Incontrare Georgi Gospodinov

Georgi Gospodinov

 

 “Nulla sarà distrutto
le case rimarranno intere
le strade lo stesso
il ciliegio nell’orto resterà com’è
solo noi non ci saremo più
questo ci avevano spiegato
della bomba a neutroni
da allora so
la morte è un ciliegio
che matura senza di me”.
 
(Il tempo è una bomba a neutroni)

 

George Gospodinov nasce a Jambol in Bulgaria nel 1968, “un anno particolarmente importante per tutto il mondo e in qualche modo anche per la Bulgaria: per il mondo perché sono accadute cose come la rivoluzione socio-culturale del Movimento del Sessantotto, per la Bulgaria perché non è successo niente di particolare”. La sua Bulgaria è il paese delle cose non accadute e delle tante piccole storie nascoste. “Da bambino i miei nonni mi parlavano della Storia del mondo attraverso racconti tra mito e realtà: dalla mitologia, all’antichità poi il Medioevo fino al Rinascimento. A scuola ho vissuto la storia del Comunismo “fisicamente” fino al 1989, quando con il crollo del muro di Berlino, abbiamo mosso i primi passi della democrazia: avevo 21 anni. Questa in breve è la storia del mondo raccontata attraverso la mia esperienza”.

La transizione dal Comunismo alla democrazia

Nel 1989 l’80% dei cittadini bulgari non era mai stato fuori dal suo paese e vive il netto passaggio, da un regime di negazioni e costrizioni, a un qualcosa di cui non conosceva neanche la definizione: “la transizione è un tema vastissimo. L’idea di un mondo che ti è stato proibito e negato è uno dei traumi più grandi del Comunismo, che ha avuto ripercussioni su più generazioni.  Da giovani immaginavamo l’estero come se fosse un paese a se stante, che conteneva tutto ciò che noi desideravamo da piccoli e non potevamo avere, come grandi tavole di cioccolata oppure enormi gomme da masticare, mentre nella realtà vedevamo solo piccoli oggetti. Per esempio a casa avevamo una Torre Eiffel con un termometro, estremamente kitsch, ma avevamo solo questo e dovevamo immaginare il resto di quel mondo che stava fuori. Il padre di un mio amico sosteneva che in realtà Parigi non esisteva e che era stata inventata solo per darci fastidio e contenere tutte quelle cose belle che noi non potevamo avere. Ecco perché nel 1990 i primi ad andar via sono stati i giovani, i ventenni, i miei compagni di liceo: sono partiti senza pensarci due volte….sono partiti per sempre. I migliori in matematica tutti subito, mentre i migliori in letteratura bulgara, sono rimasti”. Rimasti per raccontare.

L’incertezza: insicurezza “positiva”

L’importanza dell’incertezza che poi si traduce in un’insicurezza “positiva” traspare in tutte le sue opere e in particolare nella “Fisica della malinconia”, romanzo pluripremiato, dove Gospodinov chiama a supporto la fisica quantistica parlando del dualismo della materia, particella e onda,  e del principio di indeterminazione di Heisemberg.  “Sì, io credo nell’uomo incerto, insicuro, perché non combinerà mai grandi guai e i danni come chi è totalmente sicuro di sé: Trump e Putin probabilmente non sono insicuri, non provano mai incertezza. L’insicuro è come Amleto, prende in considerazione nella sua mente tutte le possibili scelte lasciandole aperte. La vita è troppo delicata e complicata per battere il pugno sul tavolo e sostenere di sapere la verità su tutto. Anche per questo il mio è un romanzo che parla di tutte le possibili storie, quelle che sono successe e quelle che non sono accadute. La fisica quantistica ci aiuta a capire questa innata insicurezza che è propria di tutti noi uomini proprio con il dualismo della materia: fa parte della nostra realtà

L’abbandono e i bambini invisibili del Comunismo

Sempre la fisica quantistica ci insegna che un fenomeno fisico esiste se si può osservare (misurare). Chi non ha mai sentito parlare del paradosso del gatto di Schrödinger (dove finché non si apre la scatola e si osserva non si può sapere se il gatto c’è e sia vivo o morto)? “Sì, mi son chiesto se non è così nella vita stessa: non esistiamo se nessuno ci osserva.  Ecco perché lo stesso protagonista di “Fisica della malinconia” cerca di tenere sempre sotto i propri occhi il mondo, di raccontarlo in continuazione per essere sempre certo che il mondo e di conseguenza anche lui stesso, esistano. Qui ci colleghiamo all’altro grande tema: la sensazione dell’abbandono. In realtà sei abbandonato quando Dio, o chi per lui, non ti osserva più”.

Si parla spesso dei bambini invisibili del Comunismo, abbandonati a se stessi, perché nessuno li osservava, “esattamente come quel bambino (io stesso), che si trova in un pomeriggio in una stanza del seminterrato con le spalle al buio affacciato alla luce della finestra e che pensa all’abbandono e al senso di solitudine del Minotauro nel labirinto, una delle storie mitologiche che gli venivano raccontate”.

La passione per la scrittura

L’infanzia segna per Gospodinov anche la nascita della passione per la scrittura: “tutto è partito da un incubo che ho fatto quando avevo 6 anni e vivevo in una casa in campagna con mia nonna. Volevo raccontarglielo ma lei mi fermò dicendo “No, gli incubi non vanno raccontati, perché prendono vita: ti riempiono di sangue” Usò proprio questa espressione. L’incubo si ripeté per 3 notti di seguito e dovevo trovare un modo per uscirne, così pensai di trascriverlo su un taccuino. Fu la prima storia che scrissi e l’incubo non si è più ripetuto, ma non l’ho neanche mai dimenticato. Ora lo posso raccontare: mia madre, mio padre e mio fratello si trovavano in fondo a un pozzo molto profondo, li sento gridare e quindi da una parte temo tantissimo per loro, dall’altra parte mi sento salvo fuori, ma frustrato perché ho paura di esser stato abbandonato e vorrei raggiungerli”.

Dalla nascita della sua passione per la scrittura a quella per la letteratura internazionale, Gospodinov confida i suoi inseparabili compagni di viaggio “porto sempre con me un piccolo volume di poesie di Eliot e uno di Borges che mi piace sfogliare e leggere tutto l’anno. Borges è un autore che mi emoziona tantissimo per come sceglie le parole, che sono più importanti della storia che racconta, perché la costruiscono in modo unico. Mi piacciono molto anche Salinger e Brodskij, leggo tanta poesia”.  Non a caso la sua ultima opera è proprio una raccolta di poesie “Là dove non siamo”, introdotta da un’epigrafe di Baudelaire “che, cito liberamente, dice “l’anima dell’uomo vuole sempre stare altrove…se stai in ospedale vuoi anche cambiare letto”.

Autoironia ed empatia

L’autoironia e l’empatia sono tratti salienti di Gospodinov sia nel suo scrivere che nel suo parlare. Il protagonista della “Fisica della malinconia” soffre di empatia.

“In Bulgaria l’autoironia è un modo per sopravvivere: è molto difficile essere nato in un paese campione di tristezza e non essere autoironici. È un’autodifesa! Io credo che l’autoironia e l’empatia siano collegate in un modo molto particolare. In “Fisica della malinconia” parlo di un’empatia ambientale che è quel sentire il dolore non solo delle altre persone ma di tutto ciò che è vivo. Questo è possibile solo se si esce dall’antropocentrismo che è proprio di tutti noi: ecco l’autoironia è anche un modo per metter da parte l’ego e dare la possibilità a noi e agli altri di respirare un po’. Non si può provare empatia quando l’ego è troppo grande”.

Il discorso diventa delicato perché esiste l’altra faccia della medaglia dell’empatia “il sentire e sopportare il peso della tristezza e del dolore di tutto il mondo. Seneca suggerisce una soluzione nella “Consolazione alla madre Elvia” dove l’occuparsi del dolore dell’altro fa dimenticare il proprio. Forse stupidamente, ma io credo che raccontare le storie crei empatia un po’ come nella storia di Sherazade ne “Le mille e una notte”.

Quindi si può essere essere empatici anche da adulti?

“Sì, però dobbiamo sforzarci di non dimenticare il bambino che è in noi: dobbiamo mantener viva la sensibilità.  Ci sono studi scientifici che dimostrano che c’è uno stretto legame fra il leggere libri di letteratura, però seria, e lo sviluppo dell’empatia”.

 

Qual è il presente di Georgi Gospodinov? Oggi dove vuole andare?

“In Italia”, sorride e poi prosegue “Vorrei nascondermi in un posto silenzioso e luminoso ed entrare nel mio prossimo romanzo”.

Silvia Costantini

(22 Marzo 2017)