Il logo di SaMiFo sembra una capanna, dove il tetto è stilizzato in due braccia che si incontrano. Per migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, in vent’anni di attività, SaMiFo ha rappresentato questo: una casa. Una casa della salute per chi non ha una casa.
Il 21 aprile, sotto l’imponenza della Sala Sistina dell’Ospedale Santo Spirito, sono stati festeggiati due decenni di lavoro e di impegno di questo centro dedicato alla salute dei migranti forzati, insieme alle persone e alle realtà che ne hanno accompagnato l’attività.
L’evento “Pratiche, saperi e politiche per la tutela della salute delle persone rifugiate”, organizzato in occasione del ventennale del Centro SaMiFo – Salute Migranti Forzati, è stata una giornata piena di incontri, un calendario fitto di eventi, dove il clima respirato è stato quello di amicizia e di rispetto, di impegno e gentilezza, e dove la figura del suo direttore, il dottor Gianfranco Santone, ha dispensato a tutti un sorriso, senza rubare il palco a nessuno, nello stesso spirito di accoglienza che ha sempre caratterizzato questa realtà virtuosa del territorio romano.
Accogliere la persona con umanità
Una casa della salute perché la casa non c’è.
Il rispetto prima di tutto.
Insegnare a camminare da soli.
Si respira fiducia.
Dove si può capire e a farsi capire.
Dove le parole trovano spazio.
Queste frasi, estrapolate dal breve video celebrativo realizzato per il ventennale di SaMiFo, raccontano di un luogo che ha sempre e solo messo al centro l’incontro con le persone e non con i numeri, dove l’approccio rigoroso e la professionalità non hanno mai perso la delicatezza di chi si è posto l’obiettivo di capire. Durante la giornata, le testimonianze di alcuni pazienti lo hanno affermato senza retorica: “In Italia sarò sempre straniero, SaMiFo è casa, qui ho trovato gente che in grado di capire”, racconta Ambrosis, un vescovo ortodosso, apolide, originario dell’ex Unione Sovietica, e Juliana, venezuelana, che ora ha un lavoro stabile a Fiumicino, nello stesso luogo dove anni prima era arrivata senza speranza e piena di paura.
La simulazione immersiva di una prima visita psichiatrica realizzata con il metaverso, pensata per permettere ai medici e agli operatori tirocinanti di comprendere la centralità dell’approccio con le vittime di tortura, ha consentito anche al pubblico di sperimentare come le stesse domande, formulate con quattro modalità diverse, potessero produrre differenti reazioni fino ad arrivare, paradossalmente, ad aumentare le fragilità emotive dei pazienti.
I mediatori culturali: ponte fra due mondi
Fondamentali, nell’approccio sociosanitario di SaMiFo, sono infatti le figure professionali dei mediatori culturali. Non traduttori linguistici, ma indispensabili portavoce che diventano il ponte tra due mondi. Come ha ricordato la presidentessa di CIES, Elisabetta Melandri, uomini e donne che hanno già affrontato le difficoltà del percorso di integrazione e magari condiviso traumi analoghi, a cui viene richiesto di ricucire l’identità del passato e quella frantumata del presente di chi hanno di fronte, per questo spesso i più esposti allo stress.
Figure che Santone ritiene debbano “essere strutturali in ogni centro sanitario, perché indispensabili alla corretta valutazione diagnostica”. E ribadisce Sansone “sicuramente la mediazione linguistico culturale, assieme alla multidisciplinarietà dei nostri interventi, alla professionalità messa in campo dagli operatori e alla capacità di muoverci fra rigorosità scientifica e umanità sono gli aspetti che ci lasciano più soddisfatti”.
Anche Amref, da dieci anni partner di SaMiFo, impegnata nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili in Africa e in Italia, ha contribuito alla formazione di operatori sanitari nei propri centri a Roma, Milano, Torino e Padova che, come ha ricordato Marta Sachy, sono poi ritornati nei propri presidi sanitari con “occhi nuovi”.
Vent’anni di collaborazioni
Giancarlo Santone ha evidenziato le “tante iniziative messe in atto, che oltre all’assistenza socio-sanitaria si sono incentrate sulla formazione, l’advocacy e la prevenzione, finanche le reti e i gruppi di lavoro che abbiamo contribuito a far nascere su diversi temi come tortura, mutilazioni genitali e tanto altro”.
Elemento imprescindibile del lavoro di SaMiFo per incidere sulla struttura sociale è stato il territorio. Tante sono le organizzazioni che, in modo orizzontale, negli anni hanno intessuto collaborazioni con SaMiFo e che sono intervenute durante le diverse tavole rotonde.
A partire dal Centro Astalli, dagli esordi partner storico insieme alla Asl Roma I. Il suo Presidente, Padre Camillo Ripamonti, ha ribadito che la società civile ha la responsabilità di lavorare nella direzione opposta a quella che si sta prospettando da tempo, a livello non solo italiano ma anche europeo, che propone la chiusura delle frontiere all’accoglienza, e come il nuovo Patto Europeo Migrazione e Asilo, che sarà operativo da giugno, non possa e non debba essere considerato come l’unica soluzione possibile ad un fenomeno sociale che continua, invece, ad esser strumentalizzato come emergenziale.
Salvatore Geraci, responsabile medico dell’Area Sanitaria Caritas, ha sottolineato come lo slogan scelto per l’ambulatorio di via Marsala, “Accogliere è già curare”, sia significativo di un metodo e di un’etica di servizio. Ha ricordato di come, nel pieno dell’emergenza freddo durante il Giubileo del 2000 e poi nuovamente nel 2015 durante l’emergenza Nord Africa, Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco avessero lanciato l’appello di aprire case e parrocchie per accogliere senzatetto e migranti, dando inizio ad un’accoglienza diffusa che è stata capace di trasformare il contatto con l’altro in un rapporto 1-1 e dove il migrante ha potuto riacquistare un nome ed un’identità propria.
Giulia Cochella, in rappresentanza di Gris Lazio, Gruppo Immigrazione Salute, ha ricordato il lavoro di questa rete locale che racchiude 56 organismi pubblici e privati e tutte le Asl del Lazio, nata nel 1995 per aiutare i migranti non regolari ad avere accesso alle cure prima che questo venisse istituzionalizzato, in un momento storico che definisce “magico e pionieristico”, in cui tante altre realtà romane ed italiane sorgevano condividendo gli stessi valori, come Caritas, Astalli, Casa dei Diritti Sociali per citarne alcune.
Camilla Orlandi, di ANCI, ha messo in luce le problematiche e le fragilità del sistema di accoglienza SAI in rapporto al diritto alla salute, in quanto sistemi di welfare e non di tipo sanitario, distribuiti sul territorio italiano a macchia di leopardo, in quanto esistono realtà integrate in cui accoglienza e sistema sanitario lavorano in modo sinergico, come per esempio SaMiFo, ed altre in cui, invece, le due realtà risultano conflittuali.
La necessità di fare rete, per promuovere e replicare buone pratiche ed esperienze di eccellenza, è stato ribadito da Roberta Petrillo e Chiara Pelaia, rappresentanti rispettivamente per UNICEF ECARO e UNHCR, patrocinatore dell’evento. Entrambe hanno ricordato come le due agenzie sorelle delle Nazioni Unite sostengano realtà già esistenti sul territorio italiano, stimolando le collaborazioni per un approccio integrato, con l’obiettivo di incoraggiarne il passaggio da eccellenze territoriali a realtà sistematiche e strutturali.
Obiettivo condiviso dal dottor Santone a conclusione dell’incontro, quando si è impegnato a diventare portavoce presso tutte le Regioni del modello integrato promosso da SaMiFo, per il momento accolto solo in Toscana ed Emilia Romagna, in quanto esempio virtuoso, e replicabile, di integrazione socio sanitaria per la cura e l’applicazione del diritto alla salute.
Natascia Accatino
(21 aprile 2026)
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