dei capoverdiani all’estero diventano frutto di arricchimento della cultura originaria ed influiscono sull’arricchimento della cultura locale, che viene reinterpretata dagli immigrati.

All’interno dei saluti istituzionali Victor Emeka Okeadu, Consigliere aggiunto al comune di Roma, auspica che le istituzioni mettano in campo una forte volontà di attuare politiche d’integrazione, anche in riferimento alla questione dei rom nella nostra città. Tobia Zevi, responsabile delle politiche della Solidarietà e della cooperazione internazionale presso la Provincia di Roma, pone delle questioni fondamentali nell’ambito dell’immigrazione. L’importanza di stimolare la rappresentatività delle comunità di immigrati come strumento di integrazione e la necessità di puntare sulla cultura, una scelta vincente ed un orgoglio per l’apporto culturale che gli immigrati donano al paese. Per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni locali, Zevi conclude che la provincia ha adottato il mezzo dei bandi pubblici per garantire trasparenza e pari accesso alle risorse ai progetti di cooperazione internazionale meritevoli.

Davide Bonaffini
(17 Luglio 2010)