Un sabato peruviano a Tor di Quinto

Griglieria alla festa nazionale peruviana
Griglieria alla festa nazionale peruviana

Trova ospitalità all’interno di un centro fitness all’aperto di Tor di Quinto a Roma, il 191° anniversario della festa d’indipendenza del Perù.

È un sabato di fine luglio, il 28, un caldo torrido. È mezzogiorno e mezza mentre giovani e meno giovani italiani corrono sui tapis roulant, qualche metro più in là i nasi si fanno marcati, le carnagioni più scure, l’accento acquista sud americanità. È il Perù che si ritrova; hanno a disposizione la piscina dove si mescolano agli autoctoni, uno spazio aperto con palco, e tendoni collocati un po’ ovunque.

La giornalista del consolato vestita con un completo leggero su toni chiari ha un’aria più ufficiale e professionale delle mise e mansioni delle altre donne presenti che invece mangiano, bivaccano con compagni e amiche, chiacchierano ad alta voce e si affollano intorno alle griglierie che dispensano carni, in particolare pollo.
“Qui si trova la parte dei peruviani più integrata. È difficile incontrare irregolari o persone con problemi di residenza o di soggiorno” suggerisce la giornalista, inframezzando scambi in spagnolo con altri.

Nello spiazzo grande guardando il palco, che dalle 16 in poi ospiterà messa, balli e riti di folklore, lo stand più vicino alla sinistra è quello dell’Associazione Stranieri nel mondo Onlus che espone, con fini strettamente culturali, gioielleria artigianale. “Curo personalmente il disegno di questi monili che poi invio a chi lavora manualmente i materiali” spiega  la presidente nazionale della Onlus Rosa Maria Mondragon. “L’argento di provenienza strettamente peruviana è del tipo 950-1000, cioè l’unico autorizzato all’esportazione; la parte  di pietre invece non viene solo dal mio Paese ma da tutto il sud America, Brasile anzitutto”. La Onlus anche grazie al costante supporto tecnico del diabetologo Pasqualino Calatola, conduce varie attività di formazione anche in modalità itinerante: ad es. corsi per badanti per assistere persone con diabete, di sicurezza sul lavoro rivolti anche a uomini.

Chicha morada contro “l’effetto serra”.“L’est del Perù  ospita parte della foresta Amazzonica che poi prosegue più ampiamente nel Brasile. È una sorta di immensa farmacia naturale” aggiunge Calatola “Vi crescono piante che contengono i principi attivi più vari: stimolanti, terapeutici, spezie per i più svariati usi. C’è la stevia, un dolcificante naturale, 300 volte più concentrato dello zucchero. Le aziende la stanno scoprendo perché a differenza dell’aspartame non sembra avere effetti cancerogeni”

Rosa Maria Mondragon nel suo stand associativo

Lo stand della Mondragon è in tela impermeabile moltiplicando con un effetto serra la temperatura. Così la presidente e il dr. Calatola, nel prepararsi al pranzo, si muniscono di qualche bicchiere di chicha morada. Spiega Calatola: “Mais morato, letteralmente: è un tipico mais scuro peruviano, fatto bollire nell’acqua come un infuso” Il risultato è una bevanda color cola, dolce, ovviamente non gasata, estremamente rinfrescante “Contiene sostanze antiossidanti e abbassa la pressione”, precisa il medico.
Nei piatti c’è del riso verde, una vistosa crema gialla canarino che ricopre delle patate e del pesce tagliato a cubetti che ha l’aria di esser crudo. “A rendere color erba il riso è il culantro” dice Mondragon. È una pianta tropicale perenne la cui foglia ha usi culinari e anche medici. La patata resa color canarino è un must dei piatti che camminano a destra e a manca tra gli stand: “La salsa altro non è che huancaina, un peperoncino giallo, misto a un nostro formaggio. Qui in Italia riusciamo a reperire la prima, ad es. la vendono in un supermercato a piazza Vittorio; come formaggio invece sopperiamo con uno italiano: non è la stessa cosa, ma comunque …”

Culantro,. Huancaina e … ‘cotti’ al limone

Il pesce è effettivamente crudo. “Sì è crudo, ma è reso sicuro in modo diverso dalla nostra cottura.” dice Calatola “I peruviani dicono che è cotto col limone. In Perù esiste un limone estremamente forte, con un altissimo tasso d’acidità: immergendovi il pesce, simile al nostro branzino per intendersi,  eventuali patogeni vengono in media neutralizzati”

stand del Consolato peruviano dedicato ad Apurimac, cogestito con la Onlus omonima. Si tratta di artigianato della Serra

 

Serra, Selva, somi, suppellettili. Incisioni su legno, lavoro del cotone, del rame, del ferro, ornamenti prodotti artigianali diversi di un popolo che in realtà è la mescolanza di decine di popoli infatti i tratti somatici e l’olivastro della pelle possono variare di molto tra i presenti. Una chiara distinzione è geogafica tra la serra, la zona montana e andina e la selva … la zona amazzonica.

Reyna mostra dei lavorati propri della Selva in un momenti di break dai suoi balli

Uno stand organizzato dal consolato porta la scritta “Empowerment artisania del Peru y desarrollo”, Empowerment Artigianato del Perù e sviluppo, cioè. Espone manifatture della Serra. Dietro c’è un’associazione vicina ai padri agostiniani che “presenti fisicamente ad Apurimac  – che è anche il nome della Onlus – una delle zone più povere del Perù, costruiscono scuole e ospedali con i proventi delle vendite. In Italia organizziamo eventi e raccolte fondi, spesso appongiandoci a strutture agostiniane italiane” riferisce Teresa Tschabold.

lisca di Piro, pesce fluviale, su “abito di primavera” della Selva

Si avvicinano le 16 la musica inizia a farsi sentire e Reyna balla sinuosa sotto il suo stand. Originaria della Selva, espone abiti e monili tipici della sua zona natìa che ospita tribù che vivono indossando costumi prossimi a quelli del passato. “Di fatto è ormai subentrata molta modernità e urbanizzazione e queste tribù sono considerate come un patrimonio storico”. Su un pannello l’immagine di un carapace di tartaruga rovesciato a conca contenente una zuppa “Da noi si mangiano, la carne è buona, la loro corazza è utilizzata come utensile da tavola. Qui ovviamente è vietato.” Un manichino è coperto con abiti leggeri, multicolori. “E’ per la festa della primavera: in Perù la donna per simboleggiare l’inizio della stagione viene vestita in un modo specifico”. Appeso al collo del modello sembra esserci come un lungo dente preistorico per dimensioni. “E’ una lisca di Piro, simile al pesce gatto. E’ di fiume, la Selva è lontana dal mare: ne abbiamo moltissimi di corsi d’acqua, uno in particolare dalle Ande sprofonda nell’Amazzonia brasiliana. La gonna della donna si chiama Pampanillia, è fatta completamente a mano e richiede sei mesi di lavoro”

Non ci facciam mancare niente. È in Italia da 13 anni e fa la domestica, una donna peruviana sopra i 50 che chiacchiera ilare con un’amica. In lei c’è qualcosa che unisce profonda tristezza e capacità di gioire del presente. Ha ancora molto di una bella donna, anche se marchiata dal lavoro manuale. “Non ce la faccio più, come posso smetto e torno al mio Paese…3-4 anni spero” Tuo marito è rimasto in Peru? “Sì, ma ormai avrà altre storie. Come io qui ho avuto altri uomini. Non si rimane soli , non da quel punto di vista: un uomo si trova sempre. Siamo brave e buone noi peruviane, ma sotto sotto non ci facciam mancare niente”
L’amica ride quasi a singhiozzo e si copre un po’ il volto arrossendo.

Da sinistra: Christian e Cesar allo stand per il loro Inka’s Grill

Cristian ha giocato contro l’Argentina di Lionel Messi.  Allontanare Cristian  appena 5-6 minuti da fornelli e distribuzione bibite è un’impresa.  Ventiquattro anni, figlio di badante qui in Italia,  ha un romano puro da seconda generazione e un piercing al labbro che suona lontano da dogmi di comunità. Da due anni è arrivato anche Cesar, il fratello maggiore: con lui gestisce l’Inka’s Grill, ristorante etnico in zona Cornelia. Ha un fisico atletico: “Prima giocavo a calcio”. Conosci per caso il Mundialido? Domando. “Il torneo di Centocelle? Sì, ma loro stanno a un livello inferiore. Io prima dell’infortunio al menisco che nel 2009 mi ha bloccato ero nei campionati d’élite. Nel Mondiale del 2006 ho giocato contro l’Argentina, con Messi in campo. Guadagnavo anche qual cosina, ormai sono passati tre anni: me ne sono fatto una ragione ”. Sfoglia qualche foto dal cellulare, poi la mostra. Sorride. E’ proprio Messi.

Sono passate le 16: un prete peruviano con paramenti colorati inizia a celebrare. Donne e bambini sono un tripudio di colori sotto i fotografi.

Marco Corazziari
2 agosto 2012