Nella notte tra il 29 e il 30 luglio, a causa di un principio d’incendio, l’edificio sede di Spin Time Labs in via Santa Croce in Gerusalemme, 55 all’Esquilino è stato evacuato. A seguito dei controlli effettuati dai vigili del fuoco la struttura è stata dichiarata momentaneamente inagibile e sottoposta a sequestro giudiziario e ai 400 residenti occupanti non è stato consentito di rientrare.
Ad oggi, 1° agosto, per molti degli abitanti della struttura, con il supporto della protezione civile di Roma capitale e del Municipio I nonché di molte realtà associative e presidi di quartiere, sono stati predisposti gazebo, pasti e sistemazioni d’emergenza temporanea all’esterno di Spin Time; i più fragili, bambini e anziani hanno trovato accoglienze in strutture più idonee o da parenti ed amici.
Il presente sospeso di Spin Time
La realtà di Spin Time e di tutti coloro che ne hanno seguito le sorti e l’hanno sostenuta, resta sospesa. Se esiste un peggio, quello che è avvenuto in questi giorni, in una delle estati più torride che Roma abbia conosciuto, non si può immaginare uno scenario peggiore. La strada bloccata, l’asfalto rovente, il caldo che chiude la gola e non dà tregua nemmeno durante la notte, le tende infuocate che danno riparo a chi chiede di rientrare insieme alla famiglia, in quella che è stata una casa accogliente ed inclusiva per più di vent’anni, il timore di perdere un approdo sicuro, le famiglie smembrate e un futuro che definire incerto è un eufemismo.
Spin Time Labs un edificio popolare nella città
Spin Time Labs dovrebbe essere un esempio da seguire, concepire un edifico popolare nella città e non lontano in una delle periferie cementificate che di solito vengono proposte come case popolari.
Inclusione significa anche abitare in luoghi che non sono degradati e aridi, ma nel pieno della bellezza di Roma, antica e cinica per chi la conosce ma che può anche abbracciare. Ora il Comune di Roma cerca di correre ai ripari, chiede di poter riacquistare l’immobile per trasformarlo in un ERP. Anche se l’operazione riuscisse quanto tempo ci vorrebbe per metterlo a norma e renderlo di nuovo abitabile?
La storia di Spin Time, dal pubblico al privato
La storia è nota, il palazzo, ex sede dell’INPDAP, viene dismesso nel 2000 e messo in vendita. Nel 2013, è occupato da Action, il movimento per il diritto all’abitare, da allora ha dato rifugio a 150 famiglie, oltre 400 persone. Un vero e proprio laboratorio di rigenerazione urbana e culturale che ha ospitato aule studio, redazioni, sale musicali, un teatro, cucine popolari fino all’incontro fortemente voluto da Papa Francesco e appoggiato dall’attuale Papa Leone XIV, dei Movimenti Popolari che rivendicano il diritto di ognuno alla casa, al lavoro e alla terra.
La richiesta di sgombero
Nel 2014, peraltro, l’immobile restato invenduto per 13 anni, viene acquistato dalla Società InvestiRE SGR, gruppo Banca Finnat. Da allora, il fondo che gestisce la Società richiede la liberazione del palazzo per procedere alla valorizzazione dello stesso. InvestiRE SGR ha citato in giudizio lo Stato per il mancato sgombero dello stabile. Nel dicembre 2025 arriva la sentenza del Tribunale di Roma che condanna il Ministero dell’Interno a pagare alla proprietà oltre 21 milioni di euro.
Spin Time, non tornare indietro
Solo che Spin Time esiste e non ha bisogno di essere valorizzato ma piuttosto di essere aiutato a crescere come testimonianza di un’integrazione vincente che non degrada ma anzi arricchisce la città. Si può immaginare qualcosa di diverso in Via di Santa Croce in Gerusalemme? Si dovrà provvedere alla messa a norma delle abitazioni e la regolarizzazione degli occupanti ma non tornare indietro.
Testo di Livia Gorini
Foto di Roxana Ene
(02 agosto 2026)
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