Il desiderio di studiare dei migranti

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Sta partendo in questi giorni l’Osservatorio di Scuolemigranti, una piattaforma costruita insieme a due professori del Dipartimento di Scienze della Formazione Roma Tre, Massimiliano Fiorucci e Marco Catarci che promuovono ricerche sui temi di interesse della Rete. La nuova iniziativa mette sotto una lente d’ingrandimento le domande di formazione dei migranti che frequentano le nostre scuole di italiano. Superato il gap linguistico, cosa cercano e cosa servirebbe loro per continuare nel percorso di studio?

Da tempo la Rete avverte come stiano cambiando i motivi che spingono i migranti a imparare l’italiano. Nel periodo 2012 – 2014 sembrava prevalere l’urgenza dell’attestato italiano A2, necessario per avere un permesso di permanenza più lungo, ma già si affacciavano altre domande che oggi si confermano in crescita. Pensiamo alle donne che arrivano per ricongiungersi a uno spezzone di famiglia; loro non sono vincolate all’attesto, però capiscono che, senza un po’ d’italiano, è difficile inserirsi e aiutare i figli a scuola. Analogamente i richiedenti asilo e i rifugiati – non vincolati da norme – devono conoscere la nostra lingua se vogliono seguire un corso professionale e trovare lavoro.

Le scuole della Rete segnalano anche l’aumento di allievi analfabeti, migranti che non hanno avuto istruzione nel paese o appartengono a una lingua madre di tradizione orale. All’opposto, comincia ad arrivare qualche migrante con buon livello d’istruzione in patria, che vorrebbe riqualificarsi con titoli di studio spendibili in Italia e magari iscriversi in una nostra università. Raccogliere queste soggettività richiede alle scuole da un lato di diversificare gli approcci didattici, dall’altro di allargare la missione primaria per cui sono sorte. A questo punta l’Osservatorio che il 6 dicembre verrà inaugurato nell’assemblea di Scuolemigranti.

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Un gruppo di ricercatori formati ad hoc, sotto la guida del Dipartimento di Roma Tre, sta raccogliendo nelle associazioni della Rete i dati sugli allievi e le riflessioni su domande formative emergenti, segnali anche flebili che potrebbero indicare una linea di tendenza. Si tratta di valorizzare le nostre scuole di italiano, un’infrastruttura radicata in tanti quartieri romani e i territori del Lazio, come antenne che possono registrare cambiamenti in corso nei fenomeni migratori e, da questa angolatura, suggerire nuove politiche d’integrazione.

Fin qui si è trattato di insegnare ai migranti a esprimersi nella nostra lingua e a orientarsi nel contesto di vita. L’ambizione di Scuolemigranti si è concentrata nell’offrire un ambiente amico dove gli allievi possano addomesticare l’italiano con il minimo di frustrazione e il massimo di piacere e dove riconnettere i codici della cultura d’origine con quelli della cultura d’approdo. Ora però la Rete si interroga sul dopo. Quanti di loro si accontenteranno della prima tappa, quanti saranno invogliati a proseguire la formazione? Cosa c’è per loro nelle scuole per adulti? Come eventualmente orientarli nel reticolo della formazione professionale? Il riordino dei Centri di istruzione per adulti è appena all’inizio e già misuriamo quante cose mancano per sostanziare il diritto allo studio dei migranti.

Un esempio. Se un ragazzo arriva a quindici anni  – da solo o con un genitore – e vuole studiare, le associazioni non sanno a chi indirizzarlo. La scuola dell’obbligo non lo accetta, troppo grande per la terza media, ai corsi serali non può andare senza il diploma della media, mentre il CPIA potrà iscriverlo solo al compimento dei 16 anni. I genitori non si danno pace, gli educatori delle case famiglia si organizzano come possono, le scuole del volontariato fanno posto in un  corso di lingua con gli adulti. Ma è un ripiego, in attesa che il sistema scolastico prenda atto che esiste anche il migrante quindicenne.  Un’ampia disamina delle inadempienze della scuola italiana nei confronti del diritto allo studio dei figli dell’immigrazione è stata presentata da Fiorella Farinelli in un seminario di Scuolemigranti che si è tenuto all’inizio di novembre. Una traccia dei punti focali su cui far crescere il nostro impegno per, con e nella scuola.

Purtroppo nel Lazio manca una regia pubblica – vedi Regione e Ufficio Scolastico Regionale – per preparare un futuro ai migranti che vogliono studiare e investire sulle proprie competenze. Una insipienza politica che, se non trova rimedio, potrà costare caro a tutti. Poiché è del tutto evidente che l’immigrato privo di istruzione arricchisce le mafie, quello esperto e professionale arricchisce il paese.

Paola Piva(22 novembre 2016)