Dove posso imparare l’italiano?

All’ingresso della moschea fin dalla prima mattina del 30 agosto è attivo lo stand di Piuculture. Sotto lo striscione appeso ai cancelli, migliaia di fedeli che affluiscono per la grande preghiera trovano informazioni sui corsi di italiano per stranieri che partono a settembre, in tante zone della città.

L’iniziativa, concordata con il Centro Culturale Islamico d’Italia porta due messaggi. Il primo è che, se lo stato italiano esige l’attesto di conoscenza della nostra lingua per concedere un permesso di soggiorno duraturo, lo straniero ha diritto a ricevere gratuitamente la formazione. Il secondo messaggio è che questo diritto a Roma è garantito grazie all’enorme dispiegamento di energie messo in campo dalla Rete Scuolemigranti.

Raggruppando più di 50 organismi del volontariato, Scuolemigranti (http://retescuolemigranti.wordpress.com/) mette in campo corsi gratuiti per tutte le esigenze, di mattina e di sera, per principianti e per chi conosce discretamente l’italiano, corsi riservati alle donne. Molti stranieri non conoscono queste opportunità, si rivolgono a scuole private o rinunciano a studiare la lingua. In autunno anche nelle aule della Moschea si apriranno dei corsi di italiano.

Approfittando del clima di festa i volontari di Piuculture distribuiscono volantini in italiano e in arabo ai fedeli che escono a gruppi dalla moschea e si accalcano tra le bancarelle di dolci e prodotti tipici. L’associazione Italia-Bangladesh presente con volontari in angla e italiano, informa su corsi che stanno partendo a piazza Vittorio e in altre zone dense di stranieri. Ci si muove a fatica nel piccolo suq sotto tendoni che mal riparano dal caldo della giornata. “Davvero non si paga?”. Rassicurati su questo punto, molti – soprattutto giovani e donne – si fermano a chiedere gli orari e le sedi. Per chi pratica internet  la risposta è sul volantino, gli altri vengono inviati allo stand dove otterranno maggiori ragguagli.

Chiediamo cosa pensano dell’attuale norma che impone agli stranieri di avere una buona conoscenza dell’italiano (livello A2) per ottenere il permesso di lungo soggiorno. Tareg, che si trova in Italia da sedici anni, afferma che la lingua è strumento basilare:” E’ giusto che il governo italiano abbia adottato questa legge perché, soprattutto in ambito lavorativo, la conoscenza della lingua permette agli stranieri di integrarsi con gli altri e di essere accettati.” Di diverso avviso sua moglie Naima, secondo cui la conoscenza di una lingua internazionale come l’inglese, dovrebbe essere sufficiente a garantire la possibilità di ottenere il permesso.

Rania analizza in modo più approfondito il problema. Ritiene la lingua il “sostrato sociale” di qualsiasi cultura  e critica gli italiani che non apprezzano lo sforzo degli stranieri di imparare una nuova lingua:”Sono più preoccupati di arrestare l’arrivo degli stranieri che di facilitarne l’ integrazione .La sola conoscenza dell’italiano non sarebbe comunque sufficiente a causa di una cultura della paura nei confronti del diverso. “

Ci spostiamo tra la folla mentre il sole inizia a levarsi sempre più in alto. La seconda preghiera del giorno. è terminata così chiediamo un parere anche a chi è appena uscito dalla moschea.

Sikandar, un giovane di venticinque anni, spiega come per lui la lingua sia stata la prima forma di socializzazione.

Pur riconoscendo l’importanza dei corsi serali per coloro che non hanno ricevuto un’adeguata istruzione in italia,li ritiene insufficienti :” Molto spesso non si ha il tempo per studiare. Sono in tanti a lavorare dalle 10 alle 12 ore al giorno. A queste condizioni è impossibile seguire i corsi”.Ci confessa di sentirsi fortunato per aver potuto imparare l’italiano a scuola e attraverso la televisione.

Suo fratello,Alì, incolpa invece lo stato italiano,responsabile secondo lui di non assumersi il compito di risolvere il problema.

Le iniziative statali sono carenti e prive di un adeguato organo centrale. Aggiunge che l’immenso sforzo compiuto dalle piccole organizzazione locali(vd scuole migranti) dovrebbe essere favorito dalle istituzioni.. Alì teme che questa negligenza sia riconducibile ad una mancanza di volontà e ad una serie di pregiudizi che andrebbero messi da parte.

 Tareg, Naima, Rania ,Sikandar e Ali  riassumono il pensiero di molti altri stranieri che,come loro, si dividono tra favorevoli e contrari alla nuova legge.

Tutti sono accomunati da un forte affetto verso il nostro paese,che forse troppo spesso si disinteressa dei loro problemi.

Adriano Di Blasi e Alessandro Ferretti
(6 settembre 2011)