Spin Time, nel palazzo occupato si fa la luce sulle soluzioni

Palazzo occupato spin time, conferenza stampa 13 maggio - Foto di Giada Stallone
Palazzo occupato spin time, conferenza stampa 13 maggio – Foto di Giada Stallone

16.800 metri quadrati, 7 piani, 180 nuclei familiari di 18 nazionalità diverse: lunedì 6 maggio il palazzo occupato di Spin Time, il gigante che ingombra l’angolo tra via Santa Croce in Gerusalemme e via Statilia, è rimasto al buio. Ma, come in una parabola contemporanea, dopo 6 giorni senza corrente nell’ex sede Inpdap è arrivato l’elemosiniere del papa, Padre Konrad Krajewski, e ha violato i sigilli. Un gesto sorprendente, tangibile ma anche simbolico: la Chiesa, fino ai suoi vertici, ha preso posizione sulla questione abitativa di Roma e sulle 7.000 persone che vivono nei palazzi occupati, circa 90 in tutta la città.

Spin Time, nel palazzo occupato la luce è più forte di prima

La luce è tornata. Nell’auditorium che ospita gli spettacoli dell’Orchestra Notturna Clandestina diretta dal musicista Enrico Melozzi, nei laboratori di Spin Time, nelle stanze e negli spazi comuni dove vivono circa 400 persone.

E la luce è più forte di prima. Perché, con i sei giorni di buio, nel palazzo occupato di Via Statilia sono arrivati tutti: le istituzioni, i giornalisti, i cittadini del quartiere. “Fino a ieri ci sentivamo brutti, sporchi, cattivi”, dice Patrick, portavoce degli occupanti, riferendosi agli stereotipi di cui sentono il peso. “Ma vedere le persone aprire le loro case, farci spazio nel frigo, farci fare una doccia, una lavatrice per noi ha significato tantissimo. E di questo vi ringraziamo”.

La questione della corrente elettrica ha acceso i riflettori sul palazzo di Via Statilia: durante la conferenza stampa di lunedì 13 maggio, organizzata nello spazio che un tempo ospitava la sala d’attesa per i dipendenti della pubblica amministrazione, si è parlato anche di prospettive future e di soluzioni possibili.

“Io penso che questa situazione che si è venuta a creare possa portare a uno sviluppo positivo, oramai sono due anni che pretendevamo un tavolo con il comune, con la regione, con la proprietà per riuscire a dare una veste a questa esperienza dell’abitare rendendo gli inquilini anche meno fragili, creando delle condizioni di vita più sicure e più serene”, ad aprire la conferenza stampa è Sabrina Alfonsi, presidente del Municipio I di Roma.

“In questo modo si creano anche le condizioni per cui queste persone possano avere il contratto a canone sociale per la luce. Lo hanno chiesto più volte”. Il valore della bolletta non pagata ammonterebbe a 300.000 euro. “Noi siamo disposti a pagare, ma vogliamo pagare a nostro titolo, attualmente non è possibile farlo perché con l’applicazione dell’articolo 5 del Decreto Lupi-Renzi non possiamo avere qui la residenza”, spiega Andrea Alzetta, leader di Action Diritti, il movimento che gestisce l’occupazione.

“Vogliamo costruire un tavolo e creare un percorso per questa realtà, la politica ha avuto uno schiaffo dal gesto dell’elomosiniere. La sindaca doveva essere qui per trovare una soluzione”, continua la presidente del Municipio.

Spin Time, nel palazzo occupato si fa la luce su soluzioni future

La volontà di trovare una ricetta per riconoscere il modello abitativo di Spin Time è condivisa anche dal vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Regione Lazio, Paolo Ciani, che lascia parlare i numeri: “a Roma esiste una città nella città che qualcuno forse non vuole vedere. Ci sono 15.000 persone in lista per le case popolari, 7.000 persone in occupazione, 6.000 persone nei campi rom, c’è chi vive in strada, c’è una grande necessità legata all’abitare”.

La soluzione per i 400 di Via Statilia potrebbe essere plasmata sul modello adottato per l’occupazione di Via Carlo Felice: un tavolo interistituzionale in cui hanno dialogato tutti gli attori in gioco, dalle istituzioni ai proprietari dello stabile, per ricollocare tutti gli inquilini del palazzo. Con una differenza sostanziale: Spin Time non si può ricollocare, i laboratori, il teatro, i concerti di musica classica dell’auditorium sono, ormai, tutt’uno con l’ex sede Inpdap.

“Si può guardare al modello di Via Carlo Felice, ma con le dovute differenze. In questo caso la proprietà non ha richiesto lo stabile e la struttura non è fatiscente, non c’è bisogno di ricollocare”, tranquillizza Sabina Alfonsi. Questa volta trovare una soluzione vorrà dire anche e soprattutto poter restare.

Rosy D’Elia
Fotografie di Giada Stallone
(13 maggio 2019)

Leggi anche: