Scritture migranti femminili

Uno sguardo su scritture di donne migranti che ci rivelano – cariche delle loro esperienze di conflitto, esclusione e speranza – una letteratura “altra” ed interstiziale, per indagare le forme di potere – ed abuso – sociale e politico che insistono sul corpo, sulla vita e sul ruolo della donna. E’ questa parte della prospettiva di àltera, la collana di intercultura di genere delle edizioni ETS di Pisa il cui progetto editoriale è stato presentato alla casa delle donne a Roma. Ad accompagnarci nella nuova avventura editoriale quattro donne, Anna d’Elia (che ha sostituito Bia Sarasini, assente per problemi di salute), Liana Borghi, ideatrice e direttrice della collana, Antonella Petricone e Clotilde Barbarulli, autrice di uno dei testi presentati.

Il collante strutturale della collana di genere àltera, rivela Liana Borghi, è la filosofia “queer”, una teoria che vuole decostruire il modo in cui siamo portati ad etichettare le persone nel “genere”, una categoria che appiattisce la sessualità e finisce per diventare un “dispositivo sociale di esclusione, repressione”. Il tema è stato introdotto con la lettura di passi significativi di due libri.

Scrittrici migranti. La lingua, il caos, una stella, raccoglie undici saggi su scrittrici straniere che scrivono in italiano; un punto di vista di confine tra l’intimo e il globale – spiega l’autrice Clotilde Barbarulli –  che scompagina logiche di potere, sfruttamento ed esclusione giocando fra lingue, immaginari e culture. I contributi che queste donne offrono ci costringono ad avere uno sguardo “altro”, spostare la nostra attenzione ai margini della società grazie alle testimonianze di conflitti, mediazioni, precarietà, ingiustizie e speranze.

Il sorriso dello stregatto. Figurazioni di genere e intercultura è una raccolta di saggi che discutono di transizioni nelle guerre, nelle migrazioni, nelle inquietudini di scrittrici e artiste che interrogano i codici e il potere. Lo Stregatto che dà il titolo al libro, oltre che a riferirsi a Il riso della Medusa del 1975 – uno dei testi fondamentali del femminismo – è stato scelto per la capacità che ha l’animale di apparire e scomparire, che ben rappresenta la resistenza ironica degli scritti delle donne, spesso ignorati o marginalizzati. Un altro motivo è l’attitudine dello Stregatto di sovvertire ironicamente il linguaggio, così come le autrici si propongono una dislettura della parola sessista a favore dell’apertura ad una visione della molteplicità del mondo.

Davide Bonaffini
(14 Settembre 2010)