Dossier Statistico Immigrazione IDOS 2018: l’invasione che non c’è

Mentre nel nostro paese la strumentalizzazione delle migrazioni raggiunge picchi storici, il Dossier Statistico Immigrazione arriva alla sua 28° edizione, continuando a proporsi come uno strumento essenziale per comprendere la realtà di un fenomeno destinato a coinvolgerci sempre di più. L’edizione è stata realizzata dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con il Centro Studi Confronti e con la collaborazione dell’Unar, cofinanziata dall’Otto per mille della Chiesa Valdese e dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi.

Il 25 ottobre al Teatro Orione di Roma, alla presentazione espressamente rivolta con il pensiero al sostegno del sindaco di Riace Mimmo Lucano, sono presenti Luca Anziani, Vice-Moderatore della Tavola Valdese, Luca Di Sciullo, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, Aboubakar Soumahoro, Dirigente Unione Sindacale di Base, Luigi Manconi, Direttore Unar e il padre missionario Alex Zanotelli.

Dopo 45 anni di immigrazione la politica, il web e certa comunicazione mainstream usa ancora parole e cliché rimasti invariati da almeno 30 anni. Si parla di invasione, extracomunitari, negri, gli stranieri che ci rubano il lavoro, aumentano la delinquenza, erodono le risorse dello stato ecc. ecc. Si tratta di preconcetti che il Dossier ha da anni sistematicamente decostruito, ma che si sono tuttavia cristallizzati in schemi mentali e in idee del tutto staccate dalla realtà” Così apre Luca di Sciullo invitando a riflettere sui dati.

Ma quali sono i dati più importanti presentati in questa nuova edizione e come si traducono?

L’ultima relazione della Commissione Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo attesta che l’Italia è il  paese del mondo con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione: i cittadini italiani credono che gli stranieri presenti siano più del doppio del numero effettivo. In realtà, con circa 5 milioni di residenti stranieri, l’Italia non è né il paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati, venendo dopo la Germania (9,2 milioni) e il Regno Unito (6,1 milioni).

Dei 5.144.000 residenti stranieri, 1 milione e 300mila è nato in Italia e costituisce le cosiddette seconde generazioni, per cui è straniero da un punto di vista puramente legale; un altro milione e 400mila di coloro che chiamiamo stranieri sono cittadini comunitari, che a rigore hanno la cittadinanza europea, come gli italiani.

Contrariamente al luogo comune che vede l’Italia come il paese assediato e “invaso” dagli stranieri, al netto dei movimenti interni, il loro numero è pressoché stabile dal 2013 e la loro incidenza è dell’8% sempre dal 2013. Con i nuovi accordi tra le autorità libiche e l’Italia (2017) sulla stretta della rotta del Mediterraneo, un quota sempre più alta di profughi viene intercettata in mare dalla guardia costiera libica e riportata nei centri di detenzione, dove tornano a subire violenze come è stato ampiamente documentato. Ma la radicale riduzione degli arrivi è stata ottenuta con un aumento esponenziale delle morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e settembre sono ben 1728 in tutto il Mediterraneo.

Foto da www.rollingstone.it
Foto da www.rollingstone.it

Il padre Alex Zanotelli interviene ricordando in quale contesto va collocato il problema dell’immigrazione “siamo di fronte ad un fatto molto semplice: gli 8 uomini più ricchi del pianeta possiedono tanto quanto 3 miliardi e 600 milioni di persone e l’1% della popolazione mondiale ha più del 99% restante. Questa minoranza può esistere perché è armata fino ai denti, l’anno scorso sono stati spesi 1736 miliardi di dollari per le armi a livello mondiale. Questo sistema crea guerre in tantissime zone della terra, e cosa può fare chi vive in queste zone se non scappare? Le migrazione sono diretta conseguenza della combinazione del sistema economico finanziario e di quello militarizzato. Dobbiamo mettere in discussione questo sistema se vogliamo affrontare il problema dell’immigrazione. Se guardiamo le nostre politiche partendo dalla Bossi-Fini, ai decreti di Maroni fino ad arrivare a Salvini ci accorgiamo di essere di fronte ad un “razzismo di stato”. Sono sicuro che i nostri nipoti diranno di noi le stesse cose che noi diciamo dei nazisti.”

Gli stranieri che riescono ad arrivare in Italia provengono da quasi 200 paesi diversi del mondo. Per la metà (2,6 milioni) sono cittadini di un paese europeo, di cui il 30% comunitari (1,6 milioni), mentre un quinto (1 milione) viene dall’Africa e una quota di poco inferiore dall’Asia. I romeni costituiscono di gran lunga la comunità più numerosa (1. 190.000 persone, seguiti da Albanesi (440mila), marocchini (417mila) e cinesi (291mila).

Ministero dell'interno 2018
Ministero dell’interno 2018

Tra le caratteristiche della popolazione immigrata che meritano attenzione si segnala il fatto che diminuisce di anno in anno il numero dei nati da genitori entrambi stranieri, passando dagli 82000 del 2012 ai 68000 del 2017. Inoltre i comportamenti riproduttivi della popolazione immigrata si stanno adeguando a quelli autoctoni, facendo si che il tasso di fecondità delle donne straniere sia sceso al di sotto della “soglia di sostituzione” (2,1 figli per donna fertile). Un secondo aspetto rilevante è che appare in crescita il numero di persone che lasciano l’Italia per trasferirsi all’estero, non solo italiane ma anche straniere (quest’ultime 41.000). Queste tendenze sembrano preoccupanti, dimostrando come l’Italia sia sempre meno un paese per giovani.

In 45 anni di immigrazione, la popolazione straniera si è inserita nel tessuto sociale in maniera sempre più strutturale: sono diventati cittadini italiani 1 milione e mezzo di stranieri. Più di mezzo milione degli stranieri nati in Italia è seduto tra i banchi di scuola e costituisce i due terzi degli 826.000 alunni stranieri del paese. Molti di questi giovani sarebbero potuti diventare italiani se nel settembre del 2017 fosse passata la riforma di legge sulla cittadinanza. Molte delle discriminazione che fomentano l’odio razzista, spesso hanno alla base rappresentazioni distorte della realtà che riguardano la religione di appartenenza: a dispetto delle credenze su una presunta “invasione musulmana”, tra le appartenenze religiose degli immigrati il cristianesimo è in testa per il 52%, mentre i musulmani sono 1 ogni 3. Lo stesso vale per la percezione erronea comune degli immigrati che rubano il lavoro agli italiani, si rimanda ai dati della fondazione Leone Moressa per l’approfondimento in merito. 

“Dalla lettura del Dossier emerge che non c’è nessun assalto dei barbari, bensì emerge un’intera e complessa situazione che non viene spiegata alle persone, ai cittadini, agli studenti, ai più giovani.” Conclude Aboubakar Soumahoro.

Damiano Zannetti
(29 ottobre 2018)

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