Congo: la diaspora sfida il silenzio mediatico sugli stupri di massa

(da sinistra) Madeleine Bituakona e Suzanne Diku di Tam Tam d'Afrique all'Inmp-S.Gallicano

Roma, 26 maggio 2012. “L’istituto oggi – dice Suzanne Diku , congolese, ginecologa all’Inmp-San Gallicano di Roma – ci aiuta a dare una giusta sepoltura a tutte quelle donne e bambini che ora sono nelle fosse comuni. L’istituto rende palese la sua mission: una medicina diversa che non è solo prestazione, ma è anche un camminare, un percorso da fare insieme”

La Diku parla degli stupri di massa e femminicidi usati come arma bellica sistematica nella Rep. Democratica del Congo: è lei che – presidente dell’associazione Tam Tam d’Afrique che agisce internazionalmente per la formazione e tutela delle donne congolesi – sabato 26 maggio  è stata promotrice, insieme a vari altri membri della diaspora, del seminario Violenza contro le donne come attentato alla vita. Ad ospitare l’Inmp-S.Gallicano, l’istituto romano presente anche in Puglia e Sicilia, avanguardia nazionale nella tutela integrata della salute di migranti e poveri.

Sinteticamente, in sinergia europea. “Ci soffermiamo contro la violenza più drammatica: contro la donna, famiglia, bambini, attentato contro la vita. Come  diaspora congolese siamo giunti alla conclusione che se noi non incontriamo la società civile noi non potremo cambiare la situazione nel nostro Paese e dell’Africa più in generale.  Bisogna che si rompa il silenzio e per ottenere questo si deve conoscere il problema. Noi crediamo che informazione è potere.È anche in questo senso che la nostra iniziativa di oggi non giunga isolata: a Monaco di Baviera, la diaspora congolese in queste ore è attiva sullo stesso tema. In modo sintetico oggi vi presentiamo il problema: di fatto parliamo di una tragedia vigente da oltre 16 anni   Questo dramma che coinvolge milioni di  donne non è conosciuto : i grandi media hanno un ruolo preciso nel silenzio al riguardo.”

Non guerra etnica ma economica. I grandi media dipingoni  la guerra in Rdc come sommatoria di guerre etniche: come invece  la comunità congolese ribadiva in una recente audizione al senato “è una guerra economica. Guerra causata dagli interessi di grandi compagnie multinazionali estere”

La peggiore “malattia”. “Parliamo di violenza sistematica, schiavitù sessuale, fame, malattia … questo è ciò che le donne congolesi devono subire continuamente. – interviene Madeleine Bituakona, vice presidente di Tam Tam d’Afrique – Secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità, ndr) per coloro che hanno tra i 15-44 anni queste forme di violenza/femminicidio impattano più del cancro, malaria, degli incidenti stradali, sulla loro salute . Sempre secondo l’Oms lo stupro in Africa è l’arma più letale e in particolare la Rdc  è la capitale mondiale dello stupro  insieme in graduatoria con Afganistan, India, Somalia.
Gli scopi? Umiliare, intimorire, indebolire il nemico, disperdere popolazione civile, annientare il tessuto sociale, uno dei metodi più veloci per distruggere intere comunità. Il femminicidio e tutti i fenomeni connessi si possono considerare una sorta di genocidio ritardato.” Un modo che Bituakova usa per dire stillicidio, genocidio a rilascio prolungato che uccide in massa un po’ alla volta.

FDLR, non desiderato. “Si distrugge la donna – prosegue  –  la sorgente della vita, il futuro della società: i bambini. Migliaia di bambini sono nati dallo stupro e questi bambini spessissimo sono rifiutati, ritenuti parias. Vanno ad incrementare il già ampio numero di bambini della strada”
Intere generazioni di bambini che vengono ostracizzati :  “Il bambino viene definito come non desiderato, figlio del nemico. O etichettato come FDLR, cioè bambino nato dalla violenza di un militare della Forza Democratica per la Liberazione del Rwanda gruppi paramilitari che da anni cercano di accaparrare le risorse congolesi. Questi piccoli sono marchiati a vita”

Dal minerale della Playstation agli occhi della donna. Il fotoreporter Alfredo Falvo ha inviato all’Associazione Tam Tam d’Afrique una lettera. Madeleine Bituakona la legge alla platea:
Il primo viaggio nella Rdc lo feci per documentare le condizioni di vita dei minatori nelle miniere di coltan: un conduttore che serve a rendere sempre più potenti apparecchi come la playstation, con la quale i nostri figli si divertono davanti ad un televisore, ignari del fatto che proprio tra i componenti c’è questo minerale estratto  presenti nella loro consolle c’è il coltan estratto proprio da bambini come loro, bambini però che invece di andare a scuola o fare sport: si infilano in piccoli tunnel scavati nel terreno senza misure di sicurezza  rischiando la vita per pochi dollaro al giorno.
Una volta entrato in Congo però sono entrato in contatto con un’altra realtà della quale avevo una conoscenza superficiale. Proprio le miniere (ma non solo quelle di coltan)  sono la causa di guerra tra decine di gruppi armati che si contendono questa ricchezza . Per sterminare il nemico oltre alle armi usano lo sutpro: perché la donna stuprata viene abbandonata dal nemico , si sfaldano le famiglie, rovinano tutti gli equilibri interni di un villaggio.
L
o stupro viene usato come un’arma di guerra. Ho deciso così di documentare la vita di alcune donne che avevano subito violenza, quando mi raccontavano la loro storia non  riuscivo a capacitarmi di come l’uomo possa giungere a tanto: alcune di loro erano state stuprate ripetutamente nella stessa occasione da decine di soldati e poi lasciate in fin dei vita, altre erano state rapite da gruppi militari che le tenevano con loro per poterne  abusare quando volevano per anni.
Ma di incredibile oltre alla violenza fisica e psicologica subita da queste donne, c’è anche la tranquillità (forse apparente) con la quale mi raccontavano quel che era successo sono donne di una forza straordinaria che nonostante tutto riescono ancora ad affrontare la vita con la testa alta. La Rdc è un Paese con enormi problemi sociali  ed è molto difficile pensare che si possano risolvere a breve ma lo sguardo e la genuinità di queste donne mantengono viva questa speranza
Nel 2010 si è svolta la Marcia mondiale delle donne a Bukavu. Uno dei loro slogan/striscioni era Vittima ieri, viva oggi, leader domani. Per folle che possa sembrare se oggi il Congo ancora regge è anche e soprattutto grazie alla donna. Venire fuori da questa disperazione è un’impresa ardua e difficile: bisogna rompere il silenzio.
Il motto di Tam Tam d’Afrique è L’union fait la force, cioè l’unione fa la forza. Le donne congolesi in Europa ma anche nei villaggi in Rdc si stanno cercando di organizzare.
Non lasciatele da sole. Non lasciateci da sole”

Marco Corazziari
31 maggio 2012