Il capodanno Sri Lanka: i buddisti festeggiano

La festa del capodanno buddista dello Sri Lanka 2013 è stata organizzata a Roma dall’associazione “Comunità buddista Theravada”. Più di 500 religiosi srilankesi si sono radunati il 14 aprile, dalla mattina fino alla sera in via A. Manzoni 137 di Fonte Nuova-Tor Lupara, dove si trova anche il Tempio, per iniziare con purezza il nuovo anno. “Tutti gli anni la comunità dello Sri Lanka s’incontra secondo la tradizione a lasciare indietro l’anno vecchio e passare nel nuovo. A Roma siamo più di 8 mila, cerchiamo di festeggiare esattamente come nel paese d’origine, tanti lavorano e non sono riusciti a venire.”, racconta il presidente dell’associazione Sanath Weihena.

La benedizione per il nuovo anno. „Abbiamo iniziato con la preghiera al Tempio, insieme al monaco, dove tutti devono essere vestiti di bianco, colore che rappresenta la purezza, la pace, per il rispetto del monaco e di se stessi. Ai bambini si spiega il rispetto verso i genitori e verso le tradizioni, la cultura, le preghiere. Poi il monaco ha benedetto tutti”. Il momento della benedizione è molto importante per la comunità proveniente dallo Sri-Lanka. „Uno per uno ci inginocchiamo e il monaco fa una preghiera passando l’olio sulla testa”. Per il pranzo, le donne vestite di bianco, altre con il costume nazionale, hanno portato il riso con il latte di cocco sotto forma di tortino, vari dolci e specialità. Poi ci sono stati i concorsi per i piccoli, seguiti dal rito di purificazione davanti al Tempio. L’edura, che indossa abiti particolari, tramite una miscela complessa di teatro e recitazione, simula di bruciare il proprio corpo. Così assume l’essenza e personifica il demone. Importanti visivamente e psicologicamente per questa trasformazione sono le fantastiche maschere indossate, permettono all’edura di incarnare i demoni. I suoi discorsi, la danza frenetica e i canti offrono l’opportunità di discutere i problemi che affronta la comunità srilankese.

La tradizione del capodanno buddista, conosciuto come Aluth Avurudda, è radicata in tutte le comunità cingalesi e coinvolge la maggior parte della popolazione anche di altre confessioni. Tutti gli anni, nel mese di bak (aprile), quando il sole passa dalla casa del segno dei Pesci alla casa dell’Ariete, il 13.04 si fanno le pulizie, si buttano le cose vecchie. Il lasso di tempo tra la fine e l’inizio, il nonagataya, è dedicato esclusivamente all’attività religiosa. Gli astrologi definiscono l’ora esatta in cui finisce il vecchio anno e inizia quello nuovo, quando solitamente si beve prima il latte di cocco, il simbolo della purezza. Tutte le famiglie devono eseguire dei riti in tempi e modalità esatte: l’illuminazione delle lampade, la cottura del kiribath, i colori dei vestiti da indossare. Poi si va a trovare parenti, amici, si portano dei regali, delle pietanze, si perdona tutto e si fa la pace. Cucinano delle cose specifiche e invitano gli amici oppure gli mandano a casa i piatti preparati, spesso si scambiano i soldi porta fortuna. Le celebrazioni dell’Aluth Avurudda terminano con un altro rito dell’olio, oltre quello del Tempio, in cui gli anziani ungono con dell’olio i giovani invocando la benedizione degli Dei e i giovani si inchinano davanti agli anziani in segno di rispetto, porgendo delle foglie di betal come dono.

Nati in Italia. I ragazzi srilankesi nati qui festeggiano il capodanno 2 volte: quello italiano e quello buddista. „La prima volta che mia madre mi ha detto che dobbiamo festeggiare il capodanno ad aprile mi sono meravigliato. Ci piace di più quello italiano, a dicembre,” racconta Ranuk. I giovani hanno tra 5 e 15 anni e giocano insieme nel parco adiacente al Tempio. „Siamo tutti buddisti, veniamo spesso qui per pregare”. Il momento che hanno preferito sono i giochi nel concorso: la battaglia dei cuscini, saltare con il sacco, tirare la fune, la femmina tiene l’ago e il maschio deve infilare il filo nell’ago. Molto apprezzato anche il concorso bellezza per scegliere il principe e la principessa dello Sri Lanka, vestiti in costume nazionale. „Mi piace che possano aderire tutti bambini, anche quelli italiani e di altre nazionalità. Ci sono dei premi sia per chi vince che per la partecipazione”. A casa parlano italiano e cingalese, ma sanno e scrivono bene la loro lingua perché frequentano un corso al Tempio. Vanno almeno una volta all’anno in Sri Lanka, per conoscere le radici, la cultura e le tradizioni, ma la loro vita e il futuro sono qui.

Corso di cingalese al Tempio si tiene due domeniche alternative al mese per i bambini dai 5 ai 10 anni, nati in Italia. „Sono 2 ore di corso, partecipano 10-11 bambini, che arrivano da Roma e dintorni. E’ molto importante per mio figlio e anche per loro imparare la lingua madre, sapere la loro provenienza, le usanze del paese d’origine. E’ vero che a casa parlano cingalese con i genitori, ma per la scrittura bisogna impegnarsi a scuola”. La maestra Dayani Fonseka è cattolica, da 30 anni in Italia, affezzionata al Tempio perché il marito è buddista. Non ha avuto una vita facile, ma i genitori hanno insistito che lei imparasse bene anche la lingua di provenienza. Le sarebbe piaciuto studiare di più, ma a 16 anni è rimasta senza madre ed è stata costretta andare a lavorare. Oltre a lei, il monaco e un’altra maestra insegnano la religione, il buddismo. Dopo il corso, Dayani dà una mano per fare le pulizie al Tempio, per l’ organizzazione degli eventi, prepara il programma per le feste dei bambini, opure per la festa dell’Indipendenza dello Sri-Lanka.

„Le mie figlie vivono in Sri Lanka, non sono riuscite ad adattarsi qui”, confessa Susantha Gomis Polwattage, un domestico in Italia da 22 anni. „Le due figlie sono nate a Roma, sono cresciute fino quasi a 10 anni e poi hanno preferito la vita e la tradizione del paese d’origine. A Romina davano fastidio le battute a scuola, tipo: „questa è la mia fidanzata”, mentre lei si difendeva sempre „ma io sono ancora una bambina”. Sua moglie fa la casalinga in Sri Lanka e le ragazze continueranno a studiare nel loro paese. Il padre si trova bene in Italia, lavora per mandare i soldi a casa, ma gli manca la famiglia e gli sarebbe piaciuto passare il 14 aprile insieme. Per lui il capodanno buddista significa diventare più buoni, ricordarsi di mettere sempre il bene degli altri davanti al proprio. „E’ molto importante per la comunità festeggiare il capodanno insieme, è un modo di portare la pace e promuovere la cultura”, dice Lalith Peiris. „Non è solo una festa, è una possibilità per tutti di incontrarsi, comunicare, raccontare e condividere la gioia”.

Raisa Ambros
(17 aprile 2013)

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