Ramadan, trenta giorni di purificazione

Ramadan. Mese di purificazione per i fedeli musilmani. Quest’anno il digiuno in onore di Allah va osservato dal 1 al 29 agosto. Abbiamo parlato del IV pilastro dell’Islam con Zakaria Mohamed Ali.

Cos’è per te il Ramadan?

E’ un mese importante per tutte le persone di fede musulmana. Durante questo periodo tutto il corpo deve seguire il Ramadan. E’ un percorso di purificazione in cui bisogna pregare, elevarsi ed astenersi dall’alba al tramonto dal cibo, dall’acqua, dai rapporti sessuali e da azioni impure.

Il nono mese dell’anno musulmano, il ramadan, come la parola indica, era originariamente legato ad un mese caldo.  Da quando è stato adottato l’anno solare può invece capitare in altri periodi. Il 2011, anno 1432 dell’anno musulmano, è capitato in pieno agosto. E’ difficile lavorare ed osservare il digiuno in un periodo del genere?

Io ho cominciato a praticarlo in Somalia da quando avevo dodici anni. Ci si abitua dopo un po’ che si comincia. Lo praticano anche persone che fanno dei lavori duri. Chi ne ha la possibilità chide di essere esonerato dal lavoro o richiede permessi speciali per andare in Moschea, per dedicarsi interamente a questo mese di purificazione. E’ esonerato dal digiuno chi sia impossibilitato da motivi contingenti o di salute, viaggiatori, malati, donne in stato di gravidanza. Il mese di digiuno può essere recuperato successivamente. In fondo digiunare il mese del Ramadan è il quarto dei cinque obblighi che un musulmano deve rispettare.

Cosa succede poi al tramonto?

E’ il momento dell’Iftar. Tutto torna normale. Per spezzare il digiuno si mangiano uno o tre datteri, che danno energia, ma il valore di questa usanza è simbolico. Il profeta Maometto era solito rompere il digiuno così. Poi ci si incontra in Moschea per la preghiera e per mangiare tutti insieme. Viene allestita una mensa dove tutti i fedeli possono partecipare senza pagare – uno dei pilastri dell’Islam è dividere con i bisognosi infatti – e per stare insieme.

I pasti si consumano sempre in compagnia?

Sì, di norma ci si riunisce per mangiare insieme. Io vivo con due amici, chi di noi rincasa prima si fa carico di preparare per gli altri.

Qualche pietanza tipica?

Ogni paese di fede musulmana ha le sue varietà tipiche. In Somalia, per quanto mi riguarda, consumiamo come nelle occasioni di festa il Sambusa di origine indiana. E’ un triangolo di pasta sfoglia riempito di carne macinata, spezie e verdure.

Il Ramadan è anche un mese di preghiera. E’ obbligatorio pregare tutti insieme in Moschea?

Se si pratica la Jamea (preghiera col gruppo) si fa quello che noi diciamo un “bene maggiore”. Il Ramadan è un mese di sacrificio ed ogni sforzo che si fa per compiacere Allah è qualcosa di più che sarà ricompensato. Chi non può andare in Moschea può pregare dove ha possibilità. Non si tratta di un obbligo, ma andare in Moschea facendo un sacrificio è qualcosa in più rispetto chi non ha difficoltà.

Incontrarsi in Moschea per pregare e mangiare rinforza lo spirito di comunità?

Sì, soprattutto in un paese non a maggioranza islamica. Ci si incontra, anche con persone che non si vedeva da tempo, ci si abbraccia e ci si aggiorna sugli sviluppi della vita di ognuno.

Dovendo spostare tutte le attività conviviali alla sera, si sta svegli più a lungo?

Sì, la sera è il momento in cui si rompe il digiuno ma anche quello della preghiera. Oltre alle cinque peghiere quotidiane, che si praticano anche fuori da questo mese, ve n’è una sesta che va dalle 22 alle 23.15. Questo è il momento di contatto con Allah, per leggere il corano, impararne i versi a memoria, dialogare con lui. Alcune persone, se restano svegli fino alle quattro, aspettano ancora un po’ per la preghiera dell’alba. Negli ultimi 10 giorni del Ramadan, poi, si prega di più perché in uno dei giorni dispari compresi in quest’arco di tempo c’è la notte del Laylat al Qdar. Si tratta della notte in cui il Corano  è stato rivelato al profeta, ed in questi giorni la preghiera ha un valore superiore. Quale giorno sia però nessuno lo sa, perciò si prega di più in nella speranza di moltiplicarne il valore.

Stare in un paese dove il Ramadan non è una pratica nazionale rende più difficile osservarlo?

Al contrario. E’ un sacrificio in più, quindi è bene accetto in questo mese. E’ più faticoso perché in Italia il giorno dura 12 ore rispetto alle 7 a cui ero abituato in Somalia. Nonostante ciò è un’usanza che sento di non dover perdere, ha un significato particolare per me, mi fa ritrovare il contatto con il mio paese e le mie tradizioni.

Davide Bonaffini
17 agosto 2011