Il giorno digiuno. La notte iftar.

Donne della Comunità Bengalese di Torpignattara durante la ʿīd al-fiṭr, la festa di fine Ramadan. Foto di Stefano Romano

Il mese sacro Quest’anno il mese di agosto coincide con il ramadan, nono mese del calendario islamico che segue il ciclo lunare. E’ il periodo  nel quale ogni credente musulmano affronta il precetto islamico del digiuno, sawn in arabo. “E’ uno dei cinque pilastri dell’Islam, il più originale e il più duro. Rappresenta un periodo di purificazione spirituale attraverso un sacrificio fisico, i cristiani direbbero fioretto. Digiuno dai piaceri terreni per distaccarsi dalle cose del mondo”. Spiega il professor Claudio Lo Jacono, presidente dell’Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino. Per tutto il mese dalle prime luci del giorno al tramonto del sole non si beve né si mangia, ci si astiene dal fumare, indossare il profumo e, anche, dal fare l’amore. Obbligatorio per ogni musulmano adulto, sano mentalmente e fisicamente. Sono esonerati i bambini, le donne incinte o in allattamento, gli anziani e le persone che per motivi di salute non possono permettersi il digiuno

Fedeli nella grande Moschea di Roma. Foto di Stefano Romano

Il giorno. “L’anno lunare, più breve di quello solare, retrocede di anno in anno e non è raro che il digiuno capiti, come quest’anno, nel periodo più caldo e nel quale le giornate sono più lunghe: il sole sorge alle sei e tramonta verso le nove. Ciò significa più di 14 ore di digiuno”, sottolinea Lo Jacono. “In tutti i paesi di fede musulmana si assiste ad un cambiamento radicale dei ritmi di vita”. Le persone tenderanno a non muoversi molto, cercheranno di stare all’ombra o in casa. Durante il giorno rallenta il commercio. “Anni fa mi trovavo al Cairo nel periodo di Ramadan” racconta lo Jacono. “I negozianti mi servivano mal volentieri. Il lavoro li stancava, sudavano e veniva loro sete. Ho cominciato a seguire gli orari del digiuno. Fatta una riserva di cibo in casa, uscivo solo dopo il tramonto. Ricordo inoltre che un giorno con i miei genitori eravamo seduti ad un bar. Il cameriere che ci stava portando da bere, sentita la sirena che annunciava l’iftar, ha abbandonato il vassoio con le nostre bevande in un tavolo della sala. Mia madre ne rimase colpita, quasi risentita. Le spiegai che stava correndo verso un minestra molto lenta con la quale si dà sollievo alla sete e alla fame. Poco dopo infatti tornò al suo lavoro”.

Foto di Stefano Romano

La notte. Iniziata l’iftar, la rottura del digiuno, le strade si animano e si vive in grande convivialità. Sempre in Egitto tradizione vuole che si compri un animale intero e se ne regali una parte ai meno abbienti. “C’è un’allegria che comporta una benevolenza maggiore che peraltro è obbligatoria. Il digiuno fatto per purificare l’animo sarebbe in contraddizione con un atteggiamento non ospitale. L’appartenenza ad una ummah è assai sentita, festeggiare in comunità è fondamentale”. Durante questo periodo si spende più che negli altri mesi dell’anno, sono previste delle gratifiche per i dipendenti statali, una sorta di tredicesima. La preghiera scandisce tutto il mese sacro. “E’ norma anche se non è scritta: diviso il Corano in trenta o sessanta parti, bisogna leggerlo o ascoltarlo ogni giorno. Ci sono lettori professionisti che salmodiano nelle Moschee e nei luoghi di preghiera. La lettura è assai suggestiva seguendo le assonanze acquisisce musicalità: tra il canto e la lettura di una poesia. La radice di Qurano è legata alla parola leggere, un’analisi più profonda ci rivela che deriva da salmodiare. Ci sono anche diverse letture: normale, veloce e lenta. Il piacere uditivo si unisce a quello dei contenuti”.

Foto di Stefano Romano photographer http://stefanoromanophotography.zenfolio.com

M. Daniela Basile
(17 agosto 2011)