Immigrazione, Bonino“Superare la Bossi-Fini e parlare con la gente per sconfiggere gli stereotipi”

Come vincere la sfida dell’immigrazione? Ne parlano, tra gli altri, Emma Bonino, Enzo Bianco e i sindaci di alcuni comuni italiani.

Quando si parla di immigrazione occorre ricordare che esiste “un universo di 60 milioni di persone senza identità” “un’umanità dolente” verso la quale abbiamo una responsabilità : con questo avvertimento il Presidente del Senato Pietro Grasso, ha aperto l’incontro dello scorso 20 gennaio, “Come vincere la sfida dell’immigrazione? Accoglienza, inclusione, lavoro: le riforme necessarie a partire dai Comuni e dal superamento della Bossi-Fini”. Un incontro che ha visto al centro proprio il territorio: “i sindaci sono partner indispensabili” ha precisato Emma Bonino “Dobbiamo parlare con la gente, uscire per strada per creare un racconto diverso sull’immigrazione e far capire alle persone che non è un’invasione”. Un racconto che è spesso avvelenato da dati e percezioni sbagliati: “Gli stranieri sono l’8% della popolazione ma gli italiani ritengono siano il 30%. Oltre 640.000 pensioni degli italiani sono state pagate con i contributi di cittadini non europei”. L’accoglienza non è quindi solo un dovere morale ma anche una necessità: “poche volte capita nella politica che l’interesse nazionale combaci con i valori dei diritti umani. Questo è uno di quei casi”. Lo ha ribadito Daniela Di Capua, direttrice Sprar, “spesso il nostro limite è parlare tra noi. Inoltre gli italiani in questi periodi di crisi non accettano che i migranti ricevano dei servizi. Gli Sprar funzionano attraverso progetti finanziati dal Ministero degli Interni e i servizi per gli stranieri possono tradursi in benefici per tutti”.

La nuova sfida è superare la Bossi-Fini con una proposta di legge che parta dal basso, una legge di iniziativa popolare, come ha sottolineato il sindaco di Catania Enzo Bianco. Nella sua città, i morti dei migranti senza volto e senza nome sono stati sepolti con i versi di una poesia e chi è rimasto in vita è stato accolto con “dignità e generosità”.

“Il problema è che non si può venire legalmente in Italia“spiega Marco Morcone, capo dipartimento Libertà civili e immigrazione “perchè non si fanno i decreti flussi e quindi non si fissano le quote. Questo crea fasce di irregolarità sul territorio. Bisogna ragionare su come superare questa situazione, trovare misure di emersione.” Per Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana “Rendere visibili i fantasmi che abbiamo in casa è una questione di sicurezza e può avvenire attraverso l’offerta del mercato del lavoro”. 

Un cambiamento legislativo è possibile solo attraverso un cambiamento culturale: “bisogna andare nelle piazze” ha detto Don Virginio Colmegna, Presidente Fondazione Casa della Carità di Milano “raccogliere le buone prassi, far emergere un’etica del cambiamento. Abolire la ferocia del linguaggio”. Cambiamento culturale, ma anche rafforzamento territoriale dello Sprar e dei centri per l’impiego: combattere l’irregolarità attraverso il lavoro, attraverso processi reali di inclusione sociale, che servano a poter realizzare buone storie. Come quelle raccontate dal sindaco di Sant’Alessio in Aspromonte Stefano Calabrò: un piccolissimo comune nel quale la presenza degli immigrati ha riportato alla luce antichi mestieri.

 

Elisa Carrara

(22 gennaio 2017)