Le donne immigrate tra benessere e leadership

Tetyana Kukyk, consigliere comunale aggiunto per l’Europa non comunitaria

“La ricerca del benessere deve essere un messaggio forte per la donna, la cui salute è fondamentale anche per il nucleo familiare”, Tetyana Kuziak, consigliera comunale aggiunta per l’Europa non comunitaria, apre così la manifestazione “Le donne immigrate tra benessere e leadership” organizzata proprio dal gruppo assembleare aggiunto di Roma Capitale presso l’Aranciera in San Sisto in via delle Camene per celebrare l’8 marzo, giornata internazionale della donna. Evento realizzato con l’obiettivo di promuovere un percorso formativo nella tutela alla salute e l’accesso ai servizi sanitari, per rafforzare la motivazione alla cura e alla prevenzione, da considerarsi un indicatore di livello primario di integrazione dei migranti a cui va prestata la massima attenzione per le persistenti difficoltà. Non solo sostegno, ma anche necessità di cambiamenti “sul piano culturale”, aggiunge Lavinia Mennuni, delegata comunale alle Pari opportunità e sviluppo con il mondo cattolico.

Salute e prevenzione“L’accesso alla vita politico-economica per le donne migranti è ancora più limitato che per le italiane”, continua Fernando Aiuti, presidente della commissione consiliare speciale per le Politiche sanitarie. La sua soluzione sta nel “dare visibilità a vittime passive che dovrebbero diventare attori sociali con un ruolo importante”. In questo l’integrazione può dare una mano, non solo con le nostre connazionali, anche “tra rappresentanti delle diverse comunità”, con tutte le differenze di cui ciascuna è portatrice: “lo Stato tenga conto delle varie culture, il messaggio non può essere uniformato”. Un esempio, sulle malattie sessualmente trasmissibili, “raggiungendo le migranti nella loro lingua, evidenziando come la prevenzione non è solo nei confronti di se stesse ma anche, come future madri, del nascituro”. Un altro fattore è la povertà, “curare determinate patologie diventa difficile se non vi è un accesso ai servizi che favorisca anche gli irregolari. La pedagogia interculturale va ripensata su concetti di uguaglianza e pari opportunità, partendo dall’infanzia”.

Madisson Godoy Sanchez, consigliere aggiunto per l’America Latina

Nel mondo del lavoro Secondo i dati dell’Ilo – International Labour Organization – la retribuzione femminile è, a parità di ruolo, del 16% inferiore a quella degli uomini, cioè per raggiungere lo stesso salario la donna ha bisogno di lavorare due mesi in più. Più preoccupante la statistica per cui nell’Unione Europea il numero di vittime di molestie sul luogo di lavoro oscilla tra il 40 ed il 50%, con i maggiori rischi nel settore domestico, in cui trovano impiego in circa 52 milioni, stime al ribasso perché escludono il sommerso. Un segnale in questo senso è stato dato dalla Convenzione 189 del 2011 adottata dalla stessa Ilo, recepita ora anche dalla legge nazionale italiana, primo paese nell’Ue e terzo nel mondo. Viene stabilito il semplice concetto per cui i lavoratori domestici sono titolari degli stessi diritti secondo una disciplina concreta che va a toccare orari di riposo e di attività, escludendo per loro lo status di servitori o membri della famiglia, trattandosi di dipendenti di pari livello con qualunque altro. Nell’ambito dell’Unione siamo tra i tre principali datori, con circa un milione al servizio, di cui l’80% donne. Ma pur con un quadro giuridico e un contratto collettivo definito, c’è divario con le situazioni di fatto, nella consapevolezza dei diritti e nei canali di denuncia degli abusi, focus delle campagne dell’Organizzazione.

Rappresentanza politica Dovrebbe essere ormai superato il dibattito sulla rappresentanza politica e le quote rosa, purtroppo non è così, “possibile che sia ancora necessaria una legge che lo stabilisca?”, si domanda Madisson Godoy Sanchez, consigliere aggiunto per l’America Latina, “siamo a questo punto? Dovrebbe essere naturale, serve un cambiamento di mentalità che parta dalle scuole, pilastro della società”. Di sicuro un punto di partenza nell’abbattimento anche di certi stereotipi già c’è stato nel mondo immigrato, specie del Sudamerica. “È crollato il mito del macho latino”, prosegue Godoy Sanchez, “nel senso dell’uomo considerato imprescindibile nelle istituzioni collettive. In pochi anni le donne hanno valorizzato la loro presenza, per una trasformazione sociale in un ambito che sembrava consolidato”.

Elvira Pellizzari, presidente dell’Italo Ethiopian Society for International Development

Testimonianze dell’associazionismo “La mission di quest’anno è informare le donne per aiutarle a crescere e diventare leader”, interviene Elvira Pellizzari, presidente della Italo Ethiopian Society for International Development, associazione attiva con progetti mirati alla tutela della salute delle ragazze nelle scuole, con un focus soprattutto su Hiv e mutilazioni genitali femminili, “piaghe dell’Etiopia e non solo, soprattutto le seconde un costume difficile da debellare. L’influenza è stata positiva, visto che le informazioni tecniche dovevano essere riportate a genitori, parenti, amici, puntiamo su un’evoluzione che porterà a sconfiggere queste situazioni”. Completamente diverse le necessità, per tornare al discorso iniziale di una geografia di peculiarità e bisogni, delle lavoratrici ucraine in Italia, rappresentate dall’omonima associazione. I fattori più a rischio qui sono solitudine e inserimento sociale. La distanza dalle famiglie è un evento traumatico che può minare i punti di riferimento portando malattie riconducibili allo stress come gastriti, dermatiti, depressioni fino a problemi cardiaci. Il difficile, oltre ad interventi terapeutici mirati, è anche stabilire un rapporto medico-paziente adeguato, ricordando che il secondo non è una macchina da aggiustare ma qualcuno con cui relazionarsi sul piano umano. Importante quindi che ci si rivolga a figure preparate per superare le barriere socio-culturali rafforzando sensibilizzazione e motivazione attraverso una comunicazione positiva.

Gabriele Santoro
(11 marzo 2013)