Un grande festival della cultura Indiana si è svolto al Teatro India coinvolgendo i cittadini romani, tre giorni, di eventi, laboratori e conferenze sulla cultura indiana.
Organizzato dall’ambasciata indiana a Roma, l’iniziativa ha portato i costumi, i sapori ed i suoni dell’India nella capitale, esibendo gli aspetti culturali più caratteristiche del paese.
“l’idea nasce dal voler portare un po’ di indianità, al pubblico italiano. Siamo soddisfatti della riuscita dell’evento visto che abbiamo visto una grande partecipazione.” Hanno dichiarato gli organizzatori al termine della giornata.
Meditazione per connettersi con se stessi
La meditazione è uno degli aspetti più emblematici della cultura indiana e gli ospiti dell’Incredibile India Festival in questi giorni hanno avuto l’occasione di partecipare a numerosi workshop, per tutti i livelli di preparazione in materia.
Marco Mattiuzzo, nome spirituale Lijesh Kumar, dell’Unione Induista Italiana, organizzazione che ha partecipato al festival con diverse iniziative, ha realizzato una lezione dal titolo Yoga e Natura.
“Durante questa lezione esploreremo quello che sono gli Asana, cioè le posizioni che si ispirano alla natura.
Ci sembra un modo abbastanza semplice per far capire alle persone, magari neofite, che lo Yoga non è solo una ginnastica, ma un qualcosa di più profondo che riconnette la persona che lo pratica con la natura, col cosmo e con se stesso.”
Arudra e Mahia sono due membri della comunità spirituale che si chiama AnandAssisi ed hanno partecipato al festival pubblicizzando la loro realtà.
Situata poco fuori la cittadina umbra si tratta di una comunità spirituale in cui vivono circa 120 residenti che si occupano di portare avanti le attività interne, come l’azienda agricola e l’accademia d’arte, sulla pratica della meditazione e dello yoga e su come applicare questi principi in ogni ambito della vita.
“Tutti noi che viviamo lì abbiamo una cosa in comune, l’aver deciso di dedicare la nostra vita alla ricerca interiore. Pratichiamo lo Yoga e la meditazione ogni mattina, abbiamo un tempio e lì ci troviamo insieme con diverse persone” racconta Mahia, mentre Arudra spiega che la differenza principale tra la meditazione e la religione è che in quest’ultima “l’enfasi è basata sull’ istituzione, mentre nella spiritualità l’enfasi si fonda sull’esperienza individuale.”
La danza: l’importanza dello storytelling
Rosella Fanelli, è stata una delle poche persone ad aver intrapreso il duro percorso dello Gurushishya Paramparaq, ovvero un training di preparazione agli esami in cui è previsto che l’allievo viva 24 ore al giorno con il maestro.
Si tratta di una preparazione per entrare in accademia, dove poi Rosella è stata la prima persona occidentale ad aver conseguito i due titoli più importanti di danza Kathak, ovvero: il Praveen ed il Nipun.
“Il mio maestro Pandit Arjun Mishra, che avevo conosciuto nella città di Lucknow, mi ha preparato e ho superato l’esame per entrare in accademia. Lui ha letto in me la passione ed il desiderio che veniva dalla mia ricerca spirituale.
Non mi ha mai considerato come una straniera che volesse imparare per pura forma egoica lo studio della danza.”
Il kathak è uno stile di danza tipico della regione settentrionale dell’india, e per via della sua posizione geografica è molto influenzata da caratteristiche persiane ed arabesche.
Il danzatore deve conoscere tutte le scanzioni ritmiche della musica di accompagnamento al fine di applicarle alla coreografia, ma la vera peculiarità di questa tecnica sta nello storytelling, la parola stessa Kathak deriva da Katha che significa storia, ed infatti attraverso la gestualità delle mani, vengono danzati dei racconti.
Questa in realtà è una caratteristica molto comune nelle tecniche di ballo indiano, dal più famoso Bollywood, in cui i gesti delle mani sono al centro dell’attenzione, al meno noto e più antico e sacro Kutiyattam, ovvero l’unica forma di teatro in sanscrito giunta fino a noi. In questa tecnica una figura femminile invoca Shiva, Parvati e le altre divinità cosmiche.
Giovanna Summo è una danzatrice e coreografa che in una sua tournée in India si è appassionata all’unione profonda che c’è in questa terra tra il teatro e la danza. E così dal 2010 è tornata ogni anno in India per studiare a fondo il kutiyattam.
“Erano anni che non si organizzava un festival di questo tipo a Roma, quindi ringrazio molto l’Ambasciata, è stata un’esperienza bellissima, e un occasione per conoscere tantissimi artisti. Bisogna unire le forze di tutte le persone che sono interessate a questo tipo di cultura per promuoverla insieme.” Spiega Giovanna.
Le due ballerine si sono esibite la sera di sabato 27 settembre nello spettacolo di danza Nritya India-Dance of a Nation, a cui hanno partecipato anche tutti gli altri insegnanti delle discipline che sono state proposte durante i workshop per far conoscere una dopo l’altra le tecniche di danza indiana proposte nel festival.
Il cinema indiano oltre Bollywood
Un importane spazio è stato dato anche al cinema, altro aspetto fondamentale della cultura indiana, che spesso si pensa finisca con Bollywood ma che in realtà nasconde aspetti e titoli che molti ignorano.
Sono stati proiettati cortometraggi indiani ed è stata tenuta una conferenza sul cinema indiano in Italia.
“Mi trovavo in meditazione camminando sulle rive del mar arabico quando un bambino mi offrì una noce di cocco, in cambio volle soltanto che io ascoltassi la sua storia, si chiamava Lala” è così che il produttore Scapagnini racconta come è nata l’idea che prima è diventata libro, intitolato appunto “la storia di Lala” e poi nel 2024 un film, “Parikrama la storia di Lala”, Un film drammatico in cui il protagonista, Alssandro, un noto regista italiano, durante le riprese sul fiume sacro Narmada, incorntra Lala, appunto questo bambino che ha lasciato la sua casa per il lavoro.
Il festival ha naturalmente coperto le altre aree cutlurali, dalla storia con, come ospite, la studiosa Laura Weinstein, che nella conferenza intitolata “L’avorio indiano di Pompei” ha raccontato il percorso di una statuetta d’avorio ritrovata a Pompei che era stata realizzata nell’India centrale, sottolineando come tra l’impero Romano e l’India ci fosse stato un fortissimo rapporto commerciale incentrato soprattutto sull’importazione di spezie, gemme e legni pregiati.
Hanno arricchito lo spazio anche numerosi stand gastronomici tipici ed un bazar indiano ecosolidale, l’Incredible India Festival si è concluso domenica sera con un grande concerto di musica Classica indiana in cui si sono esibiti diversi musicisti da tutto il mondo.
Testo di Lorenzo Pugliese
Foto di Alessandro Guarino
(1 ottobre 2025)
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