La crudeltà della morte del giovane maliano aggredito e ucciso a Taranto perché di pelle nera non appartiene alla cronaca nera; segnala piuttosto che la violenza oggi assume anche forme di razzismo.
Pensavamo che la storia e la scienza lo avessero liquidato in quanto sistema di pensiero, ma in un contesto di instabilità e perdita di speranza nel futuro, la demagogia prende il posto della ragione. E i migranti diventano il capro espiatorio dell’incapacità di proporre soluzioni ai problemi, come dimostra la più restrittiva versione del nuovo Patto UE Migrazione Asilo adottata dal Consiglio d’Europa.

Ma perché i migranti vengono rappresentati come una minaccia alla coesione sociale, visto che, anche solo in un’ottica utilitaristica, in un paese in declino demografico come il nostro sono necessari? (V. il Decreto Flussi 2026-’28) La politica è in grado in questa fase di interpretare la realtà e trovare le soluzioni opportune? Come garantire la sicurezza dei cittadini?
Come stanno le cose nella realtà
Le risposte a queste domande, insieme a una dettagliata analisi della realtà, basata su dati e confronti sull’andamento delle migrazioni, si trovano nel recente libro Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica, scritto da Franco Gabrielli (tra le diverse funzioni anche ex capo di polizia) e Carlo Bonini (giornalista).
I DATI
– Sbarchi – 2023: 157.651 (il 50% in più rispetto al 2022); 2024: 66.617 (quindi diminuiti); 2025: 66.296.
– I MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati): 12.142 nel 2025; 8.752 nel 2024. Ancor meno per questo segmento dell’immigrazione si tratta di una questione di sicurezza, bensì di tutela, presa in carico educativa, prevenzione della devianza.
– Rimpatri: nel triennio 2023-2025 sono stati circa 17.000, scendendo al 5,91% degli arrivi; mentre nel triennio 2017-2019 erano il 13,22%.
Il fallimento dei centri in Albania è costato finora 670 milioni di euro.
– Morti in mare: 820 morti (il 9,5%) su 8.599 arrivi in questa prima parte del 2026; contro 438 morti (circa il 2,5%) su 17.457 arrivi nel 2025. Ma i morti stanno aumentando in questi giorni, anche per la penalizzazione delle ONG.
Quindi non c’è relazione tra provvedimenti di chiusura e numeri degli sbarchi, e la promessa del “mare chiuso” si è rivelata una mera figura retorica più che un’azione di governo. La rappresentazione spettacolare degli sbarchi da Cutro in poi e la criminalizzazione delle Ong sono servite solo ad alimentare un sentimento di paura, estremizzando la situazione e indicando soluzioni semplicistiche.
Per una politica dell’integrazione e per la sicurezza
L’alternativa alla politica della chiusura non è accoglierli tutti, ma come “come integrare bene chi resta nel nostro paese perché diventi cittadinanza attiva e non nuova marginalità”, evitando così l’aumento degli overstayers (persone entrate regolarmente, trattenute poi oltre i termini del permesso). L’assenza di una politica di integrazione favorisce la precarietà, questa la irregolarità e la marginalità.
LE PROPOSTE:
1◦ asse – Legalità: Canali d’ingresso regolari; Lotta alla tratta di esseri umani e al caporalato; Gestione degli overstayers attraverso il lavoro regolare oppure rimpatrio assistito.
2◦ asse – Integrazione: Insegnamento dell’italiano; Scuola come spina dorsale dell’inclusione; Garanzia di accesso al lavoro; Casa.
3◦ asse – Sicurezza e coesione: Presidi territoriali con mediatori culturali; Pluralismo religioso; Patti di coesistenza nei piccoli Comuni con regole condivise.
Fondamentale per la gestione dell’immigrazione è la creazione di nuovo ministero con il compito di legare quote d’ingresso, formazione, alloggi, servizi e sicurezza.
Luciana Scarcia
(17 maggio 2026)
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