L’esperienza di chi è cresciuto a Spin Time, una convivenza possibile 

È passato poco più di un mese da quando Spin Time è stato sgomberato. Tredici anni da quando l’ex palazzo INPDAP, fu occupato.

I ricordi di Micaela

Lo ricorda bene Micaela, che è stata fra i primi ad entrare “Ero piccola, avevo 11 anni. Sono nata in Bolivia, la cittadinanza l’ho chiesta l’anno scorso. Avevo 4 anni quando sono arrivata in Italia”. La situazione è cambiata durante gli anni, “Mamma ha sempre lavorato, è venuta in Italia prima della mia nascita quando è rimasta incinta ha deciso di partorire in Bolivia e poi è tornata in Italia. Vivevamo a Monterotondo, mio padre è tornato in Bolivia, lei è rimasta sola, i soldi non bastavano a pagare l’affitto. Un’amica ci ha proposto di andare a vivere a Spin Time, il palazzo occupato da Action. Mamma mi aveva spiegato che non eravamo in una situazione semplice, siamo entrati con tantissima gente, 150 famiglie, c’era di tutto, sudamericani, ma anche arabi, africani. Non capivo cosa stesse succedendo, non avevo capito che una volta entrati saremmo rimasti lì, che quella era la nostra nuova casa. I primi tempi abbiamo dormito per terra nei corridoi, poi abbiamo condiviso la stanza con altre famiglie”.

Le prime difficoltà

Micaela non era abituata a dividere gli spazi, ha sofferto per la mancanza di privacy “Ho sempre dovuto condividere il bagno con altre famiglie, in un corridoio c’era un bagno per quattro famiglie, una doccia per tutti”.C’è voluto un anno per sistemare le stanze, attrezzando con piccole cucine elettriche, il numero delle stanze assegnate era in base agli adulti presenti nel nucleo famigliare, così a Micaela, sua madre e suo fratello sono state assegnate due stanze. 

Imparare a convivere con chi non è come noi

Poi, ricorda Micaela, c’erano i continui litigi per motivi banali, ma sostanziali se si pensa alla quotidianità, la pulizia degli spazi comuni era fra i più ricorrenti, “I litigi cominciavano nelle assemblee che si tenevano tutte le settimane e continuavano nei corridoi”.  Micaela ha imparato a confrontarsi con culture diverse e a mediare, “Alla fine non succedeva nulla, ho capito cosa desse fastidio ed evitavo certi argomenti”. I problemi in ogni caso nascevano con gli adulti, fra ragazzi era tutto più facile “Ho fatto moltissime amicizie, sono tutti fratelli e sorelle, la mia migliore amica è ecuadoregna, gli amici che considero fratelli sono originari del Togo, tra bambini è facile fare amicizia”

Il prossimo anno Micaela si laurea in igiene dentale, “Il lavoro è assicurato” dice, Nel frattempo, lei, la madre e il fratello si sono dovuti spostare nell’alloggio del comune che è al Divino Amore.  

Speri di poter rientrare? “Io spero di sì, lo spero soprattutto per mamma”, ma sa bene che quando le verrà assegnata una casa dovrà spostarsi in un altro quartiere, “è mio fratello quello che vuole restare”.

L’esperienza di Adriano

Tutti hanno sempre saputo che l’edificio avrebbe dovuto essere messo a norma e, in ogni caso, lo sfratto è diventato esecutivo. Lo sa bene Adriano, peruviano di origine, nato in Italia e cittadino italiano dall’età di 14 anni. Lui è arrivato a Spin Time nel 2016. Adriano si è laureato in architettura, la tesi di laurea è su  Spin Time Labs, il suo lavoro ha permesso di avere l’esatta cubatura degli spazi presenti nell’edificio. Da tre anni, lavora presso uno studio di architetti. Adriano ha avuto modo di conoscere i tempi “biblici” che servono per portare a termine i lavori pubblici, “Se il Comune vincesse alla fine la contrattazione con la società proprietaria dell’edificio, i lavori per trasformare Spin Time in Edificio di Residenza Popolare, richiederebbero molto tempo, non sarebbe conveniente per le famiglie sgomberate aspettare così a lungo per rientrare”.

Micaela e Adriano si sono conosciuti a Spin Time, in tempi e con modalità diverse hanno soggiornato nell’edificio fino al 2026. Per Micaela è stata fra i primi ad entrare nell’immobile dove è rimasta fino all’epilogo dello sgombero.  I genitori di Adriano hanno lasciato Spin Time, da molti tempo vivono in un appartamento in zona Battistini. Adriano e suo fratello Gianluca sono rimasti. Dopo lo sgombero, un’assistente sociale gli ha detto che non sarebbero entrati in graduatoria per una casa popolare, così sono andati a vivere da una zia che ha una casa a Poggio Mirteto.

Da Castroccupato a Spin Time

Quando Adriano è arrivato a via Santa Croce in Gerusalemme, Spin Time si era già organizzato. La sua famiglia era una delle venti famiglie sgomberate dal palazzo noto come Castroccupato in Via Caltagirone 6. Adriano si iscrive alla Facoltà di Architettura a La Sapienza, “Mia madre mi ha tartassato per farmi continuare gli studi”, così come aveva insistito per fargli prendere la cittadinanza italiana, “Per fortuna, altrimenti ora sarei a fare la coda in Questura”. 

Le attività comuni e l’amicizia

Qual è la prima cosa che ricordi del tuo arrivo a Spin Time?

“L’odore dei cibi, in particolare un piatto africano che si fa con chili di cipolle fatte bollire e lasciate a stufare per molte ore, lo Yassa”.  Come per tutti, l’inizio non è stato facile, “Molti non parlavano bene l’italiano, la comunicazione non era facile ma c’erano diverse attività che si dovevano fare in comune”. Attività che hanno permesso ad Adriano di fraternizzare, come i picchetti “Ogni famiglia doveva rendersi disponibile una volta ogni due settimane, potevi capitare con tutti, ragazzi, adulti, donne anziane. Poi, c’erano le assemblee, le ricorrenze in cui si stava insieme perché molti non avevano nuclei famigliari con cui festeggiare, organizzavamo delle piccole grandi tavolate, si apparecchiava con piatti e posate di plastica e si mangiava insieme”. 

Spin Time era un condominio dove la gente parlava

Spin Time era organizzato come un grande e variegato condominio dove 400 persone hanno convissuto e condiviso, “Un condominio in cui si parlava” dice Adriano “l’assegnazione delle stanze era casuale, non potevi chiedere di essere messo vicino all’amico o qualcuno che veniva dal tuo stesso paese, i miei amici sono quelli con i quali ho vissuto a Spin Time, si comprava qualcosa e si stava insieme, i miei amici sono Nicol, Micaela, Emmanuel”.  

Sapevate che prima o poi avreste dovuto lasciare Spin Time?

“Sì, la notifica di sgombero era già arrivata, non ci aspettavamo che succedesse in estate, è stato molto difficile, faceva troppo caldo, l’asfalto era bollente. L’incendio è stato casuale ma l’opportunità è stata colta al balzo, quando sono arrivati i vigili del fuoco l’incendio era stato spento, ci avevano detto che saremmo potuti rientrare”. Adriano ha creduto che una soluzione fosse possibile,”Ho sperato fino all’ultimo, fino al giorno in cui il Sindaco ha detto che la Società proprietaria dell’immobile aveva rifiutato qualsiasi offerta da parte del Comune”. 

La storia di Spin Time continua nei gazebi

Di certo Adriano non pecca di fiducia, “La storia resta aperta per la realtà sociale, sappiamo che non saremmo noi a rientrare semmai Spin Time fosse convertito in un edificio di residenza pubblica, di sicuro manterranno gli sportelli per gli immigrati, il legal aid, alcuni laboratori, il comune ci ha concesso lo spazio all’esterno per gli eventi e le assemblee, da farsi durante il fine settimana”. Molti hanno contestato il fatto che gli occupanti alloggiavano in un immobile a costo zero che si trova in uno dei quartieri più appetibili di Roma. Adriano rileva che “molte delle famiglie che hanno vissuto a Spin Time non erano nemmeno consapevoli che si trattasse di un quartiere di pregio, era comodo per gli spostamenti, per raggiungere il lavoro”. E tu? “Io voglio continuare qui al di là della mia occupazione, voglio aiutare, Spin Time deve essere un modello di rigenerazione urbana che può funzionare anche per altri immobili dismessi che ci sono a Roma”. Un atto d’amore per la sua città.

Livia Gorini
(17 settembre 2026)

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