Tra percezione e realtà. Strumenti per capire l’immigrazione

Le paure degli italiani sull’immigrazione sono irragionevoli: il contributo di analisi di Tito Boeri

In questo nostro mondo complesso che corre veloce servono strumenti di conoscenza e riflessione per cercare di capire cosa accade intorno a noi, tanto più quando pregiudizi e falsità distorcono la comunicazione. Un contributo è stato offerto da Radar, una rassegna sui grandi temi della contemporaneità, che la Regione Lazio ha organizzato su progettazione della casa editrice Laterza dal 30 novembre al 2 dicembre nella sede WeGil a Roma. Riportiamo qui i contenuti salienti dell’intervento di Tito Boeri: Davvero ci rubano il lavoro? Costi e vantaggi dell’immigrazione.

Tito Boeri – Rassegna Radar

Il divario accresciuto tra percezione e realtà del fenomeno migratorio
I risultati di un’indagine svolta in 30 Paesi europei, la European social survey, sulle percezioni della presenza degli immigrati rivelano che, mentre nel 2012 gli intervistati ritenevano per il 54% che l’immigrazione costituisse un arricchimento per la cultura del proprio Paese e per il 50% che essa fosse un bene, nel 2016 quelle percentuali scendono al 34%.
Questo drastico peggioramento in poco tempo dell’atteggiamento verso l’immigrazione Boeri lo spiega innanzitutto con il cambiamento della natura dei fenomeni migratori, prima determinati soprattutto dalla ricerca di lavoro stagionale e non, ora prevalentemente da motivi di protezione internazionale e quindi più difficili da gestire. Ma questo non basta a spiegare il fatto che la percezione della presenza degli stranieri cresca proprio quando gli arrivi degli immigrati calano drasticamente. In Italia infatti, più che in altri Paesi europei, il loro numero è sovrastimato: si ritiene che siano il 25% della popolazione – contro il dato reale dell’8%, comprensivo anche di molti comunitari –, mentre in Europa la percezione, anch’essa sovrastimata, è del 14,4%. La sovrastima è dovuta al fatto che se ne parla tanto – infatti è cresciuta durante la campagna elettorale del 2018 –, quindi la rilevanza del tema nel dibattito pubblico va di pari passo con la percezione del fenomeno.

Le paure dell’immigrazione
Il parlare troppo e male di immigrazione dà espressione alle paure della gente e al tempo stesso le alimenta, ma ignorarle è un errore. Si possono sintetizzare in 4 punti:

  • ci rubano il lavoro;
  • sono un costo per le casse dello Stato;
  • aumentano la criminalità;
  • portano malattie.

La fondatezza o meno di queste paure è stata analizzata con indagini mirate, i cui risultati sono stati riportati da Boeri.

  • Gli immigrati ci rubano il lavoro?
    L’immigrazione non ha avuto effetti sull’aumento della disoccupazione degli italiani. Confrontando l’andamento del tasso di occupazione degli immigrati e di quello degli italiani risulta che non è vero che il primo aumenti in concomitanza con la diminuzione del secondo, ma procedono in modo parallelo in stretto rapporto con l’andamento dell’economia: come effetto della crisi, tra il 2010 e il 2015 la disoccupazione cresce parallelamente per gli uni e gli altri. Quando nel 2002 le imprese hanno regolarizzato gli immigrati occupati, questo non ha prodotto una diminuzione dell’occupazione degli italiani, anzi l’ha aumentata. Inoltre il tasso più alto di disoccupazione si registra al Sud, dove la presenza di immigrati occupati è irrisoria. Quindi la tesi dello spiazzamento degli italiani da parte degli immigrati è infondata, perché la forza lavoro straniera è più mobile e va a coprire i buchi del nostro mercato del lavoro.
    Per rendere comprensibile il funzionamento del mercato del lavoro, Boeri ha usato l’immagine del treno con tanti vagoni, alcuni più pieni altri più vuoti: chi sale non provoca necessariamente la fuoriuscita di un altro. Alcuni vagoni sono vuoti perché dei lavori vengono rifiutati dagli italiani; ad esempio le badanti non hanno portato via posti di lavoro, anzi hanno facilitato l’occupazione femminile.
professioni immigrati
  • L’immigrazione grava sulle casse dello Stato?
    Le preoccupazioni che il nostro debito pubblico risenta del peso dell’immigrazione sono paradossalmente fugate dallo stesso attuale Governo italiano che in una Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza inviata a Bruxelles scrive che il debito verrebbe stabilizzato se aumentassimo del 30% l’immigrazione. In altri termini una più decisa politica di integrazione favorirebbe una diminuzione del debito. Questo perché siamo un Paese in forte declino demografico: ci sono 3 lavoratori ogni 2 pensionati e solo per evitare che il rapporto scenda a 1:1, da qui al 2050 avremmo bisogno di 10 milioni di lavoratori in più, ma anche ipotizzando di dare lavoro a tutti gli attuali disoccupati non ce la faremmo comunque. Per questo abbiamo bisogno degli stranieri.
    Anche guardando all’immediato, abbiamo evidenza che gli immigrati sono risorsa: è vero che il saldo tra spese assistenziali e entrate fiscali degli stranieri è negativo (– 1,4 miliardi), ma sommando il gettito fiscale ai contributi previdenziali versati l’apporto di questi ultimi alle entrate dello Stato è di 5,6 miliardi.

  • L’immigrazione aumenta la criminalità?
    Non c’è alcun nesso tra immigrazione e aumento di criminalità: nell’arco di una ventina d’anni omicidi, rapine in banca, furti d’auto sono diminuiti e il numero di immigrati aumentato; la riduzione più forte è nelle aree del Nord con maggiore concentrazione di immigrati. È vero che la percentuale di immigrati in carcere è alta: il 33% della popolazione detenuta, ma c’è da considerare l’incidenza del tipo di reato, per esempio mancanza di documenti, immigrazione clandestina.

  • Gli immigrati portano malattie?
    Come affermato dalla World Health Organisation non c’è alcuna evidenza che siano aumentate malattie in aree con forte presenza straniera, come dimostra lo stato della salute pubblica in Turchia. Gli immigrati possono arrivare con patologie contratte durante i viaggi prima di sbarcare in Italia, ma a ciò provvede già il nostro servizio sanitario.

Segnali preoccupanti
Rispondendo ad alcune domande Boeri ha anche detto che la decisione del Governo di non firmare l’Accordo Globale per le Migrazioni palesa al mondo l’immagine dell’Italia come Paese non accogliente e scoraggerà giovani qualificati a venire da noi, mentre invece dovremmo far di tutto per attrarre talenti.
Preoccupante è la diffusione di parole e atteggiamenti razzisti o xenofobi, ormai sdoganati e tollerati dall’indebolimento della sanzione sociale. Il ruolo dei social è determinante, perciò è utile inserirsi in questo tipo di comunicazione per contrastarla con ragionamenti; un appello insomma alla responsabilità individuale.

Luciana Scarcia

3 dicembre 2018

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