Officina Zoé e Baba Sissoko, afro-salentini in musica

Officina Zoè, Baba Sissoko, Kandi Guira e Ady Thioune @ Villa Ada, Roma incontra il mondo 2013 - 13.7.13
Officina Zoè, Baba Sissoko, Kandi Guira e Ady Thioune @ Villa Ada, Roma incontra il mondo 2013 – 13.7.13

Il 13 luglio a Villa Ada si sono mescolate le tradizioni, e non le culture. La “Taranta Nera” di Officina Zoè (Puglia) con Baba Sissoko (Mali), Kandi Guira (Burkina Faso) e Ady Thioune (Senegal) è davvero “nera”, afro-italiana.

Un concerto-spettacolo che vede in scaletta: Masaya, brano tradizionale maliano, Pizzica tarantata dal primo album dei Zoè, la sognante Ferma ferma da Crita (2004), la tradizionale Lu rusciu de lu mare in versione acustica, Santu Paulo introdotta dal talking drum di Sissoko, Cu li suspiri dall’ultimo album Maledetti guai (2010), Kele di Sissoko semplice e coinvolgente, un testo sui danni della guerra, per le persone senza voce, infine Yala, “un inno alla vita”.

“Sono afro-calabrese” dice Baba Sissoko, “e la musica è il simbolo della pace”. “Il Salento è una terra piccola, ma ricca”, dichiara Donatello Pisanello, “l’Africa è grande e ricchissima, ma siamo tutti figli della stessa madre”.

Baba Sissoko e il suo "tamburo parlante"
Baba Sissoko e il suo “tamburo parlante”

Officina Zoè, gruppo di musica popolare originario del Salento nasce nella primavera del 1993, dall’unione di Lamberto Probo (voce, tamborra, tamburelli e altre percussioni salentine come la cupa cupa, il lavaturu e il violino a sonagli), Donatello Pisanello (organetto diatonico, chitarra, mandola, armonica a bocca) e Cinzia Marzo (voce, flauti, tamburello e castagnette), con un fondamentale aiuto esterno del regista anglosalentino Edoardo Winspeare.

Il repertorio di Zoè comprende canti di lavoro e di protesta, pizziche e canzoni d’amore in dialetto e in griko, “il greco calabro”, parlato da circa 10mila persone in alcune zone della Calabria e del Salento Pugliese. Una minoranza linguistica riconosciuta dallo Stato italiano diretta discendente dall’area ellenofona esistita anticamente nella parte costiera della Magna Grecia, simile a una sorta di pidgin greco-italiano che pure esiste.

Dall’ultimo album Maledetti guai (Polosud 2010) Zoè tira fuori tarante frenetiche come Cu li suspiri mentre gioca a rallentare quelle più tradizionali come Lu rusciu de lu mare (Il rumore del mare), canto popolare nato a Gallipoli molti secoli fa, che narra dell’amore impossibile tra la figlia del re e un marinaio. Le percussioni italiane si mescolano a quelle africane dei griot Baba Sissoko – già musicista in Afreecanos di Omar Sosa – e Ady Thioune: ‘ngoni, tamani e talking drum accompagnano la voce calda di Kandi Guira e le altezze di Cinzia Marzo. Sul palco giovani ballerini di taranta, i movimenti ipnotici della Guira e alla fine una gara di percussioni mozzafiato, tra i tamburelli di Zoè e gli djambé di Sissoko e Thioune.

Dall’ultimo album The eyes over the world, realizzato da Sissoko con Il Pozzo di San Patrizio, esperimento di fusione di afro-beat e folk-rock, il gruppo “reintepreta in folk irlandese” Mistico ritorno – Yala, “sull’importanza delle esperienze che la vita ci chiama a vivere”.

Questa conclude il concerto che però non è finito. Nei giardini di villa Ada si scatenano gli spettatori, ora musicisti e danzatori: al richiamo dei tamburelli, si mettono in cerchio mentre alcune ragazze iniziano a ballare al centro.

A Villa Ada si sono mischiate le tradizioni, e non le culture. Forse è meglio incontrare – conoscere e mescolare – le tradizioni che le culture: in questo modo siamo uniti nelle radici. Così a Roma ho visto donne bianche e nere ballare in coppia e uomini neri suonare la nostra tarantella vecchia di secoli: li ho visti antichi, come li conoscessi da una vita. Forse in questo modo, condividendo più spesso intime tradizioni piuttosto che superficiali culture, ci si sente “fratelli” e non più solo “ospiti”.

Alice Rinaldi(13 luglio 2013)

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