La boxe come maestra di vita per i ragazzi del Mama Africa

Una foto di gruppo del corso
Una foto di gruppo del corso, fonte facebook del Grande Cocomero

“L’allenamento per la boxe ti dà un grande controllo di te, è una cosa fantastica. Non te ne rendi conto finché non ti eserciti bene, ti aiuta a capire i punti di forza e di debolezza del tuo corpo e acquisita questa conoscenza sei a buon punto”. Sandro è nato a Capo Verde nel 1982 ma è a Roma dal 1991, Come quasi tutti i ragazzini giocava a calcio prima di scoprire il pugilato: “mi piaceva da sempre ma sono entrato in questo mondo nel 2003”.

Purtroppo la sua carriera agonistica si è interrotta per una serie di infortuni, ma ciò non gli ha impedito di proseguire gli allenamenti ed intraprendere la strada dell’insegnamento. “Nel 2009 mi sono trasferito a Viterbo, nella nuova palestra ho conosciuto persone nell’ambito dei combattimenti, soprattutto Muay Thai.

È iniziata così, ci ero portato. Ho creato un gruppo nel settore amatoriale “gym boxe”. Tra un paio di settimane Sandro sosterrà l’esame per diventare tecnico, in caso di esito positivo gli si apriranno le porte dell’organizzazione di incontri. In più la mattina di ogni quarto sabato del mese collabora con Mama Africa per far praticare questo nobile sport ai ragazzi dagli 8 ai 16 anni che frequentano l’associazione. La classe è formata da una trentina di allievi di ogni parte del mondo: Capo Verde, Togo, Perù, Brasile, Bangladesh, Cina, Moldavia. Solo è difficile trovarli tutti insieme, complici l’orario ed il giorno fissato per l’appuntamento, “dipende dagli impegni del fine settimana”.

Certo la cadenza degli allenamenti non consente un lavoro perfettamente strutturato, “vedersi di più sarebbe meglio, ti dimentichi meno cose per il tuo bagaglio personale”. Ad ogni modo anche così il divertimento è assicurato, “soprattutto i bambini se non avvertono il gioco ma solo il peso non tornano più”. E poi non bisogna dimenticare che “con loro bisogna essere più cauti, il fisico è in pieno sviluppo e non si può pretendere un lavoro muscolare che li danneggerebbe”. Il lavoro verte più sulla coordinazione neuro-muscolare, meno necessaria negli adolescenti.

L’immagine del pugilato è troppo spesso ed ingiustamente associata “ad ex galeotti, delinquenti già preparati alle risse. Oppure si dice che non è per tutti, ed in un certo senso è vero, ma solo se si vuole arrivare ad alti livelli. Però chi vuole togliersi delle soddisfazioni arriva a buoni risultati, senza porsi limiti”. Molti genitori hanno paura della violenza, del sangue, “ma questo accade più nel professionismo cui non è detto si arrivi”.

Le diffidenze vengono superate grazie al fatto che nell’ambito amatoriale “non c’è contatto fisico. Si copiano le movenze ma senza andare a bersaglio, cosa che toglierebbe punti. Dà più disciplina ed autocontrollo, il vincitore è scelto grazie alla qualità tecnica, nella difesa, nell’attacco. E’ importante sapere che possono partecipare tutti dai 6 ai 65 anni. Magari per restare in forma e togliersi uno sfizio, in una sfida prima di tutto con se stessi”. A differenza degli sport di squadra, dove ci si può “mimetizzare” nel gruppo, l’uno contro uno ti obbliga ad essere il centro dello spettacolo, specie se c’è un pubblico.

L’aiuto nel comportamento è dato dai principi fondamentali del pugilato  e ovviamente dal maestro. “Ti insegna il rispetto dell’avversario, del più debole, il sacrificio ed il senso di abnegazione. Senza tutto questo non si resiste. A me ha dato molto, ero un ragazzo piuttosto agitato, irascibile, ma sono riuscito a calmarmi”. E sicuramente ora Sandro sta restituendo questo favore a qualcun altro, magari tenendolo impegnato e lontano dalla strada.

boxe3La boxe femminile Sandro ha anche molte ragazze ad allenarsi al Mama Africa. Questo sport sta prendendo piede anche al femminile, superando i pregiudizi sulla qualità delle praticanti. “Anzi, sono più motivate, hanno più dedizione dei maschi. Vero che noi abbiamo più forza fisica, ma non vuol dire necessariamente che il pugilato maschile sia  migliore da guardare”. Le maggiori soddisfazioni sono arrivate da Sonia, anche lei originaria di Capo Verde ma cittadina portoghese, 30 anni, già con una vittoria e due secondi posti su tre tornei amatoriali disputati. “Nell’ambiente è nota ed apprezzata per il suo livello tecnico/tattico”.

Tradizioni nel mondo Da capoverdiano Sandro è un po’ una mosca bianca nel praticare la boxe, che rimane di nicchia nell’arcipelago africano, un po’ come in Italia – a dispetto di una nostra grande tradizione – la stragrande maggioranza impazzisce per il calcio. Gli U.S.A. restano la scuola migliore, ma ultimamente dall’est Europa stanno emergendo vari talenti, “sono coriacei, tipo gli ucraini”, eredi della sempre valida scuola russa. La speranza di Sandro è che in patria ci siano maggiori sviluppi per questa disciplina: “sarebbe bello riuscire a fare qualcosa nel mio paese natale. Un bel sogno”.

(Continua…)

Adriano Di Blasi
(12 marzo 2014)