Islam, Cristianesimo e la Costituzione italiana

“Non condivido che una tavola rotonda sul dialogo cristiano-islamico venga definita con sconforto l’”ennesima”. A mio avviso è la conferma di un percorso che va avanti,” sottolinea il Ministro per la Cooperazione internazionale e per l’integrazione Andrea Riccardi ospite alla presentazione della XI Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico 2012.

Non avere un luogo dove pregare. La stanchezza manifestata da Gian Mario Gillio, direttore del mensile Confronti che ha promosso e organizzato l’evento, è condivisa da chi ha creduto, nel 1986, che l’incontro tra i sessantadue capi religiosi ad Assisi fosse momento di svolta nella storia religiosa italiana e che poi ha visto tale speranza accasciarsi insieme alle Twin Towers. La Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico è nata proprio “pochi giorni dopo l’attentato del 2001 ed è collocata il 27 ottobre ricorrenza dell’evento di Assisi” sottolinea Gian Mario Gillio. Le cose non sono molto cambiate e i temi dei dibattiti non riescono a svecchiarsi.

“Abbiamo la libertà ma non i diritti. Dipendiamo da chi ci governa. Se il sindaco è di un colore abbiamo le moschee, se è di un altro colore queste vengono chiuse” denuncia Izzadin Elzir palestinese da 21 anni in Italia, Imam di Firenze e presidente dell’UCOII – unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia. “A Verona a causa della chiusura del centro islamico di via Bellini,” per inadempienza delle norme di sicurezza, “ abbiamo pregato per due anni nelle piazze. Adesso, il Consiglio di Stato ha accettato il nostro ricorso”. E sanzionato il Comune. Non si parla quindi di momenti di follia razzista come quello rievocato dal Ministro Riccardi avvenuto a Firenze nel dicembre del 2011. Si parla della difficoltà di esercitare una confessione, di avere un luogo dove pregare. E per la religione islamica non sembra esserci soluzione vicina.

Laicità Forse per cercare di superare tale stallo, l’incontro di mercoledì 24 ottobre ha accostato ai nomi Islam e Cristianesimo quello di Costituzione. E se la battuta del Ministro sul chiamare o meno “signora” il prefetto Sandra Sarti è stata fuori luogo, pertinente è stato invece il richiamare l’attenzione su una laicità che nello Stato italiano ha peculiarità proprie, non comparabili ad altri stati come la Francia, e che su queste bisogna costruire il vero dibattito. Non d’accordo il segretario generale del Centro islamico Culturale d’Italia, Abdellah Redouane di origini marocchine che all’esempio della Francia vi dedica profonde attenzioni.

da sinistra: il prefetto Sandra Sarti, il direttore gian Mario Gillio, il ministro Andrea Riccardi, la coordinatrice Anna Nardini

“La presenza sempre maggiore di persone musulmane ha accelerato la trasformazione del concetto di laicità in Italia, prima era posto in contrapposizione al cattolicesimo, diventando sinonimo di anti-religione. E l’Islam, ricordiamolo, era sentito come “l’altro” dai cattolici,” sottolinea il ministro Riccardi. “Il riscontro di un conteggio fatto all’inizio del 2011 è di 3’200 enti di culto, sia associazioni di fatto che riconosciute. Nel 1997 lo stesso tipo di indagine ne aveva rilevato cinquecento,” riporta Sandra Sarti, direttore centrale per gli Affari dei culti del Ministero degli Interni. Raggruppati per religione, il numero di enti musulmani si colloca al quarto posto “dopo quelli ebraici, protestanti e ortodossi”. Paolo Naso, coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, osserva che la laicità italiana possiede “un suo fondamento storico, culturale e legislativo” ciò non esclude la necessità di risolvere “problemi che sono reali e gravi.”

“La laicità della nostra Costituzione non è chiusa, si basa sulla relazione, l’iter legislativo per il riconoscimento produce dialogo e conoscenza reciproca. Sarebbe forse necessaria una legge sulla libertà di religione perché i problemi maggiori sono creati da norme locali e regionali come è accaduto con la chiusura dei centri di preghiera islamici a Verona e Brescia.” D’accordo con Paolo Naso Anna Nardini, coordinatrice Ufficio studi e rapporti istituzionali della Presidenza del Consiglio, che vedrebbe una legge sulla libertà religiosa “molto utile. E l’avvio della procedura per stringere un’Intesa con lo Stato italiano diventerebbe il canale per gestire aspetti specigfici come l’otto per mille.”

Parliamo finalmente dell’Italia? E se da un lato ci sono i sentimentali affezionati alla nobile storia delle libertà sociali francesi dall’altro c’è chi in un incontro dai confini così ben delineati vola oltre frontiera abbracciando la primavera araba e la situazione nei paesi del Maghreb.

Ci si sarebbe aspettati un po’ più di concretezza e aderenza alla peculiarità della situazione italiana in quest’incontro. Dallo storico meeting di Assisi sono passati quasi trent’anni e in questo lasso di tempo gli argomenti procedono a singhiozzi.
E i problemi reali aspettano soluzione. Sicuramente quella stanchezza espressa dal direttore del mensile Confronti, Gian Mario Gillio, è condivisa dai fedeli, musulmani e non, che per avere un luogo dove pregare devono adattare garage e locali d’uso commerciale.

M. Daniela Basile
(25 ottobre 2012)