Il Ramadan mauriziano: “un modo per cambiare sé stessi”

Kurshid tra i fiori del suo balcone
Kurshid durante il suo Ramadan, tra i fiori del suo balcone

“È stato provato scientificamente che il digiuno fa bene all’organismo per la sua azione purificante, il resto lo fanno la testa e la fede: in un giorno normale sverremmo dalla fame, come chiunque altro, durante il Ramadan ti senti preparato”.

“Vivo qui da quasi 12 anni, ci siamo trasferiti perché mio marito lavora alla Bioversity, un’agenzia internazionale che si occupa di biodiversità, alimentazione e agricoltura, e a Roma c’è la sede principale”, timidamente, inizia così a raccontare la sua vita Kurshid, mauriziana. “Prima abbiamo vissuto a Nairobi e io insegnavo ai bambini”. “All’inizio non mi trovavo, mi mancava la mia vita sociale, mi sentivo sola, ma ora ho amici da tanti Paesi, italiani ovviamente, nepalesi, colombiani… a noi piace la diversità perché siamo noi stessi molto diversificati e molto aperti, una comunità accogliente”.

Mauritius è una nazione insulare nell’Oceano Indiano sud-occidentale, ma a 900 km dal Madagascar, è considerata parte del continente africano. Terra di passaggio e di conquista di numerosi popoli, dai malesi agli arabi, dai portoghesi agli olandesi, dai francesi agli inglesi, da sempre è abituata alla mescolanza e alla convivenza di diverse lingue, tradizioni, cucine e religioni.

Yvonette Gaspard, presidente dell’Associazione Mauriziana a Roma, intervistata da BaoBab, ha dichiarato: “in Italia la comunità conta circa 7mila unità, di cui la maggioranza, soprattutto di origine indiana, vive nel sud Italia”, probabilmente perché più simile alla vita mauriziana, “a Roma invece è maggiore la presenza di creoli di religione cristiana, forse per la presenza del Vaticano”.

“Il numero maggiore di emigrati in Italia è costituito da donne, a differenza della Francia o dell’Inghilterra dove la composizione è più maschile o è fatta da famiglie unite. Questo probabilmente è dovuto al fatto che in Italia è più facile trovare lavoro come collaboratori domestici: pochissime persone svolgono lavori diversi da questo”. Kurshid sembra in imbarazzo per questa situazione, e preferisce non commentare.

Pensare che l’emigrazione mauriziana in generale non nasce da problemi economici, ma dalle dimensioni ridotte del Paese e una certa “noia”: a partire sono soprattutto i giovani mossi “dalla curiosità e dal desiderio di visitare altri luoghi”. C’è gente che pur di partire “lascia il posto fisso per venire in Italia a prestare servizio, pur sapendo le difficoltà che incontreranno”.

L’opinione classica della gente è “Mauritius, Paradiso terrestre”, ma si tratta di un Paese come tanti, con i suoi problemi e malfunzionamenti. In ogni caso “la prima fonte di guadagno rimane il turismo. A Mauritius convivono oggi indiani, cinesi, musulmani, creoli e anche persone di origine europea. Il matrimonio tra religioni diverse, un tempo proibito, adesso è un’usanza che sta diventando corrente”.

Siamo oramai alla fine del nono mese del calendario islamico, quando cade il Ramadan, il mese del digiuno. “Il Ramadan qui non è la stessa cosa”, esordisce Kurshid, “nelle Mauritius è un periodo speciale, il ritmo della vita cambia, molto tempo è dedicato alle preghiere. La cosa più importante per tutti i musulmani è la preghiera della mattina alla Moschea, ma qui non è vicina e quindi spesso si fa a casa… quello che voglio dire è che manca quello spirito: qui il mio vicino non si rende conto, mentre lì tutti sanno, anche se la comunità musulmana è la più piccola, insieme a quella buddista, rispetto a quella indù e cattolica. Ognuno sa e c’è rispetto”.

“Il profeta ha ricevuto il Corano tramite l’arcangelo Gabriele, per questo è importante la recitazione delle preghiere che, insieme alla fame e alla sofferenza, avvicina a Dio. Un’altra preghiera speciale durante il Ramadan è l’ultima della sera, la più lunga, per quella quasi tutti vanno alla Grande Moschea”.

Alouda glace alla rosa e nella variante alle mandorle
Alouda alla rosa e nella variante alle mandorle

“L’interruzione del digiuno alla sera è un momento di condivisione, si cucina sempre di più” per potenziali ospiti o avventori. “Solitamente si inizia con l’alouda”, che gentilmente Kurshid mi fa assaggiare, una bevanda davvero squisita e dissetante: “si tratta di un latte freddo mischiato con acqua, sciroppo di rosa e agar-agar, una gelatina ricca di minerali ricavata dalle alghe rosse, poi grattugiata nella bevanda insieme a semi di basilico, una varietà che nell’acqua si gonfia e fa bene allo stomaco” provato dal digiuno. “Certamente un altro modo classico di interrompere il digiuno è con i datteri e l’acqua, perché il profeta Mohammed faceva sempre così”. Per il pasto si cucinano “frittate, i samosa, i chilicake che sono tipo falafel ma fatti con le lenticchie, pasta fritta con il pollo…” “Nelle Mauritius ci piacciono i cibi fritti”, ride Kurshid, “ma ora le cose stanno un po’ cambiando, ci sono molte campagne nutrizioniste contro il colesterolo e per migliorare la salute in generale. Soprattutto durante il Ramadan di purificazione, non ha senso riempirsi di roba fritta!”

“Per la festa di Id al-fitr, quando si celebra la fine del Ramadan, “solitamente si consuma il biryani” – la tradizione mauriziana mischia il piatto di origine indiana con quello pakistano – “si mette la carne aromatizzata con 10 spezie diverse con sopra il riso, si aggiungono cipolle, patate, zafferano… e si cucina così tutto insieme in una pentola gigante”.

Dopo l’Id al-fitr, c’è l’Id al-adha, la festa del sacrificio con il pellegrinaggio canonico, chiamato Hajj: “c’è il Grande Hajj, quello che raccoglie milioni di persone che rivivono il sacrificio di Abraham fino alla Mecca. Io ho fatto solo l’umrah, il Piccolo Hajj”, ovvero il piccolo pellegrinaggio prima dei riti maggiori.

“Il Ramadan è conosciuto da tutti, tutti sanno che i musulmani in quel periodo non mangiano e non bevono”, ma Kurshid sente che l’essenza non è capita. “È difficile digiunare, sicuramente non è una cosa banale, ma l’essenza è la purificazione, è entrare in un’altra dimensione, un modo per cambiare, per riflettere su sé stessi, chiedersi come si può migliorare, pensare prima agli altri, pensare di più alle cose buone. Per esempio sappiamo che mentire, rubare e arrabbiarsi è male, anche se nella vita di tutti i giorni può succedere, allora durante il Ramadan si fa uno sforzo in più per rimanere tranquilli: si cerca di acquistare buone abitudini da ricordare per il resto dei propri giorni”.

Alice Rinaldi
(8 agosto 2013)

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