Cuba, la rivoluzione continua o si arrende?

Irma arriva a Roma nel 1994. Nel 1992 aveva conseguito la Laurea in Arte danzaria presso l’ISA, l’ Universidad de las Artes di Havana a Cuba. Ha dovuto laurearsi per insegnare a danzare? “La storia di Cuba si racconta anche attraverso la danza” spiega Irma. Ricordi il periodo in cui ti sei laureata? “Certo, anche allora era un momento molto difficile” – nel 1989 era caduto il muro di Berlino e veniva meno il supporto della ormai ex Unione Sovietica – prosegue Irma, “è stato difficile andare avanti, la sera studiavo al lume di candela, mancava il cibo, però c’era la forza di continuare a vivere; nel ’94 mi è stato offerto un contratto a tempo indetrminato per lavorare a Roma e io e mio marito, Ulises Mora, abbiamo deciso di trasferirci in Italia, gli Italiani hanno molte cose in comune con i Cubani, lavorare qui era un’occasione unica, mettere in atto un progetto per uno scambio culturale fra Cuba e Italia, così nel 2001, parte il progetto Timbalaye per la promozione delle cultura cubana, ora abbiamo sedi anche in Messico e a Panama”. A Roma Irma e Ulises aprono diverse scuole di danza cubana e nel 2012 il Comune di Roma gli riconosce un premio per il progetto Timbalaye.

Tornare a Cuba? Non sono mai partita

Hai mai pensato di tornare nel tuo Paese? “In realtà non ho mai sentito di essere andata via, torno spesso a Cuba, anche due tre volte l’anno, ho scuole di danza anche lì”.Cosa pensi della situazione attuale? “La situazione è molto critica anche se dal 1962 in poi – anno in cui gli Stati Uniti votarono per El Bloqueo economico – Cuba non è mai uscita dalla crisi, far crollare il sistema economico significava far crollare Cuba. Non avere rapporti economici significa non poter crescere, solo lo scambio può farci sopravvivere”. Durante la presidenza di Obama, dal 2009 al 2017, i rapporti con gli Stati Uniti erano migliorati? durante quel periodo la situazione era un po’ migliorata, è stata una fase di speranza ma sapevamo che sarebbe stata momentanea”.

Il problema di Cuba è un problema dell’Umanità

 Cosa vi  fatto andare avanti il popolo cubano, dal 2017 in poi? “La Révolucion è stato un processo di crescita che ha interessato un popolo intero, scuole e sanità sono state le priorità, oggi però il problema di Cuba non è circoscritto al mio Paese, è un problema che riguarda tutta l’umanità, basta vedere cosa succede negli Stati Uniti con ICE” . Come pensano di resistere i tuoi connazionali? “Loro possono decidere di restare e resistere o mettersi nelle mani degli USA, Cuba vuole dialogare ma sembra che non ci siano margini per un accordo pacifico”. Forse perché c’è il Partito comunista, questo è un problema per Stati Uniti. “Ad essere sinceri il problema non è il Partito Comunista Cubano, ma il popolo cubano che è un popolo colto e sano e non vuole che Cuba diventi un altro tassello, far parte dell’America’s backyard – che non è il giardino ma il cortile di servizio  -…”.

La speranza dei Cubani, chi va e chi resta

Allora non c’è speranza? “Io spero nella bontà dell’essere umano e che ci sia una mobilitazione mondiale che porti gli Stati Uniti ad un atteggiamento più conciliante”. Molti Cubani vogliono resistere ma altri sono andati all’estero, soprattutto scienziati e giovani. “Certo, chi non è attirato da una vita migliore, dal guadagno? Ma la maggioranza è rimasta – il 27 gennaio, giorno in cui si commemora l’eroe nazionale José Martì, centinai di migliaia di studenti universitari, lavoratori e militari si sono riversati nelle strade di Havana per dimostrare la solidarietà con le decisioni del governo, altri come me sono in contatto continuo con chi è rimasto per dare una mano e aiutare”. Cosa ne pensi dell’attuale Presidente della Repubblica, Miguel-Dìaz Canel? “Lui è uno di quei giovani. i migliori, che sono cresciuti nelle Università volute da Fidel Castro, crede nei principi della Rivoluzione ed è sincero”

Fidel Castro il leader che vive nel cuore dei Cubani

Dopo la morte di Fidel Castro si è sentita la mancanza di un leader? “Scherzi? Fidel Castro è morto fisicamente ma è vivo, nel senso che quello che ha detto è più attuale oggi che ieri. lui aveva capito molto bene che sarebbe stato difficile resistere – dopo la crisi del 1989, Fidel aveva voluto quella che viene ricordata come la Révolucion Energetica sostenibile, Cuba era all’avanguardia, tanto che nel 2001 aveva ottenuto il Premio “Global 500” del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP)”. 

I Cubani si organizzano per sopravvivere

Quanto pensi che possa resistere il popolo cubano ora che, dopo la cattura del Presidente Maduro, non potete più contare sul pegtrolio venezuelano? “Poco, la situazione si deve sbloccare presto, anche se i Cubani si stanno organizzando per sopravvivere non per mollare, Canel ha parlato al popolo, ha spiegato le misure che ha preso per andare avanti, si è richiamato alla Révolucion Energetica degli anni 2000 e prevede di arrivare al 24% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 – Cuba dipende per il 95% da energia di origine fossile – sono state ridotte le giornate lavorative, 4 giorni alla settimana, a Havana c’erano tre ospedali di ostetricia, ora ne funziona uno ma la sanità è una di quelle cose che si proteggono al massimo, c’è un progetto per le persone più vulnerabili,  i Cubani vengono educati all’empatia verso il prossimo e a condividere, non è il Governo ma il tuo vicino che si prende cura di te, il popolo è unito e, cosa importante, si mantengono le comunicazioni, Cuba non è isolata, io ho fiducia che tutto questo smuova gli altri Stati a a fare qualcosa per aiutare Cuba ad uscire da questa difficilissimo momento”.

Chi prenderà in mano la guida del Paese? I gusanos o i patriotas?

Cuba conta 11 milioni di abitanti, anche se una parte pensa di poter abbandonare l’isola e altri sperano nella capitolazione del Presdidente Canel, la maggioranza sembra propensa a resistere. Fino a quando e come resisteranno nessuno lo sa. Nel frattempo, come ausoica Irma, l’Umanità si muove, due navi messicane sono approdate nel porto di Havana con alimenti, medicine e prodotti per l’igiene. E ci sono le organizzazioni internazionali, Progressive International sta organizzando la partenza della Nuestra América Flotilla per Cuba. La Flotilla, come fu per Gaza, potrà contare su imbarcazioni provenienti da diversi Paesi, salperà a marzo per portare beni di prima necessità a Cuba. La storia vuole che i cubani siano sempre stati divisi fra gusanos, i traditori, e patriotas, se il governo cubano accetterà “un accordo prima che sia troppo tardi” allora, chi prenderà in mano la situazione?

Livia Gorini
(14 febbraio 2026)

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