Monther: da Baghdad a Roma, un sogno che diventa realtà

Monther
Monther Al Soltan

“Sono il quinto di nove figli, la pecora nera, perché a 16 anni ho deciso di andare via dall’Iraq: sognavo l’Italia”, così si presenta Monther Al Soltan.

Monther, che in arabo significa “figlio dell’acqua del cielo”, nasce a Baghdad nel 1950 sotto il regno di Faysal II.  “In realtà avrei dovuto chiamarmi Soltan come mio nonno, ma poco prima di me è nato mio cugino e così il suo nome è andato a lui”.

L’arte, dalla pittura alla scultura, è la sua passione fin da piccolo e da subito inizia a studiare per imparare il più possibile.

Monther: la scelta di lasciare l’Iraq

Gli anni da Faysal I a Faysal II rappresentano per gli iracheni il passaggio delle due grandi guerre mondiali, con l’influenza dell’Europa soprattutto degli inglesi. Non solo regnanti, “il nostro re era come un profeta” sottolinea Monther, tanto che la passione per l’Italia di Faysal I, amico dello scultore Pietro Canonica, diventa la méta del suo viaggio dei sogni. Nel 1958 il golpe militare rovescia la monarchia, accusata di essere filo-inglese, Fayfal II e tutta la sua famiglia vengono uccisi. Sono immagini che colpiscono duramente il popolo iracheno innamorato del proprio re, “sentivo che qualcosa stava cambiando e non in bene, non era più il posto per me. Poco dopo è morto mio padre e ho deciso di partire“.

Da Baghdad a Damasco “dove ho iniziato a lavorare per un giornale: facevo i disegni. Sono rimasto 4 anni e lì è iniziata la mia fortuna perché ho conosciuto i direttore della Accademia di Belle Arti”. Non aveva però i documenti, necessari per coronare il suo sogno. Finalmente li ottiene e parte: arriva a Roma agli inizi degli anni ’70 superando l’esame per entrare all’Accademia delle Belle Arti.  Studia scultura con Venanzio Crocetti e si diploma nel 1975.

Monther: Roma e gli anni dell’Accademia delle Belle Arti

MontherMantenersi in quegli anni non è stato facile. Vivevo in affitto in una stanza vicino all’accademia.  Avevo portato con me 60 kg di materiale, opere di diverso genere. Tra queste una scultura in legno, un basso rilievo, che avevo lasciato esposta in un bar in Via del Vantaggio, frequentato da artisti.  Un commerciante di Piazza Augusto Imperatore vede la scultura e chiede di chi è per acquistarla. Io azzardo una cifra ambiziosa: un milione di lire. E lui dice sì. Ho aperto subito un conto in banca e ho iniziato a metter i soldi da parte”.
La sera  Monther vende per le strade del centro delle silhouettes realizzate al momento con una forbice da barbiere “riuscivo a raccogliere 40mila lire a sera ed erano tante”.
La vita romana è densa di traslochi dal centro a Portuense, passando per San Giovanni e per i Parioli, sempre lavorando e imparando nuove tecniche.

Monther: dopo 25 anni, il ritorno a Baghdad

Nel 1993, 25 anni dopo la sua partenza, Monther torna a Baghdad su invito del Ministero della Cultura, richiamato con gli onori di artista per un’esposizione. È l’occasione per riabbracciare la madre con la quale riesce a passare un intero mese: “non smetteva più di parlare, aveva 25 anni da raccontarmi”.

Monther italiano: vivere d’arte, vivere di restauro

Monther è però cittadino italiano: agli inizi degli anni 80 ottiene la cittadinanza.

Monther Via Nizza
Via Nizza 134

Negli anni dopo l’accademia i suoi colleghi scelgono l’insegnamento per mantenersi: vivere di sola arte non è possibile. Monther scopre presto l’importanza del restauro in una città come Roma con tante antichità a cui ridare splendore: restaurare diventa la sua nuova professione.

“Avrei voluto una famiglia, ma non sono stato fortunato, non ho trovato la mia metà della mela. O si trova quella o è meglio rimanere liberi. Ho scelto il mio sogno, l’Italia, e ho sposato la libertà”.

Via Nizza 134 è l’indirizzo dove oggi Monther ha il suo studio: pittura, scultura, restauro, uno scrigno fatto di cunicoli e archi proprio accanto al museo Macro.

Silvia Costantini
(24 aprile 2019)

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