Religione a scuola:agonia o rinascita

Mai così in difficoltà. Mai così fragile. L’ agonia dell’insegnamento della religione cattolica in Italia ha origini lontane e radici profonde. Dai patti lateranensi del 1929 fino alle ultime riforme del giugno 2012, il matrimonio tra la religione cattolica e la scuola pubblica non è mai giunto all’altare. A farne le spese è stata l’ora facoltativa di religione che, da figlia prediletta, si è trasformata in arena di scontro tra l’irremovibilità religiosa e l’ intransigenza laica, dove tutti sentono tutti, nessuno ascolta nessuno. In tutto questo chiacchiericcio sterile, ciò che fa veramente rumore sono le statistiche del ministero dell’Istruzione: dal 1993 ad oggi la partecipazione all’ora di religione è diminuita del 4%. Se l’affluenza alle elementari e medie è scesa dal 96% al 91%, il dato più preoccupante per la materia è quello riguardante le superiori: coloro che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica sono meno dell’ 82% degli studenti. Inoltre l’ indagine, effettuata a campione, dimostra che i risultati non sono omogenei: mentre in alcune regioni meridionali (Campania, Basilicata, Puglia e Calabria) la fedeltà alla materia resta alta, nelle regioni centro-settentrionali, e specialmente in Emilia Romagna, Toscana e Piemonte, il numero di coloro che preferiscono attività alternative si impenna al 10%. E’ proprio in questo contesto che nasce l’esigenza di intervistare Cinzia Guarnieri, da quasi vent’anni maestra di religione cattolica, e da cinque insegnante alla scuola materna “ Regina Elena” di via Puglie.

Le statistiche del Ministero dell’ Istruzione  coincidono con la sua esperienza da insegnante?

“Purtroppo penso proprio di si. Negli ultimi anni è capitato più volte, e non solo per questioni economiche, di dover accorpare due classi per iniziare un unico corso di religione con almeno quindici-venti alunni. Inoltre i dati che leggo non fanno emergere un altro grande problema della scuola pubblica in generale e delle materne in particolare: molto spesso gli istituti scolastici non hanno sufficiente disponibilità economica per sostenere corsi alternativi e quindi le madri sono praticamente costrette ad iscrivere i loro figli a  religione, anche contro i loro principi, pur di non lasciarli un’ ora sotto l’occhio part-time delle bidelle. Il problema ovviamente non sussiste per le superiori dove i ragazzi, a partire dal quattordicesimo anno di età, possono decidere di praticare corsi alternativi o, in assenza di questi, di uscire dall’edificio scolastico per l’intera ora, ovviamente con l’assenso dei loro tutori. E’ questo, secondo me,  il motivo che spiega lo scarto percentuale tra elementari-medie e superiori. E devo dire che anche i dati sulla disomogeneità sembrano corrispondere alla realtà: diversi anni fa, per esigenze lavorative, mi sono trasferita a Napoli dove, non solo avevo tantissime classi, ma ognuna contava non meno di trenta bambini.

E come spiega questo allontanamento delle nuove generazioni dall’insegnamento della religione cattolica?

 E’ difficile poter rispondere a questa domanda, forse impossibile. Sicuramente ci sono più motivi che possono spiegare questo fenomeno. Io sono  convinta che la scuola, come ogni istituzione, non rispecchi altro che la società. Oggi viviamo in una società fortemente secolarizzata, dove la religione sta scomparendo, o meglio, si sta trasformando in qualcosa di privato, e questo non necessariamente è qualcosa di negativo. Di conseguenza, però, tutte quelle istituzioni che si basavano sulla comunicazione religiosa, dalla messa in Chiesa fino all’ora di religione a scuola, sono in crisi. Vengono percepite come inopportune, se non inutili. Non si riesce più a capire che l’ora di religione non è Catechismo, né tantomeno una forma di indottrinamento unilaterale. Ho sempre cercato di scindere la mia fede dall’ insegnamento: non farlo sarebbe un errore gravissimo, i bambini a quest’età sono spugne che assorbono tutto. Si cerca solo di insegnare, per quanto possibile, la storia del Cristianesimo che, a ben vedere, non è altro che la storia parallela del continente europeo. Chi non concorda su questo dovrebbe leggersi i scritti di Gramsci, di Togliatti e di Berlinguer che proprio cattolici non erano.

Facciamo un salto cronologico nella politica. L’attuale ministro dell’ istruzione, Francesco Profumo, ha detto: “Credo che l’insegnamento della religione nelle scuole così come è concepito oggi non abbia più molto senso. Nelle nostre classi il numero degli studenti stranieri e non di religione cattolica tocca il 30% . Sarebbe meglio adattare l’ora di religione trasformandola in un corso di storia delle religioni o di etica”. E’ d’ accordo?

“No. Anzi, devo dire che mi ha molto sorpreso. Che senso ha sentirsi dire queste cose da chi, proprio lo scorso giugno, ha approvato il programma didattico dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. O c’è un serio problema di coerenza, oppure, cosa che temo, queste esternazioni non appartengono al pensiero del ministro ma sono solamente frutto di calcoli ed interessi politici…..”

Coerenza per coerenza…. Lei non ha appena detto che la scuola è lo specchio della società? Non è forse il nostro  un paese multiculturale?

 Si, assolutamente! Però vorrei leggerle una cosa…..” (… l’insegnante prende in mano un blocco di fogli e comincia a scartoffiare finché non trova quello che cercava……) “Eccolo!! Il concordato del 1984 prevede l’insegnamento della religione cattolica non tanto in quanto religione in sé, quanto piuttosto perché viene riconosciuto dallo Stato italiano il “valore della cultura religiosa cattolica” e i poiché i principi del cattolicesimo vengono considerati “parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Non penso, dunque, che il multiculturalismo odierno abbia cambiato il significato di queste affermazioni e non ritengo che sia necessario modificarlo anche perché  il cattolicesimo rimane la religione principale in Italia sia a livello quantitativo che a livello storico. E’ evidente, però, che oggi, più che in passato, serva maggiore attenzione ed apertura verso le altre fedi e confessioni. Solo attraverso il dialogo con gli altri si può fortificare una società. Le banalità sono noiose, ma sono sempre le più vere. (abbozza un sorriso..).

Quindi multiculturalismo come risorsa?

“Inesauribile risorsa! E ritengo che la scuola già si sia mossa con tempismo verso un’apertura culturale. Basti pensare che alle elementari, in ogni classe, almeno un quarto degli alunni non sono italiani. Il sistema scolastico nazionale, a differenza di altri (n.d.r Francia), ha giustamente intrapreso la via della tolleranza. Sia a bambini che a ragazzi stranieri si concede la possibilità di avvalersi dell’insegnamento di una materia che non conoscono. In più oggi, senza che ci sia stata nessuna riforma vincolante, l’ora di religione si è trasformata in storia delle religioni. Ovviamente la maggior parte delle lezioni sono finalizzate alla fede cattolica, le restanti invece vengono impiegate per illustrare i contenuti essenziali delle altre confessioni. Sono proprio i bambini stranieri i più volenterosi a spiegare ai loro amichetti i caratteri generali del proprio culto tradizionale. Saranno poi i ragazzi, una volta diventati adulti, a decidere se approfondire questi temi.

Sono molti i bambini stranieri che fanno religione?   

Dipende da caso a caso e da classe a classe. Purtroppo non posso dare né una risposta affermativa né negativa in senso assoluto. Sicuramente  nelle mie lezioni c’è una maggiore affluenza di bambini italiani, ma penso che sia più che normale. In un futuro neppure troppo prossimo chissà, magari sarà il contrario.

( Le risposte sono sempre più brevi e celeri, le parole si accavallano e la professoressa accenna più volte ad alzarsi dalla sedia per andare a lezione . Decido di accogliere i suoi segnali.)

Amen?

Amen.

Alessandro Ferretti
(4 ottobre 2012)