Diventare cittadine e artefici della nazione

Nella grande sala del Campidoglio il 15 aprile sono entrate in gruppo quattro donne mussulmane che sembravano nell’eloquio e nel fare identiche alle donne italiane presenti fatto salvo un foulard bianco poco vistoso. Si sono dirette verso Livia Turco, del PD, coordinatrice della giornata di studio e hanno fatto i loro saluti : le aveva inviate l’Ucoi, l’unione italiana dei musulmani, perché prendessero parte a una giornata tutta orientata alla cittadinanza femminile, organizzata dalla Fondazione Iotti. Avevano i loro biglietti da visita e hanno conversato con le donne che le interpellavano, schierandosi subito a favore del rivolgimento arabo in corso nel Mediterraneo e comunicando in perfetto italiano la loro volontà di impegnarsi per l’emancipazione femminile.

“Diventare cittadine: le donne e la costruzione della nazione” è il primo convegno di una fondazione nata da pochi mesi nel nome di Nilde Iotti ed esplicitamente ispirato al 150 imo anniversario dell’Unità, come altre manifestazioni di questa primavera. La giornata di oggi era volta a ripercorrere il tragitto del cambiamento femminile nel nostro paese in questo lungo arco di tempo. Molte studiose storiche hanno parlato : nella mattinata il Risorgimento, la conquista del voto e la incubazione della Costituzione attraverso l’Assemblea Costituente sono stati al centro delle relazioni. Abbiamo appreso molte cose : ad esempio che già nel 1848 le donne veneziane schierate per l’indipendenza e l’unificazione dell’Italia avevano sollecitato la formazione di un battaglione di donne per poter entrare nel vivo della mobilitazione e delle battaglie, senza temere di apparire troppo radicali o aggressive. “Un fucile in mano”, parecchio tempo prima della Resistenza del 1943-44, era sembrata una richiesta femminile del tutto presentabile da parte loro e di altre patriote. Per inciso, “patriota” e “patriottismo” correvano all’epoca come termini del lessico comune molto più di quanto non accada al giorno d’oggi

Il primo voto delle donne. Da Vinzia Fiorino sono stati illustrati i passi avanti e i passi indietro nella battaglia per il suffragio femminile, dal primo apparire del movimento politico delle donne nel 1881 fino al 1945 – approvazione del diritto di voto – e al 1946, messa in pratica del voto. Durante la prima volta femminile all’appuntamento elettorale, il due giugno 1946, le donne anziane avevano portato le sedie da casa per sedersi sul marciapiede e fare la fila lunga alcune ore, prima di entrare nel seggio, affiancate dai nipoti e nipotini che non avevano potuto tenere a bada dentro le case. All’Assemblea Costituente erano state elette ventuno donne : fra queste Nilde Iotti, a ventisei anni, una delle più giovani. Un articolo molto discusso, e anche ripresentato al convegno, era stato il numero 3, che riguarda la definizione e la struttura della famiglia.

Il presente. Nel pomeriggio ha tenuto banco il presente : ciò che accade oggi corrisponde a una ricaduta dei cambiamenti avvenuti nel passato, in quale misura, e quali quesiti solleva sul futuro dell’emancipazione femminile? Molte voci, fra le quali quella di Nadia Urbinati, scienziata politica, si sono espresse criticamente. Riguardo alla dinamica politica italiana di questi anni Urbinati non ha concesso sconti alla deriva verso il versante plebiscitario, personalizzato e teatralizzato della classe dirigente del paese. E’ stato un attacco in piena regola al tipo di informazione, non pluralistico, non animato da un vero spirito di inchiesta attraverso i mass media, che agevola la formazione di una “tirannia del presente” e che ci rende simili come cittadini a “mangiatori di loto”, addormentati, passivi. Altre oratrici – Marina D’Amelia, Marisa Occhionero – hanno rivolto l’attenzione alle donne giovani e alla loro capacità di prendere in mano il controllo della propria vita : il filo rosso dell’istruzione femminile, in continuo aumento e animata da uno spirito di imprenditorialità e di conquista – “mirare in alto” – è sembrato il migliore argomento conclusivo del bilancio sul tempo presente.

L’alta qualificazione delle “nuove” cittadine. Non solo erano presenti nel pubblico alcune donne mussulmane ma tra le oratrici era previsto l’intervento di una giovane albanese, da tempo cittadina italiana, che insegna a Trieste e che dirige un Centro Internazionale per le Ricerche e gli Studi Interculturali, Ingrid Stratti. Ingrid, in Italia da sedici anni, ha parlato a lungo della convivenza fra differenti culture e ha messo a fuoco uno dei soggetti dell’immigrazione spesso negletto, quello delle nuove cittadine italiane altamente qualificate. Di loro ha saputo esporre la qualità relazionali e di consapevolezza di sé che ne fa persone preziose nel mondo dei rapporti fra italiani e stranieri e che, attraverso l’esercizio del voto, le mette in grado di partecipare in modo pieno alla vita sociale e politica italiana

Simonetta Piccone Stella
(15 aprile 2011)