Il marinaio, prova di talento multiculturale

Teodora. Le sirene di un libro giovanile di Fernando Pessoa, un testo fantareale letto in libreria e comprato subito, l’idea di uno spettacolo multiculturale che stava nascendo all’istante nella testa di Teodora Madasa. Succedeva un anno fa, quando “Il marinaio” perso sull’isola aspettava un produttore. Nicu e Mioara Moraru dell’Associazione Propatria hanno realizzato questo progetto che sarà presentato il 27 maggio all’Accademia di Romania nella seconda edizione Propatria festival, replicato nell’ambito di Spazi Aperti il 1 giugno. “Sognavo di metterlo in scena con delle ragazze di diverse nazioni, uno spettacolo collettivo dove ognuna porta un elemento dalla sua tradizione. Io intono un canto romeno, Felicitè – una canzone africana, Lorenza – una italiana. Siamo 4 fate, non c’è un personaggio principale e uno secondario, tutti vengono con le loro idee e proposte”. Però è il regista Carlo Nesler a decidere i gesti, il tono della voce, i movimenti che vanno bene, e lo spazio per l’improvvisazione. Teodora, reduce dalle riprese dell’ultimo film di Alessandro Gassman, ribadisce che il teatro non ha frontiere, che “si può recitare con l’accento straniero, si può sbagliare una parola in italiano, perché conta il messaggio e l’emozione trasmessi”. Il sogno più grande è di poter replicare lo spettacolo nelle piazze italiane e in altri paesi.

Fecilitè viene dal Camerun ed è stata coinvolta nel progetto da Teodora in un sabato di pioggia mentre promuoveva con Piuculture “L’Italia sono anche io”. Attrice e mediatrice culturale, Fecilitè Mbezele ammette che hanno imparato tanto una dall’altra non solo nella recitazione ma anche a livello umano e culturale: “Questo testo mi ricorda molto l’oralità africana, l’amore per l’idea che diventa parola,  per la parola che diventa persona”. Una scuola dell’ascolto, della condivisione, dello scambio interculturale e dell’integrazione: “Tutte le diversità devono essere in sintonia e armonia”.

Carlo aveva già lavorato con Teodora e ha trovato molto stimolante “mettere insieme  e rivolgersi a diverse culture”. La parte più difficile era unificare le singole voci differenti: “Abbiamo tenuto conto dell’incontro di culture diverse, facendo una ricerca per rendere il linguaggio letterario più universale possibile, che tocchi le corde di ciascuno”. Carlo è anche l’autore degli strumenti musicali usati nello spettacolo che, toccati dalle attrici, provocano dei suoni particolari, onirici, in tono con la cosmologia del testo.

Lei. Scenografia cinese per un testo portoghese: “Ho immaginato uno spazio indefinito, astratto. Così ho scelto una scultura che rappresenta un albero fatto con tessuto del colore del burro, come un sogno”. Viene da Shangai Lei Huang, che firma la scenografia e i costumi, e la sua scultura di stoffe e legno si sposa bene con l’atmosfera antica del giardino dell’Accademia di Romania. “Giochiamo con la luce fredda, ogni colore sottolinea l’apparizione di un nuovo personaggio”. I costumi mettono in evidenza la femminilità delle attrici, senza togliere nulla alle sirene. Lo spazio all’aperto ha la capacità di accogliere numerosi spettatori che saranno trasportati in un mondo multiculturale”.

Raisa Ambros
(24 maggio 2012)