Piacere, Bangladesh!

Il duo Shanti
Il duo Shanti durante la performance

Lunedì 12 aprile si è svolto il quattordicesimo e penultimo appuntamento del ciclo di conferenze INCONTRO, organizzato dal ministero del lavoro. I convegni hanno posto l’ attenzione sulle comunità straniere, non comunitarie, più numerose presenti nel nostro paese raccontandone la storia, le maggiori problematiche e i principali punti di forza nel mondo lavorativo. Lunedì è stata la volta del Bangladesh, un paese che nel corso del ‘900 ha vissuto molteplici difficoltà. “La collettività bengalese in Italia – ha spiegato Luca Di Sciullo, organizzatore dell’evento – si è sviluppata alla fine degli anni ’80 e sin da subito si è distinta rispetto alle altre comunità presenti sul nostro territorio, poiché presentava uno zoccolo duro di migranti che appartenevano al ceto medio-alto nel proprio paese. L’idea di base che ha spinto queste persone ad intraprendere un viaggio così lungo è stata quella del miglioramento delle proprie condizioni di vita sopratutto da un punto di vista economico, con l’ambizione di arricchirsi in Italia per poi tornare nella terra natia”.

Quello sottolineato da Di Sciullo è sicuramente uno dei dati caratterizzanti di questa collettività che presenta oggi 113.811 persone, sparse lungo tutta la penisola. Le zone con più alta concentrazione di bengalesi sono il centro, dove soggiorna il 34,8% del totale dei migranti dal paese asiatico, a seguire il Nord Est e il Nord Ovest, rispettivamente con il 31,7% e il 22,9%. Scarso invece il numero di presenze al Sud che si ferma al 5,4%. Tra le mete più ambite, per quanto riguarda le città, al primo posto troviamo Roma con 28.193 immigrati regolari, seguono Milano, Venezia, Vicenza e Bologna. La migrazione è prevalentemente maschile con oltre il 70% di presenze, e riguarda sopratutto la fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni(52,3%). “Per quanto riguarda il mondo del lavoro – ha concluso De Sciullo – gli occupati sfiorano il 60% attestandosi sulla media degli altri paesi asiatici, mentre il 32,3% si dichiara inattivo. Analizzando più approfonditamente questi dati, salta all’occhio come oltre l’80% dei bengalesi abbia trovato un impiego nel mondo dei servizi mentre solo il 12% lavori nell’industria. Numeri molto discordanti se paragonati con la media degli altri paesi asiatici.”foto 3

Prima dell’ultima tavola rotonda della giornata, che ha visto la partecipazione di alcuni ospiti istituzionali, ha preso posto sul palco il duo Shanti, già noto a molti perché parte dell’orchestra di piazza Vittorio, formato da una coppia di coniugi bengalesi che si è esibita in un concerto di musica tradizionale del Bangladesh. Lui, Sanjay Kansa Banik, ha stupito il pubblico grazie alla straordinaria maestria nelle percussioni, mentre lei, Rupa Banik, ha deliziato tutti con la voce ed il suono di una fisarmonica molto particolare.

Per la conclusione dell’evento ha preso la parola l’ambasciatore del Bangladesh in Italia che ha sottolineato alcune delle maggiori problematiche per i suoi connazionali: ” Roma per noi è la quarta capitale dopo Dhaka, Calcutta e Londra e siamo felici di avere una comunità così forte nella vostra città. Il mondo di oggi si fonda sull’integrazione e i nostri cittadini contribuiscono attivamente alla vita sociale ed economica di questo paese. Non dimenticatelo. Per questo motivo spero che lo Stato italiano si adoperi al più presto per superare i molti problemi che continuano a riguardare le collettività straniere in Italia, a partire dall’insegnamento della lingua. Quando arriviamo in Italia infatti, non possiamo fare affidamento alle istituzioni per imparare l’italiano. Per questo molti di noi si arrangiano aiutandosi a vicenda, tramite studi autodidattici, ma chiaramente l’inserimento nella società è più complesso. Servirebbe un istituto dedicato solo agli stranieri. Noi bengalesi siamo un popolo orgoglioso delle proprie radici, ma siamo anche pronti ad imparare se ci viene data l’opportunità”.

Adriano Di Blasi

(13 maggio 2014)

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