Petizione online su “The Mission” della RAI:la parola ai protagonisti

Rifugiato

Mortaza, giovane rifugiato afghano, appassionato  di calcio, pensa che l’idea di fare un programma da un campo di rifugiati sia interessante “è giusto che vadano lì a vedere come si svolgono le cose, perché tante volte non si sa bene cosa succede in realtà e si parla male dei rifugiati. Almeno così possono trasmettere la verità: andare a vedere come vivono, cosa sentono, cosa mangiano, come soffrono i rifugiati. Speriamo che così gli italiani cambino la loro idea sui rifugiati e li aiutino a integrarsi qui in Italia e capiscano che se siamo andati via dai nostri paesi è perché la situazione laggiù è tragica”. Perplesso Zakaria, giovane somalo con la passione per il giornalismo, “forse è utile fare una operazione del genere, una trasmissione televisiva che parla l’interno, ma potrebbe essere anche una presa in giro: sarà tutto costruito? Allora non lo trovo intressante. Devo capire come è nata questa operazione, confrontrami con i miei colleghi con i quali abbiamo lo stesso percorso migratorio”.

Il fatto: RaiUno in collaborazione con UNHCR, organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati, e la Ong INTERSOS ha ideato e sta realizzando un programma “The Mission”, autori Tullio Camiglieri, e Antonio Azzalini girato all’interno dei campi profughi in Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e Mali, con la partecipazione di volti noti della tv, si parla di Michele  Cocuzza, Barbara De Rossi, Albano, Emanuele Filiberto, ecc. Il programma dovrebbe andare in onda a partire da fine novembre.

L’accusa: le petizioni online. Andrea Casale, studente di 25 anni  di Parma ha lanciato una petizione su  change.org “perché appena ho sentito la notizia della produzione di “The Mission” ho provato senso di indignazione verso larif2 spettacolarizzazione di tragedie umane come quelle dei rifugiati e perché mi occupo di diritti civili e immigrazione nella provincia di Parma”. Le domande che si fa Casale e che vorrebbe rivolgere sia alla RAI sia alle organizzazioni partner di questo progetto: “I vari VIP parteciperanno senza prendere un gettone di partecipazione da parte della RAI? Quanto spenderà la RAI per questo reality, sul campo  e in studio, e quanto prevede di incassare con la vendita degli spazi pubblicitari durante le due puntate? A chi andranno quei soldi? I VIP  hanno chiuso accordi o prevedono di farlo per ‘vendere’ servizi sulla loro esperienza ‘umanitaria’ a qualche settimanale o altra trasmissione televisiva? Se sì quanto incasseranno? Una analoga raccolta di firme è partita su activism.com creata da due studentesse di Pavia: Clara Capelli e Valeria Giarletta.

Interrogazione della Commissione Vigilanza Rai. Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Sel e capogruppo in Commissione Vigilanza Rai, e Nicola Fratoianni, componente della Commissione Cultura della Camera, hanno presentato una interrogazione al presidente della commissione Vigilanza Rai in merito a “The Mission”: “Quali sono le valutazioni rispetto al valore sociale, etico e politico della produzione di un reality show che spettacolarizza i drammi dei migranti?”.

rif3 La difesa “Ci accusano di voler spettacolarizzare la situazione dei rifugiati, ma noi speriamo che ci sia questa spettacolarizzazione, perché così finalmente questo tema riuscirà a colpire l’opinione pubblica. E’ la prima volta che si racconta questo universo al grande pubblico” spiega Tullio Camiglieri, uno degli autori del programma. Due volti noti dello spettacolo vivranno per quindici giorni in un campo profughi come dei volontari. “Faranno le pulizie, da mangiare e tutte i compiti che svolgono gli operatori delle di UNHCR e INTERSOS. L’intento è di raccontare attraverso gli occhi di testimoni celebri queste parti del mondo dimenticate. Non ci saranno gare, eliminazioni non è un reality show ma piuttosto un documentario in presa diretta”.

UNHCR alla luce del suo mandato di protezione e assistenza ai rifugiati, e in quanto responsabile della gestione dei campi dove verrà girato il programma, ha il ruolo di fornire assistenza e consulenza sui temi in questione.  UNHCR ritiene “che ‘The Mission’ rappresenti un’importante opportunità per far conoscere al grande pubblico il dramma di 45 milioni di persone nel mondo costrette ad abbandonare le proprie case, un’opportunità per dare visibilità a crisi umanitarie troppo spesso dimenticate”. L’UNHCR si dice “fiducioso che la RAI tratterà l’argomento con la massima sensibilità e delicatezza evitando ogni spettacolarizzazione”.

INTERSOS Marco Rotelli, Segretario Generale di INTERSOS, organizzazione che ha lavorato in oltre 30 paesi nel mondo, dove ha privilegiato l’operativitàrif4 in grado di fare la differenza per salvare vite umane in molti contesti, spiega che “quando abbiamo deciso di aderire a questo esperimento di comunicazione eravamo ben consapevoli di esporci a critiche, commenti, di suscitare punti interrogativi e riflessioni, di poter ricevere, purtroppo, anche qualche insulto. Da molti anni le organizzazioni umanitarie dibattono sulla comunicazione, su metodi e limiti del loro rapporto con il pubblico. Quanto alle crisi umanitarie, l’opinione condivisa da molti è che se ne parli troppo poco. L’umanitario è sempre rimasto nelle ultime pagine dei giornali quotidiani, nei piccoli box a margine dei settimanali o nei programmi della mezzanotte della televisione”. La decisione di partecipare a “The Mission” è stata presa per “dare riconoscimento in particolare ai rifugiati perché riteniamo che mentre oltre mille operatrici e operatori umanitari di INTERSOS da vent’anni lavorano in situazioni difficili e complesse in posti remoti del mondo, fianco a fianco con  persone in pericolo, un nostro imprescindibile ruolo sia parlarne e far conoscere al pubblico cosa sta accadendo e cosa stiamo facendo. Abbiamo considerato la nostra partecipazione rischiosa per l’immagine dell’organizzazione, anche perché al di fuori delle nostre modalità comunicative e di linguaggio, ma unica per il potenziale di diffusione che portava con sé. E’ possibile che i volti pubblici scelti non piacciano a tutti, è normale, ma è altrettanto normale che siano apprezzati da molti altri. A quel punto, grazie al programma televisivo, saranno le persone stesse a giudicare, e lo potranno fare con un’informazione diretta, su un tema che raramente entra nei media”.

 A cura di Nicoletta del Pesco e Raisa Ambros

(7 agosto 2013)

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