“SiAmo Afrin”: rompere il silenzio e sostenere Afrin

“SiAmo Afrin”, una campagna globale

È stata lanciata, alla Città dell’Altra Economia, la campagna “SiAmo Afrin”, sostenuta da due ONG: una italiana, il GUS (Gruppo Umana Solidarietà) e una in Rojava, regione nel nord est della Siria, chiamata Hêvî Foundation. Numerose fino ad ora le associazioni e i gruppi che hanno aderito. Il 25 aprile, giornata del 73° anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo, ha dunque coinciso con la partenza di questa campagna che mira a divenire globale e che punta a raggiungere entro il 2 giugno un obiettivo concreto a sostegno dei combattenti curdi dell’ISIS a Afrin, in Siria: consegnare i fondi raccolti tramite una delegazione internazionale.

“Obiettivo principale di questa azione”, spiega Karim Franceschi, uno dei coordinatori della campagna, che da anni ha sposato la causa curda, “è quello di rompere il silenzio e dar voce a gruppi umanitari e associazioni che combattono per difendere i valori democratici”. Nel 2015 Karim ha combattuto contro l’ISIS durante l’assedio di Kobane, nelle file dell’YPG (Unità di Protezione Popolare). A Kobane, dopo la resistenza dei combattenti curdi all’ISIS, questa situazione di grave emergenza, una vera e propria crisi umanitaria, sembra essere caduta nell’oblio. “Un silenzio complice” precisa Karim, “in quanto l’Europa e la comunità internazionale hanno assistito alla violazione delle leggi internazionali da parte della Turchia, che con l’ausilio di forze jihadiste ha assalito, saccheggiato e distrutto Afrin, a nord est della Siria, costringendo alla fuga 450 mila abitanti, molti dei quali sono rimasti intrappolati nella regione di Shahba, regione situata tra Afrin e i territori di Assad”. In questa zona la Kurdish Red Crescent (KRC) ha messo in piedi due campi di accoglienza, Berxwedan e Seredem, ma tuttavia la crisi umanitaria persiste, in assenza di aiuti umanitari internazionali.

“Rojava calling”, illustrazione di ZeroCalcare

Cosa sta succedendo ad Afrin in questo momento? È difficile spiegarlo in poche parole. Alla domanda “Afrin è distrutta?”, Karim risponde “è molto peggio di così”. “Enclave pacifica sin dallo scoppio della guerra in Siria, per sette anni Afrin è riuscita a tenere la guerra al di fuori delle proprie frontiere. Un  cantone pacifico, democratico e multiculturale, questo era Afrin prima dell’operazione “Ramo d’ulivo”, lanciata dalla Turchia. Oggi, le associazioni e i gruppi umanitari di Afrin riportano notizie di devastazione: i sistemi idrici sono compromessi, malattie come la tubercolosi si stanno diffondendo con grande velocità, le case dei civili una volta saccheggiate sono state occupate da gruppi jihadisti, intere famiglie vivono in edifici abbandonati o semidistrutti, scuole e ospedali non sono più operativi”.

Gli obiettivi

Per agire e reagire a questa emergenza umanitaria, “SiAmo Afrin” ha stabilito chiari obiettivi da raggiungere al termine della campagna, che si riassumono essenzialmente in “un programma di sensibilizzazione a cui ogni associazione può aderire, accrescendo l’attenzione dell’opinione pubblica e promuovendo dibattiti, proiezioni, eventi per far conoscere la cultura curda in tutti i suoi aspetti; una raccolta fondi per gli sfollati di Afrin; la condanna del silenzio globale, dell’ipocrisia mediatica silente e dell’inattività del governo; il pieno sostegno alle forze rivoluzionarie e democratiche del Rojava; l’invio di una delegazione internazionale in Rojava”. Un primo obiettivo raggiunto è la partenza in questi giorni di un primo carico di viveri e beni di prima necessità, impacchettati con gli standard del World Food Programme, che oltrepasserà la frontiera del Kurdistan iracheno per giungere in Siria.

“Ambiamo a creare un impatto forte sulla società, ora siamo tanti e uniti, ma dobbiamo e vogliamo fare di più: la nostra campagna è aperta alla società tutta, anche alle istituzioni. È una rivoluzione di tutti, perché ognuno di noi si riconosce nella difesa dei valori di democrazia, parità religiosa, ecologia, uguaglianza”.

Il lancio della campagna ha visto la partecipazione di un sostenitore speciale, da anni impegnato per la causa curda, ZeroCalcare, che ha disegnato il logo di “SiAmo Afrin”.

 

Per aderire alla campagna, ricevere informazioni o sostenere il crowfunding, basta mettersi in contatto con la pagina “SiAmo Afrin” tramite Facebook e Twitter.

Elisabetta Rossi
(30 aprile 2018)

Leggi anche: