Summit nazionale delle Diaspore: costruire insieme la cooperazione del futuro

 

Sabato 18 novembre si è tenuto il primo Summit nazionale delle Diaspore, evento organizzato dal Gruppo di Lavoro “Migrazione e Sviluppo” del Consiglio Nazionale Cooperazione e Sviluppo, finanziato dall’AICS e con il contributo delle Fondazioni for Africa Burkina Faso e Fondazione Charlemagne. Una lunga giornata di lavoro e riflessioni sul tema della cooperazione, che ha visto la Sala Congressi di via dei Frentani a Roma gremita da tanti volti e storie delle diaspore. Una grande partecipazione, che documenta l’entusiasmo di questi protagonisti, attori fondamentali per la costruzione di un nuovo percorso politico, economico, sociale e culturale. Come evidenziato da Cleophas Adrien Dioma, coordinatore del Gruppo di Lavoro, “il Summit è un punto di inizio di un lungo percorso finalizzato a fare delle diaspore soggetti sociali e di sviluppo”. Il percorso che ha portato al Summit è iniziato con diversi incontri territoriali preparatori svoltisi nelle città di Cagliari, Roma, Padova, Napoli, Firenze e Milano: sette sono stati dedicati ai rappresentati delle associazioni di migranti e due sono stati focalizzati specificamente sugli imprenditori migranti, al fine di valorizzare e comunicare il loro apporto alla Cooperazione italiana.

Dopo i saluti istituzionali del viceministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale Mario Giro, il Summit ha avuto inizio con la presentazione del documento di progetto, il primo esistente oggi in Italia, che espone le proposte delle diaspore e sui cui si continuerà a lavorare ancora in vista della conferenza nazionale che si terrà il prossimo anno. Il documento è stato presentato da Tana Anglana, rappresentante delle diaspore nel Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo, e Andrea Stocchiero, esperto di migrazione e sviluppo del CESPI. Si è partiti dal contesto e dai temi critici: come sottolinea Stocchiero, “dieci anni fa chi si occupava di migrazioni e diaspore agiva per mezzo di politiche in cui era centrale il tema dei benefici delle migrazioni per lo sviluppo“. Ad oggi il contesto è profondamente cambiato: “dopo dieci anni la narrazione e la politica sulle migrazioni sono influenzati dal fatto che non si parla più di benefici delle migrazioni, ma piuttosto di arginamento dei flussi”.

“Anche la cooperazione  non si concentra più sui benefici, ma implementa progetti per aiutare a migrare in regolarità – e sulla regolarità l’offerta politica europea e di altri paesi praticamente non esiste –, per favorire i ritorni e per lavorare sulle cause alla radice del fenomeno migratorio . In questo senso è arrivato il momento di dare una struttura al ruolo delle diaspore, che è già riconosciuto in molte cooperazioni europee. Si tratta di includerle e coinvolgerle come parte attiva di un percorso di sviluppo e cooperazione. In Italia si è trattato di un cammino dal basso: “prima della legge 125/2014“, spiega Stocchiero, “chi lavorava con le associazioni dei migranti erano le organizzazioni della società civile, le ONG, le Fondazioni, i Comuni e le Regioni, organismi internazionali che si interfacciavano con le migrazioni. Con la legge 124/2014 ci troviamo di fronte alla vera sfida delle diaspore, ovvero la loro fattiva inclusione: le diaspore potranno essere riconosciute come valore fondamentale solo se ci saranno dentro“. In questo senso, il percorso del Summit dovrà necessariamente guardare al futuro ed essere costruttivo: da qui lo slogan: Esserci, conoscersi, costruire.

Per vincere la sfida, sarà dunque fondamentale lavorare su due punti critici, che rappresentano i criteri di ammissibilità ai bandi: innanzitutto la stabilità finanziaria, in quanto le associazioni delle diaspore non sempre hanno facile accesso ai finanziamenti pubblici e questo impedisce loro di poter crescere, investire, acquistare una sede operativa o impiegare personale a tempo pieno. Altra esigenza determinante è l’esperienza operativa nell’ambito della cooperazione: per poter gestire fondi più cospicui, per progettare, così come per stabilire partenariati con ONG italiane, è cruciale un percorso di consolidamento delle capacità e competenze che possa valorizzare l’operato delle piccole associazioni.

Una volta regolati questi criteri di ammissibilità il progetto propone delle raccomandazioni sulle tipologie di bandi per poter sostenere la partecipazione delle diaspore, tra cui:

  • La formazione professionale e l’implementazione della capacity building
  • Favorire l’accesso all’informazione con la creazione di piattaforme di raccordo tra le associazioni
  • Semplificare il linguaggio dei bandi
  • Creare una newsletter sul sito dell’AICS che permetta una più facile individuazione dei bandi esistenti
  • Attivare uno sportello di consulenza per accompagnare le associazioni nella fase di accesso ai bandi
  • Creare di bandi dedicati alle associazioni di immigrati

Ma quali sono i valori aggiunti che le diaspore possono apportare agli interventi di cooperazione? Come emerso dalle tante testimonianze degli stranieri che operano nelle piccole e medie realtà associative – che in Italia sono più di 2100 – chi vive la condizione della diaspora possiede innanzitutto un’esperienza diretta della migrazione nonché una conoscenza dei contesti di origine, così come un forte senso di appartenenza che motiva all’azione. Questo, unito alla creatività e alla flessibilità soprattutto delle giovani generazioni, costituisce un insieme di elementi imprescindibili per poter fare da ponte con la società di accoglienza nonché con le istituzioni. Serve dialogo e collaborazione per poter innovare il mondo della cooperazione, attraverso la sperimentazione di pratiche efficaci nel tempo. Molte di queste buone pratiche sono state presentate nella seconda parte della giornata.

Lo spazio del Summit dedicato allo scambio di idee tra i partecipanti supporta e rafforza i concetti espressi dal Gruppo di Lavoro: “L’Africa è una potenza economica”, sostiene Gemma Vecchio di Casa Africa, per portare avanti progetti di cooperazione servono prima visioni, poi strategie, ma per le strategie occorrono fondi”, così Marie Terese Mukamitsindo della cooperativa sociale Karibu di Latina. “Sono in Italia da quarant’anni. Questo Summit mi ha dato l’input per tornare in Africa e preparare il terreno per i nostri ragazzi”, dice Angela Spencer Teque, dell’Associazione Ponte Internazionale. “Siamo una ricchezza, non lasciate indietro le comunità e le associazioni più piccole”, chiede il rappresentante della comunità albanese di Firenze.

“Immaginare il futuro è qualcosa che può essere altamente entusiasmante” sostiene Tana Anglana. Ma come immaginarlo questo futuro? “Occorre superare i conflitti, rafforzare il ruolo imprescindibile delle diaspore. Attiviamo una collaborazione proficua tra le prime e le seconde generazioni; e coordiniamoci tutti per unirci in una Federazione Nazionale”.

 

Elisabetta Rossi

(20 novembre 2017)

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