Con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni, giovedì 26 marzo, il Parlamento europeo, in plenaria, ha dato l’avvio ai negoziati, sul Regolamento rimpatri, con il Consiglio, l’organo rappresentativo dei governi. La prossima riunione è in programma a metà aprile e, vista l’uniformità di vedute, le due istituzioni prevedono di poter concludere l’iter entro giugno.
Rimpatri più rapidi ed efficaci: i dati ad oggi
La proposta approvata introduce un’impostazione più restrittiva rispetto al quadro attuale e mira a rendere più rapidi ed efficaci i rimpatri. Infatti, secondo i dati Eurostat 2023, su 484.000 ordini di rimpatrio emessi, sono stati effettivamente eseguiti solo 111.000, meno di un quarto dei cittadini destinatari di un ordine di espulsione lascia effettivamente l’UE. Per quanto riguarda l’Italia, l’Eurostat conta 4.480 rimpatri nel 2024 e poco più, 4780 nel 2025, meno rispetto a Germania, Francia, Svezia, Polonia e altri Paesi europei che non sono di primo approdo. Il titolare del Viminale, il ministro Matteo Piantedosi, aveva invece dichiarato settemila rimpatriati nel 2025.
L’appello delle associazioni che tutelano i minori
In vista del voto in plenaria, 20 organizzazioni della società civile attive per la tutela dei minori, hanno sottoscritto un appello urgente, rivolto ai membri dell’intero Parlamento europeo, invitandoli a respingere il compromesso, raggiunto il 9 marzo nella Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) sul cosiddetto Regolamento Rimpatri, e a lavorare per un quadro normativo che, invece, tuteli davvero l’interesse superiore del minore, rispetti i diritti fondamentali e gli standard internazionali, garantisca alternative stabili alla detenzione, evitandola per i minori, e preveda percorsi di protezione e inclusione per i bambini e le famiglie coinvolte.
Le associazioni che hanno firmato l’appello sono:-Ai.bi, Agevolando, Amnesty International Italia, ARCI ASGI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI ETS, CIDAS, CISMAI, CNCA, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International Italia, Intersos, Oxfam, Save the Children, SOS Villaggi dei bambini, Terre des Hommes Italia, Tutori in rete.
Gravi rischi per i minori soli e famiglie con bambini
Secondo le organizzazioni la proposta attuale mette seriamente a rischio migliaia di minori soli e famiglie con bambini, ignorando principi fondamentali del diritto europeo e internazionale in materia di diritti umani e aggravando le criticità di un sistema già fragile. “Due minori su tre coinvolti in procedure di rimpatrio restano già oggi nell’UE per anni, senza status giuridico né accesso ai servizi. Questa normativa rischierebbe di allargare quel limbo, non di risolverlo.” Affermano nel loro appello le organizzazioni firmatarie.
Elemento ulteriore di grave preoccupazione, è poi la possibilità di rimpatriare i minori, inclusi quelli non accompagnati, verso Paesi con cui essi non hanno alcun legame significativo né prospettive di integrazione sicura e dove non esistono garanzie adeguate di accoglienza, unità familiare o protezione, esponendoli a trasferimenti traumatici, a condizioni di vulnerabilità estrema e a detenzione de facto.
L’appello dei medici e professionisti della sanità
Oltre mille professionisti del comparto sanitario hanno invece firmato l’appello di Medici del mondo che denuncia gli effetti deleteri, su tutta la società, del regolamento: contribuirà all’esclusione dalle cure di migliaia di persone e romperà un pilastro della deontologia medica, la confidenzialità con il paziente. «Ci rifiutiamo di diventare strumenti dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione», scrivono.
I punti principali approvati nella proposta del 26 marzo
- I cittadini di paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio sono tenuti a cooperare con le autorità competenti, per lasciare il territorio dell’UE.
- In caso di non cooperazione, i rimpatriandi possono essere detenuti fino a 24 mesi, anche se minori non accompagnati.
- I rimpatri dei cittadini stranieri possono essere effettuati verso un paese terzo, non collegato alla loro origine, a condizione che abbiano stipulato accordi bilaterali per la costruzione di centri chiamati hub di rimpatrio i cosiddetti “return hubs”.
- Norme più rigorose che permettono espulsioni più facili e controlli più rigidi, vengono introdotte per le persone che, secondo le autorità nazionali degli Stati membri, rappresentano un rischio per la sicurezza.
- Sostegno finanziario e operativo da parte dell’UE e delle sue agenzie ai paesi UE.
Cosa succederà ora
Nei prossimi giorni si aprono i triloghi, i tavoli informali tra Parlamento, Consiglio e Commissione in cui si cercherà un compromesso articolo per articolo.
Il negoziato parte da una posizione politica già abbastanza allineata tra governi e maggioranza parlamentare, quindi non vengono previsti scontri per l’approvazione del testo. Se i negoziatori trovano un accordo, il compromesso rientrerà in aula per il voto finale del Parlamento e in Consiglio per l’adozione formale. Solo allora il regolamento sarà pubblicato e, dopo un periodo di transizione, in genere di alcuni mesi, potrà entrare in vigore.
Le reazioni della politica italiana
“il PPE – il Partito popolare europeo -tradisce sé stesso alleandosi con l’estrema destra” commenta Cecilia Strada, del PD ” Questo è regolamento deportazioni”. Esultano Lega e FdI. “L’Europa va nella direzione giusta”, ha commentato la premier italiana, Giorgia Meloni.
Le parole di Amnesty International
“Oggi il Parlamento europeo ha votato per ampliare i propositi punitivi dell’Unione europea basati su arresti ed espulsioni” ha dichiarato Eve Geddie, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, “Questo voto è il segnale della crescente tendenza verso politiche dannose, escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con preoccupanti ripercussioni per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove. Altro che ridurre le situazioni irregolari: queste proposte rischiano d’intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni pericolose”.
Nadia Luminati
(28 marzo 2026)
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