Vite a colori: quando i giovani sfidano il razzismo con l’arte

ROMA – Il 29 maggio, al Welcome Center della Stazione Tiburtina, nell’ambito del Tiburtina Social Fest, è stato presentato il progetto “Vite a Colori: Raccontare il Razzismo, Disegnare l’Inclusione”, realizzato dagli studenti del Liceo Artistico e Grafico “Enzo Rossi” di Roma. Il progetto ha coinvolto gli studenti in laboratori grafici, pittorici e narrativi sui temi del razzismo, dei pregiudizi, dell’identità e dell’inclusione. Sono state presentate 8 tavole pittoriche e 4 tavole grafiche realizzate dagli studenti. Durante l’evento, alcuni studenti hanno raccontato il significato delle loro opere.

Cesare, 17 anni, ha presentato un lavoro che rappresenta un uomo dalle fattezze poco definite che dipinge di nero una parete originariamente piena di colori. L’opera vuole rappresentare il razzismo come un gesto che cancella le differenze e rende più omogenea la società. Lo studente ha spiegato che, secondo lui, il razzismo non porta a miglioramenti o soluzioni, ma rappresenta una scelta più semplice rispetto all’inclusione. Alla domanda sull’inclusione, Cesare ha risposto che per lui significa “passare un pezzo di pane a chi ha fame, indipendentemente da chi è”. Ha aggiunto che è importante sviluppare un pensiero autonomo e non basarsi su informazioni che possono portare a pregiudizi. Ha raccontato anche di aver avuto esperienze positive con persone di diversa provenienza, tra cui amici di seconda generazione e migranti. Rachele Luttazzi, 16 anni, ha presentato un’opera dedicata al tema dello straniero, raffigurato come una bambina completamente censurata e resa sfocata attraverso un effetto grigio e pixelato. L’opera si basa sulla frase “lo straniero è qualcuno che non conosciamo ancora”. Rachele ha spiegato che il grigio è stato usato come simbolo dell’ignoranza e che l’effetto di sfocatura rappresenta qualcuno che non si conosce. Ha aggiunto che la sua opera vuole mostrare come le persone possano essere viste in modo diverso a seconda dello sguardo di chi osserva, e come spesso si tenda a etichettare gli altri prima di conoscerli. Ha inoltre raccontato che, nella vita quotidiana, capita spesso che le persone facciano domande sulle origini prima ancora di conoscere qualcuno, come chiedere “da dove vieni veramente”. Nel corso del progetto, gli studenti hanno sottolineato l’importanza di non banalizzare i temi legati al razzismo e all’inclusione e di affrontarli in modo consapevole attraverso l’arte. Il progetto “Vite a Colori” è stato realizzato nell’ambito di un percorso educativo che ha visto la collaborazione di docenti e associazioni, e ha portato alla realizzazione di opere dedicate ai temi della discriminazione, dell’accoglienza e della convivenza tra culture diverse.

Maryam Barak (1 Giugno 2026)

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