Per cambiare l’ordine delle cose, fare il punto sul DL 100/26

L’assemblea on line organizzata dal Forum “Per cambiare l’ordine delle cose” si è tenuta online l’8 luglio. Obiettivo dell’incontro è stato quello di fare il punto sull’entrata in vigore del DL 100/26 per l’implementazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo del 14 maggio 2024. Il DL del 12 giugno 2026 interviene, nello specifico, sulle procedure accelerate di frontiera e i rimpatri, stabilisce le nuove regole relative alla registrazione e formalizzazione delle domande di asilo e dell’accoglienza dei richiedenti, introduce specifici screening di sicurezza nei confronti degli immigrati extra UE alle frontiere.

Situazione sbarchi e ordini di espulsione al 30 giugno 2026

Di fatto al 30 giugno 2026 si è registrata in Italia una sensibile diminuzione degli sbarchi dei migranti, nello stesso periodo, si passa dai 31.948 del 2025 ai 14.869 del 2026.  Del resto, già dal 2023 si era registrato un netto calo totale degli sbarchi, da 157.651 ai 66.316 del 2025. Parimenti, il numero degli ordini di espulsione è in diminuzione rispetto all’ultimo trimestre del 2025. I numeri degli ordini di espulsione non coincidono, peraltro, con gli effettivi rimpatri in Paesi terzi, in Europa, su 108.475 persone che hanno ricevuto un ordine di espulsione, 34.550 sono state rimpatriate in Paesi terzi.

Il punto della situazione al termine della Road Map 2.0

Siamo giunti al termine della Road Map 2.0, nata con lo scopo di monitorare l’implementazione del Patto Europeo su migrazione e asilo, l’Assemblea focalizza il dibattito su tre punti:

  • lo stato dell’arte ovvero fare il punto della situazione
  • dare voce ai territori e alle esperienze che vengono vissute direttamente
  • capire se gli strumenti adottati sono sufficienti a garantire un monitoraggio dal basso

Evitare la confusione per verificare il rispetto dei diritti

Il Patto Europeo cambia l’ordine delle cose ma fa anche molta confusione, con il sospetto però che il caos sia voluto per ostacolare coloro che cercano di verificare il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, ha rilevato Giovanna Cavallo, coordinatrice del dibattito.
Gianfranco Schiavone cerca di dare un senso a ciò che sta accadendo da quando è stato pubblicato il DL 100/26, che definisce una vera catastrofe, “Hanno implementato” dice “solo alcune delle direttive europee”, e di fatto già questo sarà oggetto di ricorso da parte dei richiedenti, in quanto “la norma va applicata nella sua interezza mentre il Decreto legifera solo sulla parte relativa alla procedura accelerata, con precisione ha accolto solo l’art. 9 che limita il periodo entro il quale il professionista, chiamato ad intervenire a favore del richiedente asilo, può essere chiamato a rispondere dei danni cagionati nell’esercizio della propria attività, in contrasto con l’art 15 che prevede il diritto ad una consulenza legale.

Le tappe dello screening, il caos genera l’arbitrio

Lo screening dei richiedenti asilo prevede diverse tappe:

  • Identificazioni biometrici con segnalamento e registrazione nel sistema Eurodac (banca dati europea relativa ai richiedenti asilo e immigrati irregolari)
  • Verifica di sicurezza per accertamento sulla persona
  • Accertamento sanitario
  • Profilo di vulnerabilità, soprattutto in presenza di minori e/o vittime di violenze e abusi

Lo screening deve essere fatto in luoghi e da personale adeguato, ovvero l’autorità sanitaria. In realtà il caos non è solo organizzativo, denuncia Schiavone, ma “è causa dell’arbitrio con cui viene gestito il tutto; è, pertanto, urgente avere una griglia delle situazioni per capire cosa sta accadendo”. Del resto, già La Corte d’appello di Palermo si è pronunciata il 13/02/2026, disponendo il ripristino della procedura d’asilo ordinaria nei confronti del richiedente asilo in quando la procedura accelerata era stata eseguita in violazione dei diritti dello straniero. Le direttive del DL 100/26 hanno accelerato i tempi per lo screening e l’allontanamento, ridotto i tempi per i ricorsi e ampliato i casi in cui il migrante può essere trattenuto nelle strutture di confine.

Cosa accade sul territorio

Così Mimma D’Amico e Teresa Menchetti che partecipano dal Forum hanno richiesto un urgente confronto fra i territori al fine di conoscere le prassi messe in atto, in tale contesto, la società civile gioca un ruolo sempre più determinante nella denuncia degli illeciti. Sono state portate all’attenzione dell’Assemblea vari episodi avvenuti a Firenze e a Pavia dove minori e famiglie sono state arbitrariamente gestite dalle autorità.
Gli screenings sono fatti in fretta e senza personale come avviene a Lampedusa dove c’è una sola funzionaria a gestire i migranti che sbarcano, la questura sta cominciando solo ora a prendere i contatti con le Aziende sanitarie; d’altra parte, molte Aziende sanitarie si stanno rifiutando di effettuare gli screening.
Al Nord le cose non vanno meglio, Valentina, una dottoressa di Udine, denuncia l’impossibilità di gestire lo screening in una giornata come richiesto dalle autorità, le visite sono fatte nei locali della questura, privi dei minimi requisiti sanitari richiesti, “Si sono anche meravigliati perché è stato chiesto un locale predisposto e un lavandino”.

Il pericolo di perdere le persone

Francesca Viviani avvocata di ASGI, ha sottolineato l’importanza che le nuove norme vengano applicate solo alle richieste pervenute dopo il 12/6. “La preoccupazione primaria in questo caos organizzativo e amministrativo” dice “è quello di perdere le persone, rigettando la richiesta d’asilo”.

Insomma, nulla sembra essere cambiato se non in peggio per chi richiede la protezione internazionale. Le file fuori dalle questure sono sempre quelle, in accordo con la circolare della Pubblica Sicurezza, le questure restano infatti, competenti per la formalizzazione delle richieste, gli enti convenzionati che avrebbero dovuto essere operativi non sono ancora stati coinvolti.

Applicare gli strumenti del regolamento

In questo caos gestionale mancano anche, hanno rilevato i partecipanti al dibattito, le informazioni precise su quali possano essere definite zone di frontiera, “Reggio Calabria può essere definita zona di frontiera?”, si chiede Sofia Costanza.
Le procedure accelerate dovrebbero avvenire nella zona dell’attraversamento della frontiera esterna. In realtà, ha rilevato Schiavone, la procedura si attiva a sbarco avvenuto, se è vero che gli strumenti offerti dal regolamento sono deboli è anche vero che però ci sono e se applicati regolarmente sono uno strumento di tutela.

Il toolkit on line per segnalare le irregolarità

A tal fine il forum ha pensato ad un TOOLKIT on line a cui tutti possono accedere per segnalare le irregolarità delle procedure, un Kit prezioso da condividere. Sarà inoltre importante riattivare i tavoli locali per un confronto costante su ciò che avviene e per cercare di semplificare. Il Forum nel frattempo, ha concluso Giovanna, lavora da più di un anno senza finanziamenti.

Livia Gorini
(9 luglio 2026)

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