“Estate in biblioteca” è il progetto avviato quest’anno dal Comune di Roma per rispondere in parte all’emergenza del caldo ma soprattutto una serie di iniziative rivolte ai ragazzi delle medie e superiori, rimasti in città.
La Biblioteca Enzo Tortora, in via Nicola Zabaglia 27/B, è fra le promotrici di progetti multiculturali rivolti ai ragazzi del territorio in cui opera in collaborazione con gli istituti comprensivi del territorio che fa parte del Municipio I di Roma.
Il corso per i ragazzi dai 14 anni in su
Il 13 agosto si è concluso il progetto avviato da Maia Giacobbe, insegnante di L2, sei incontri in presenza articolati in due tranches, il 4/5/6 agosto e a seguire l’11/12/13 agosto dalle 10:30 alle 12:00 per i ragazzi stranieri di 14 anni in su. “Questa” precisa Giacobbe, “era solo un’anteprima, il corso non si ferma qui”.
Il 7 ottobre, in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico, il progetto parte di nuovo per accompagnate i ragazzi fino a giugno, un incontro settimanale, il mercoledì sempre in presenza, dalle 15:00 alle 17:00.
Quale è la specificità del progetto?
Giacobbe insegna da tempo L2 nelle scuole, ha iniziato con quelle di Piazza Vittorio, ha capito che quello che manca ed è fondamentale per l’integrazione è la mancanza di supporto a questi ragazzi di origine straniera nati in Italia, per andare oltre il diploma, per accedere all’università. Di solito, dice Giacobbe “dopo la terza media è molto difficile per loro andare avanti”, parlano un buon italiano che però è insufficiente per affrontare anche un istituto tecnico, men che meno un liceo.
La confusione fra i livelli di italiano L2
Quali sono i punti deboli che si cerca di rinforzare?
“Sono convinta che quando si parla di insegnamento di italiano L2 si faccia confusione fra i vari livelli, un conto è apprendere l’italiano del quotidiano, nella scuola primaria è un italiano di servizio ma il percorso scolastico dovrebbe insegnare a ragionare e per fare questo serve conoscere la complessità della lingua, alle medie i professori sostengono i ragazzi ma, alle superiori i professori hanno un atteggiamento diverso; il compito dell’insegnante è quello di tramandare ai ragazzi una complessità del tutto nuova. Ho verificato di persona che questi ragazzi non capiscono i testi” perché non è stata sviluppata la complessità linguistica.
Come pensa si strutturare i corsi?
“Devo vedere che gruppo mi si presenta”, secondo Giacobbe è importante che chi comprende meglio l’italiano aiuti l’altro, “hanno un’età in cui non hanno tanta voglia di studiare ma sono disposti ad aiutare l’altro”. Per i ragazzi uno degli scogli da superare sono i testi di epica, “devono imparare ad usare strumenti che li porti poi a studiare da soli, sottolineare i termini che non capiscono, andare a cercare il significato” e ancora “dobbiamo incuriosirli per andare oltre”.
Comprendere non significa semplificare
Il suo progetto esclude la semplificazione?
“Punto alla comprensione ma non alla semplificazione. I ragazzi hanno difficoltà in tutti i testi che sono corali, però anche un testo di storia è difficile, devono imparare ad avere un metodo di studio, alle superiori non sono più aiutati come alle medie, a casa i genitori non sono in grado di aiutarli”.
L’italiano per lo studio
Quindi, tra gli obiettivi anche quello di offrire una metodologia di studio?
“Sì, la proposta è proprio quella dell’italiano per lo studio, certo due ore non sono sufficienti, ma si tratta di partire dalle loro difficoltà e dalla loro voglia di ascoltare e capire questi testi, i genitori fanno sacrifici per permettere ai figli di studiare, noi non abbiamo quasi nessuno di queste seconde generazioni che va all’università”
È convinta che i genitori vogliano far proseguire i ragazzi negli studi? L’Italia è un paese poco attrattivo per i lavori qualificati, rischiano di dover emigrare una seconda volta?
Il problema c’è, riconosce Giacobbe, eppure quale genitore non vorrebbe per il proprio figlio un futuro migliore del suo? Soprattutto, “sono i genitori che hanno deciso di vivere in Italia”. E poi, rileva Giacobbe, bisogna lavorare anche sull’integrazione con i ragazzi italiani; fino a che sono alle elementari i ragazzi sono perfettamente integrati, i problemi iniziano con la scuola media, “quando sei alla media le famiglie italiane non iscrivono i figli alle scuole multiculturali, mandano i figli negli istituti dove ci sono pochi stranieri”, la scrematura comincia a 11/12 anni, “il soffitto di vetro comincia alle medie anche se è alle superiori che vengono fermati perché non sono a livello”
Ha mai pensato di coinvolgere anche i ragazzi italiani? Invece di lasciare i ragazzi con background straniero ad aiutarsi l’un l’altro?
Forse quello è uno step successivo, per ora“ i ragazzi stranieri con difficoltà sono seguiti dai PCTO, cioè da studenti italiani dei licei che però non hanno una formazione come insegnanti, si limitano a fargli i compiti; il ragazzo da parte sua pensa di poter essere sempre aiutato; ci sono anche i tirocinanti dell’L2, questi fanno dei progetti di recupero ma di solito riguarda l’italiano tout court, non si occupano dell’italiano più complesso; s’è fatto tutto un calderone, dall’italiano che mi serve per tutti i giorni a quello che mi serve per migliorare la mia condizione sociale, se voglio diventare un architetto devo conoscere termini più complessi”
I diversi livelli di italiano, il livello C1-C2
La soluzione è stata quella di semplificare un problema complesso?
“È necessaria una riflessione su quanti livelli di italiano esistono. Il neoarrivato parla un italiano che è un primo livello, A e A1, ma chi ha già frequentato le scuole ha bisogno di un insegnamento di L2 diverso, devono arrivare al livello C1 e C2 altrimenti siamo sempre al livello A e B. Sono i ragazzi di 14/15 anni che devono essere seguiti, sono i famosi maranza che arriveranno anche qui se non facciamo qualcosa per migliorare l’integrazione e il livello scolastico; questi ragazzi devo essere inclusi, non abbiamo un altro piano; il mio non è un corso esclusivo, la biblioteca continuerà fare i corsi per tutti, il mio è solo uno step successivo”.
Livia Gorini
(13 agosto 2026)
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