Saghar e le sue ricette a suon di lanzagnolo, mouse e pennello.

Saghar
Saghar Setareh, ideatrice del food blog Lab Noon e membro della giurie Piuculture del Medfilm Festival

Una trama potente, una storia realistica e con un pizzico di ironia. Se fosse un piatto da cucinare, il film che ama Saghar avrebbe questi ingredienti. Saghar Setareh, ragazza iraniana da sette anni in Italia, ha gusto da vendere e ama il bello, come dimostra il suo nuovo food blog Lab Noon. Uno spazio virtuale per ricette, dove si combinano sapori e design, il palato e la vista. La storia di Saghar, gli studi e le sue passioni, uniti a questi dettagli, concorrono a renderla una perfetta giurata del MedFilm Festival, che si terrà a Roma dal 4 al 13 luglio, presso la Casa del Cinema e il Maxxi.

“Sono curiosa ed emozionata perché il MedFilm Festival ha la forza di creare delle vicinanze tra quei mondi così distanti e a volte divisi da conflitti, che sono i paesi del Medio Oriente” afferma Saghar “il mio Iran, che pensavo così lontano dagli altri paesi dell’area mediorientale, anche culturalmente, ha dei forti punti di contatto con le nazioni vicine. Il MedFilm è l’occasione per mostrarli”. Ed infatti come riporta il sito ufficiale della manifestazione l’idea fondatrice è la “promozione del dialogo interculturale attraverso il cinema di qualità e gli audiovisivi, finestre aperte sul mondo per riconoscere e apprezzare la diversità come un valore”. Un’idea che quest’anno compie venti anni.

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Lab Noon, food blog e fucina di creatività dove si combinano sapori e design, il palato e le vista

I gusti cinematografici di Saghar non sono circoscritti al suo paese d’origine. Accanto ad Asghar Farhadi – il regista iraniano di Una separazione, Orso d’oro e Oscar nel 2011 – cita i fratelli Cohen e il primo Woody Allen. Quella di Saghar è una visione trasversale, che abbraccia più culture e mette vicini mondi distanti, sia che si tratti di cinema, sia che si parli di cucina. Ed infatti Saghar ci tiene a specificare che il suo food blog non conterrà solo ricette iraniane. Il primo post è stato un piatto afgano: Samosa al forno. Tutto abilmente scritto in tre lingue: italiano, inglese e farsi. Doveroso non soffermarsi solo sull’ingrediente e sulla ricetta, come quando racconta che in “Afghanistan gli uomini raramente entrano in cucina e a casa solo le donne cucinano. Invece per le grandi feste come i matrimoni (che si festeggiano per più giorni) cucinano solo gli uomini”.

Dopo essersi laureata in grafica in Iran, aver studiato all’accademia delle Belle arti di Roma, Saghar oggi punta a dar vita ad un nuovo progetto editoriale. “Da bambina sognavo di fare la maestra, da adolescente la disegnatrice Disney”. Col passare del tempo i sogni si sono rimpiccioliti, il suo paese è diventato “troppo stretto, politicamente e culturalmente” e “così ho deciso di migrare”. Saghar parla della mancanza delle libertà individuali delle donne e l’impossibilità di scegliere anche come vestirsi, sfiora il discorso delle sanzioni economiche e i tanti immigrati giovani che fuggono. Poi però afferma “per me non è stata solo questa la ragione della migrazione. Non si è trattato solo di un’esigenza ma anche di voglia di scoprire mondi nuovi”. L’invito di Saghar è non semplificare e ancora una volta fare un mix di ingredienti e di verità .

“Ho scelto l’Italia per i miei studi anche se non è il miglior posto per questo”. Qui apre una lunga parentesi sulla burocrazia e i suoi tempi “molti miei coetanei hanno scelto altre mete, per esempio la Germania”. Eppure appena arrivata a Roma Saghar è stata rapita dal cielo ocra, che l’ha conquistata e non l’ha più lasciata. Per il momento il cielo grigio – causa inquinamento – di Theran è lontano, ma non ancora un ricordo, “non può esserlo, perché è ancora vivo e non messo via in un cassetto”. Per il momento con “lanzagnolo” (utensile per stendere la sfoglia), mouse e pennello  – come da un’immagine del suo blog – continuerà a raccontarci ricette e storie che intorno ad esse ruotano. Ricette però di tutto il mondo.

Fabio Bellumore
(26 giugno 2014)

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