MigrAzioni e CasaBase: migranti (e) badanti

4 luglio 2013 via Zanzur 30, a Roma inaugura l'ufficio MigrAzioni
4 luglio 2013 via Zanzur 30, a Roma inaugura l’ufficio MigrAzioni

“Come mai tre associazioni si mettono insieme invece di litigare? Non conviene a nessuno, il nostro lavoro è facilitare quello degli altri”, dice Aldo Amoretti, presidente di Professioni in Famiglia.

Dal 4 luglio Roma ha un nuovo ufficio di informazione e servizi per i migranti: MigrAzioni lo ha inaugurato in via Zanzur 30 (quartiere Africano) ospitando Casabase. MigrAzioni, associazione di persone e culture, CasaBase, società coop sociale di lavoratori del settore domestico fondata a Bologna, a sua volta associata a Professioni in Famiglia, associazione di rappresentanza e tutela delle famiglie.

MigrAzioni si occupa delle premesse: dall’accoglienza per la coesione sociale – dai corsi di italiano in sede alle feste di incontro – al supporto informativo su lavoro, soggiorno/ingresso, previdenza, sanità, tutela antidiscriminatoria, casa, alloggio, fisco, consumatori, Pubblica Amministrazione e assistenza per relazioni con Consolati e Ambasciate. L’unione con CasaBase e Professioni in Famiglia completa il quadro con un servizio molto specifico: un aiuto completo per chi ha bisogno di trovare un’Assistente familiare, colf o babysitter.

“Migranti (e) badanti”: niente da dire sugli ottimi propositi, ma l’accostamento di parole suscita qualche perplessità…

Giorgio Mattarrozzi dopo 30 anni in Cgil diventa presidente dell’azienda Casabase: “ricerchiamo professionalità dedicate all’assistenza e cura all’interno di nuclei familiari. Selezionata una rosa di possibili candidati attinenti alle richieste, questi vengono messi in contatto con la famiglia, una volta che si arriva all’accordo, c’è la stesura del contratto. Se i richiedenti lo desiderano ci occupiamo di qualsiasi altro aspetto attinente, dalle buste paga ai contributi, dagli infortuni sul lavoro alle malattie”.

La famiglia è un “datore di lavoro occasionale”, occasioni spesso difficili che nascono da infortuni, malattie e degenerazioni che richiedono assistenza improvvisa, continua e spesso non coperta dal servizio pubblico. “La situazione è delicata perché la famiglia non sceglie di diventare datore di lavoro, lo fa per necessità” spiega.

“Datore e lavoratore sono soggetti fragili: da una parte gli impreparati – “spesso le famiglie, talvolta una persona da sola, si ritrovano in condizione di richiedere assistenza in un momento di chiara tensione interna” – dall’altra gli indifesi, “chi è nella condizione precaria di chi deve mandare i soldi alla propria di famiglia e magari è anche ricattabile se ancora sprovvisto di permesso di soggiorno”.

“Due soggetti fragili possono litigare: è importante lavorare nella legalità, il primo presupposto per un rapporto sereno. In situazioni del genere nessuno può volere conflitti, fondamentale è costruire un rapporto di fiducia”. Per lenire difficoltà e contrasti si fa una sorta di “facilitazione culturale”: “talvolta i conflitti nascono banalmente da problemi di comunicazione, chi magari ancora non parla bene l’italiano e fa difficoltà a interpretare il contratto”. Al 90% i rapporti si dimostrano comunque tranquilli: “magari iniziano con una forte distanza, ma alla fine si concludono bene”.

I lavoratori al 95% sono stranieri: “gli italiani spesso non accettano lavori di questo tipo”, ma la faccenda talvolta è meno “choosy” di Forneriana memoria, di quanto possa sembrare. “Molte famiglie chiedono convivenza o lavoro di notte e molte donne, soprattutto quelle che provengono dall’Est Europa, vivono in Italia da sole, sono più predisposte a intraprendere un lavoro h24 rispetto a un’italiana che magari ha marito e figli in città. Inoltre queste donne sono spronate più delle italiane perché spesso sono l’unica fonte di reddito per le proprie famiglie rimaste nel paese d’origine”. In ogni caso “le babysitter sono soprattutto italiane”…

I lavoratori al 90% sono donne: “per il 60% provengono dall’Est dell’Europa, soprattutto Ucraina, Moldavia e Romania, al secondo posto le Filippine, infine assistiamo molto lavoratrici dall’America Latina e dal Marocco”.

Se la famiglia diventa datore per necessità, anche il lavoratore diventa badante per necessità. Il problema non è nel lavoro di queste o altre volenterose associazioni, ma nel percorso italiano della “normalizzazione della convivenza”, che semplicemente non dovrebbe vedere separazioni tra italiani e stranieri. Percorso ancora lungo a sentir parlare i leghisti che non esitano nemmeno a insultare un Ministro, figurati una badante? Aziz Darif sembra l’unico ad essersene accorto. Il consigliere aggiunto del Comune con la gentilezza che lo contraddistingue non esita a precisare: “grazie per questo ufficio in questa zona che ha bisogno ancora di aprirsi all’integrazione. Quello che mi domando è come mai si parla di stranieri solo come badanti. Le persone sono spesso molto di più di ciò che per necessità fanno. E i cosiddetti G2? Sono molto preparati. Perché Roma non riesce a essere come New York o altre grandi metropoli? Perché le guide turistiche o i tassisti sono tutti italiani?”

La platea applaude ma nessuno risponde. Amoretti precisa: “quello che facciamo ha un senso, è fondamentale avere di fronte un contratto chiaro che non susciti liti, far capire a chi arriva qui che l’Inps ha un valore per la pensione, indicare alla famiglie persone all’altezza del compito perché le prepariamo con attività di formazione. Come associazione ci stiamo battendo per due riconoscimenti: per i datori la deducibilità della spesa per l’assistente familiare; per i lavoratori la possibilità di recuperare i contributi accumulati in qualsiasi momento decidano di voler tornare a casa”.

Alla fine parlano i giovani operatori dell’ufficio, una ragazza dice: “io ho sempre lavorato nel sociale, ma più che presentarmi volevo raccontarvi una cosa. Appena arrivata in Italia con i miei figli, nel palazzo abbiamo conosciuto una signora anziana sola. Era Natale e anche i miei figli si sentivano un po’ soli lontani dalle loro nonne, così mi hanno chiesto di invitarla da noi. Allora ho capito che in Italia c’è una risorsa: noi con voi”.

Alice Rinaldi
(16 luglio 2013)

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