Ci sono tante forme di migrazione e non sempre la migrazione corrisponde alla necessità, alla fatica, alla ricerca di una vita migliore. Può essere anche una scelta, consentita da un destino che è stato clemente e ha regalato il lusso di poter scegliere dove vivere.
Un privilegio, questo, riservato sempre a chi è nato nella parte giusta del mondo, dove il passaporto può aprire tutte le frontiere, ma anche a chi ha potuto nascere in contesti privilegiati e colti, dove l’esperienza del viaggio e dell’incontro erano già parte della storia famigliare.
Appartiene a questa seconda categoria la scrittrice che Piuculture ha scelto come testimonial per il Social Fest 2026 che, come la stessa autrice scrive nell’introduzione di Cuore a metà. Vite tra due mondi, non si definisce una migrante classica ma piuttosto una cittadina del mondo.
Identità migrante
Neeman Sobhan ha studiato prima all’università a Dacca in Bangladesh, ha proseguito gli studi negli Stati Uniti, ha potuto girare il mondo per poi scegliere Roma, innamorandosi follemente della città. Da quasi cinquant’anni vive qui: a Roma sono nati i suoi figli, in una clinica al Gianicolo, qui ha insegnato lingua bengali ed inglese alla Sapienza.
Roma è diventata la sua città adottiva, eppure non ha mai perso il contatto con le sue radici, e con orgoglio e malinconia l’amore per il Bangladesh -che prima era Pakistan Orientale e prima ancora India- traspare dalle pagine dei suoi racconti.
Tutti incentrati su figure femminili, Neeman scrive di donne lontane da casa alle prese con l’integrazione di due o più mondi, con la ricostruzione di un’identità e di un’appartenenza, senza smettere di interrogarsi su cosa sia, alla fine, il concetto di “casa”.
Temi questi -l’identità, lo sradicamento, la ricostruzione, la giusta narrazione delle comunità straniere con l’occhio curioso e rispettoso dell’intercultura- che Puculture porta avanti da oltre quindici anni.
Un panel a più voci
Per approfondire ulteriormente le tematiche affrontate, abbiamo voluto creare un panel a più voci, al quale potessero contribuire altri punti di vista ed analisi della società migrante.
Abbiamo invitato Marco Bruno, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Sapienza, Katiuscia Carnà, orientalista e ricercatrice a Roma Tre e coautrice di Kotha. Donne bangladesi nella Roma che cambia, e Sanjita Akther che da anni lavora sul territorio come operatrice e mediatrice culturale, supportando le donne di questa comunità in ogni esigenza, dall’inserimento dei figli a scuola al percorso legato alla gravidanza, mentre all’attrice Luisa Rolli verrà affidata la lettura di alcuni brani del libro.
Vogliamo che il contributo di Piuculture al Social Fest 2026 sia un altro sguardo sulla migrazione, una migrazione sicuramente meno difficile dal punto di vista economico e logistico ma che, in comune con le altre dettate invece dalla necessità, condivide la stessa nostalgia racchiusa nel cuore, continuando ad chiedersi dove sia “casa” e cosa sia “l’identità”.
Quando abbiamo chiesto all’autrice quale messaggio vorrebbe arrivasse al pubblico, la sua risposta ha incarnato perfettamente lo spirito sia del festival che di Piuculture: “Leggete le storie degli altri, conoscete i vostri vicini, parlate con i nuovi arrivati, condividete il cibo e celebrate le feste altrui. Vi renderete conto che dietro tutte le colorate ed esotiche differenze culturali si cela la stessa essenziale somiglianza, la nostra comune e vulnerabile umanità. Siamo tutti uguali. Siamo tutti rami della stessa famiglia”.
- Appuntamento con Neeman Sobhan:
4 giugno 18:00-20:00 – Welcome Center, Piazzale Tiburtino
Natascia Kelly Accatino
(1 giugno 2026)
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