Ritorni volontari assistiti. Un fallimento migratorio?

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C’è un piccolo ristorante italiano in Ecuador, aperto da poco da Adelaide, una 26enne tornata nel suo Paese nel 2013, dopo tanti anni di Italia. Un piccolo ristorante che ha la forza di raccontarci di un ritorno in patria riuscito. La storia di Adelaide è costellata di andate e ritorni tra Ecuador e Italia. Viaggi iniziati nel 1998, quando aveva 9 anni e raggiungeva per la prima volta i suoi genitori emigrati in Italia, terminata però quattordici anni dopo, quando Adelaide ha deciso che non poteva più restare qui. Quello di questa giovane donna è uno degli oltre 3200 rientri, che dal 2009 al giugno 2014, hanno interessato il nostro Paese. Un fenomeno in forte ascesa quello dei Ritorni Volontari Assistiti.

Nel 2013 Adelaide è stanca, il suo progetto migratorio si sta sgretolando. Ormai è sposata, ha due figli e un marito rimpatriato forzatamente in Ecuador. In Italia, né i suoi genitori né i suoi fratelli riescono a trovare una stabilità. Adelaide è stanca di pesare su sua madre. Così sceglie di andarsene. Tra il 2013 e il 2014 è uno dei 1015 Ritorni Volontari Assistiti. La perdurante congiuntura economica sfavorevole è uno dei fattori che hanno portato ad un aumento importante del numero dei rientri volontari. Se nel 2009 le persone accompagnate al ritorno sono state 228, nel giugno 2015 se ne prevedono 2000. Questo significativo aumento del ricorso a tale misura non è dovuto solo alla crisi, ma anche all’aumentare della conoscenza dei sevizi offerti.

Il Ritorno Volontario Assistito è un programma che permette di ritornare in modo volontario e consapevole nel proprio Paese di origine in condizioni di sicurezza e con un’assistenza adeguata. Il Ritorno Volontario Assistito, infatti, prevede assistenza per l’organizzazione e il pagamento del viaggio ed il supporto alla reintegrazione sociale e lavorativa nel Paese d’origine con l’erogazione di beni e servizi. Il Ritorno è inteso come una delle fasi del progetto migratorio individuale e non necessariamente come un suo fallimento. La migrazione, infatti, è un processo complesso che include la partenza, il viaggio e l’arrivo ma anche un possibile rientro nel paese d’origine per cominciare una nuova fase di vita. Infatti Adelaide a settembre 2013 sente parlare del programma di ritorno volontario del governo italiano e si avvicina al Consiglio Italiano per Rifugiati (CIR) per presentare la richiesta. A settembre 2013 viene presa in carico dal progetto “Integrazione di Ritorno” gestito da CIR, insieme con Oxfam Italia e il CISP.  La giovane donna inizia il percorso di ritorno che a dicembre la porterà a casa in Ecuador. Qui, si ricongiunge con il marito, che ha ancora un lavoro precario, ma Adelaide è felice e conta sul fondo di reintegrazione per riuscire a sistemarsi. Trova a riceverla un assistente di Fundación Esperanza, partner locale di Oxfam Italia nell’ambito del progetto, che l’accompagnerà in tutto il processo di reintegrazione.

La metà di coloro che ritornano sono ecuadoregni come Adelaide, seguiti da peruviani, tunisini, marocchini e brasiliani. In totale sono 86 i Paesi verso cui fanno ritorno. Il 62% sono uomini e le regioni italiane col maggior numero di partenze sono Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. Il 45% dei migranti che rientra lo fa spinto da motivi legati al lavoro, senza possibilità di rinnovo. Segue il 19% perché irregolari, l’11% per protezione internazionale.

Rete Italiana per il Ritorno Volontario Assistito
Rete Italiana per il Ritorno Volontario Assistito

Confrontando i dati tra le risorse che l’Europa ha investito su rimpatri forzati e rimpatri volontari si nota un crescente aumento, negli ultimi anni, di risorse su questa ultima misura. Nel 2008 sono stati spesi oltre 7,8 milioni di euro per rimpatri forzati, 1,3 milioni per Rimpatri Volontari. Nel 2012 le due cifre si sono avvicinate: 6,7 milioni di Rimpatri Forzati e 5,6 i Rimpatri Volontari. Chiediamo a Valeria Carlini del Consiglio Italiano per i Rifugiati – Onlus se questo non dimostri che si incetivino maggiormente le misure di uscita. “E’ importante sfatare un pregiudizio che è purtroppo ancora radicato in chi si occupa di migranti: il ritorno non è in conflitto con l’integrazione. Non ci si occupa di Ritorno Volontario Assistito per non integrare i migranti. Sono due capitoli distinti delle politiche di assistenza. Ci sono molte persone che arrivano a un punto del loro percorso di migrazione nel quale non vogliono più rimanere nel Paese di accoglienza e desiderano tornare a casa. Questo per molte ragioni familiari: nostalgia, fallimento della migrazione, motivi familiari. A queste persone dobbiamo fornire delle risposte: il Ritorno Volontario Assistito nasce per dare soluzioni ai bisogni di questi migranti”.

“Al momento in Italia esistono 6 progetti che si occupano di supportare le persone nel percorso di ritorno – continua Valeria – ed hanno a disposizione ancora molti posti. E’ importante sottolineare però che tutti i progetti di RVA al momento sono accessibili solamente a specifiche categorie di migranti: chi è vulnerabile, chi si trova a rischio di irregolarità o è irregolare, chi è titolare di protezione e vuole rinunciare a questa protezione o alla sua richiesta. Oppure chi ha ottenuto un diniego alla domanda d’asilo”.Per avere maggiori informazioni si può visitare il sito www.reterirva.it, della Rete RIRVA che è il punto di informazione nazionale sul tema, dove vengono spiegati nel dettaglio tutti i programmi ora attivi.

Fabio Bellumore
(12 febbraio 2015)