Siria: popolazione allo stremo, servono aiuti

La consegna degli aiuti ai bimbi siriani - Fonte: Ossmei, www.ossmei.com
La consegna degli aiuti ai bimbi siriani – Fonte: Ossmei, www.ossmei.com

Proseguono le iniziative di solidarietà in sostegno della popolazione siriana stremata dalla guerra civile. Sabato 13 aprile Ossmei, Organizzazione siriana dei servizi medici di emergenza in Italia, ha promosso insieme ad Onsur una cena di beneficienza per raccogliere aiuti da portare all’interno del paese, che conta attualmente oltre 6 milioni di sfollati e una media di 1500 feriti al giorno.

“Mio zio è stato catturato e ucciso dai militari di Assad. Mia zia è fuggita in Egitto perché le hanno distrutto la casa, non aveva più nulla”. Osaid ha 14 anni, vive a Prato ed è il ragazzo più giovane ad aver raggiunto la frontiera siriana, all’inizio di quest’anno: “Nel campo profughi di Bab al-Salam, al confine con la Turchia, la gente vive in minuscole tende completamente fradice. La cosa più penosa è stata vedere bambini piccoli che indossavano ciabatte fatte con la plastica delle bottiglie, e ti chiedevano ‘zio ti prego compra qualcosa’. Da questa esperienza ho capito quanto è importante aiutare gli altri”.

Il campo profughi di Bab al-Salam, al confine tra Siria e Turchia - Foto di Osaid El Debuch
Il campo profughi di Bab al-Salam, al confine tra Siria e Turchia – Foto di Osaid El Debuch

“Ho visto con i miei occhi gli studenti picchiati durante le manifestazioni dagli shabbiha, ex detenuti liberati da Assad per mescolarsi alla gente comune e scovare i dissidenti. Bastava una foto per essere prelevati da casa e portati in carcere. Alcuni venivano torturati per 2 o 3 mesi”. Siria e Soraya sono sorelle, nate in Italia e vissute a intervalli regolari ad Aleppo per conoscere la lingua e la cultura dei propri genitori. “Ad aprile scorso abbiamo dovuto lasciare il paese perché sono iniziati i bombardamenti. Nelle strade si sparava, era pericoloso perfino uscire per comprare il pane”.

“I nostri cugini sono stati mancati per un soffio dalle bombe lanciate sull’università dove stavano andando per dare gli esami”. Si rischia la morte in Siria, ogni giorno, ogni istante: “Un nostro parente è uscito per andare dal vicino, ma è stato rapito”. Perché? “È il modo in cui il presidente punisce la gente che ha deciso di ribellarsi e cerca di spaventarla”. Ora la situazione è perfino peggiorata: “Da diverse settimane mancano acqua ed elettricità. Durante questi black out non riusciamo a sentire i nostri parenti e non sappiamo se sono vivi o morti”.

La missione di Ossmei e Onsor che nel mese di marzo ha portato nuove ambulanze in Siria - Fonte: Ossmei, www.ossmei.it
La missione di Ossmei e Onsur che nel mese di marzo ha portato nuove ambulanze in Siria – Fonte: Ossmei, www.ossmei.it

12 ambulanze cariche di farmaci, attrezzature sanitarie e vestiti sono già arrivate in Siria grazie alle donazioni raccolte da Ossmei ed Onsur. Sono partite missioni di volontari nelle zone di confine e nell’entroterra per offrire assistenza sanitaria alla popolazione. Si cerca al tempo stesso di fronteggiare l’emergenza alimentare: c’è bisogno di latte in polvere per i neonati e di cibo per gli adulti. Bastano 30 euro per sfamare un’intera famiglia per un mese e attraverso il progetto “Insegnami a pescare” si punta a garantire l’autosufficienza, consegnando a ciascuna famiglia una mucca che le permetta di sostenersi.

“Ad oggi i nostri martiri sono 200 mila, 90 mila sono solo le vittime identificate” rivela Mohamed Nour Dachan, medico italo-siriano e delegato per l’Italia del Consiglio Nazionale Siriano, l’organo che riunisce i movimenti di opposizione al regime di Bashar al Assad. “Nel CNS ci sono cristiani, curdi, laici, islamici, per questo abbiamo deciso di appoggiarlo” spiega, precisando che “La nostra non è una guerra di potere, è una guerra per la dignità”, combattuta da militari ma anche da persone comuni stanche di subire soprusi: “Per passare il confine eravamo costretti a pagare, per aprire anche una semplice bottega di calzolaio era necessario conoscere un ufficiale”.

Sul ruolo delle grandi potenze Dachan è categorico: “Non vogliamo passare dalla dittatura all’occupazione. Vogliamo la Siria libera”. Agli attacchi sulle correnti islamiche risponde che l’unico obiettivo è contribuire alla nascita della società civile siriana: “Quando parliamo di civiltà non intendiamo governi teocratici, ma rispetto dei pari diritti e doveri per qualunque uomo e donna, di qualsiasi etnia e religione. Non vogliamo imporre la nostra fede, ma incontrarci sul sociale”. “Chi è con noi è disposto a servire la società civile siriana” conclude. “E in questo momento aiutare la società civile siriana vuol dire appoggiare la rivolta”.

Sandra Fratticci (18 aprile 2013)

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