Accordo di integrazione: il caso milanese

Maurizio Bove, resp. Cisl-Milano (dal sito di repubblica.milano)

Il cosiddetto accordo di integrazione per gli stranieri è pienamente in vigore dal 10 marzo, oltre due mesi dunque. Iniziamo a mettere insieme qualche riflessione su base sperimentale.

Un spunto d’analisi per comprendere i risvolti del Dpr n. 179 di settembre 2011 è la tavola rotonda Permesso di soggiorno a punti: come, dove e perché svoltasi il 3 maggio alla Camera dei Deputati: in occasione del quale è stato presentato anche il libro di educazione civica rivolta allo straniero Essere cittadino italiano. L’educazione civica e il ruolo dei cittadini del consulente parlamentare Marco Angelelli (un background politico).

“Siamo pochi ma buoni” dice Klodiana Kuca dell’onlus Integra parlando a 25 persone massimo oratori inclusi. “L’importante è che chi è qui presente porti fuori da queste mura queste analisi”

Elementi di base. Ci sono alcune complicazioni costituzionali nell’accordo visto che “Se io straniero non sottoscrivo il contratto – suggerisce Angelelli – non mi vengono riconosciuti dei diritti, che però risultano inviolabili dalle norme internazionali” (l’opinione del presidente della Commissione straordinaria diritti umani del Senato)

Sulla carta 16 punti in dotazione allo straniero che dal 10 marzo ha messo piede in Italia. Da portare a 30 punti entro due anni: se non ci riesce proroga di un anno. Se azzera il punteggio, espulsione. La diminuzione del punteggio è legata a vari fattori : sanzioni (anche senza condanna definitiva) amministrative e penali, mancata educazione scolastica dei minori a carico, mancata frequentazione del corso di formazione a distanza di un mese dalla firma dell’accordo (meno 15 punti quest’ultimo). Entriamo più nel dettaglio

“Il livello di lingua da raggiungere, il cosiddetto L2, è basico – dice Angelelli – sono dialoghi molto semplici: con la conoscenza della costituzione ed un po’ di educazione civica il livello si può considerare raggiunto. Certo alla lezione di 5-10 ore offerta tramite materiale multimediale non è accostato del cartaceo. E poi l’esame dista almeno un anno: c’è tutto il tempo per dimenticare diciamo.”

Il caso milanese. Maurizio Bove, Resp. Cisl Milano fa un quadro analitico dettagliato in relazione al capoluogo lombardo: “Spesso arrivano dal nazionale delle norme che poi vanno calate nel territorio, quando noi sappiamo bene che quest’ultimo non è in grado assolutamente di gestirle. La cosa importante da comprendere è che non si ragiona solo del post 10 marzo. I problemi erano già difficilmente gestibili prima: ora con l’introduzione dell’accordo lo stress logistico si è moltiplicato.”

Risorse? “Milano e provincia hanno 460 000 cittadini immigrati, 1 269 000 in tutta la regione; 1/6 dei cittadini milanesi è straniero, 1/5 è un minore straniero. … sportello unico per l’immigrazione ? ha a disposizione risorse umane per 29 persone !!! Due ci sono prestate dalla guardia di finanza, mentre gli altri, in periodo di tagli, aspettano con impazienza e trepidazione di capire se ci sarà il rinnovo del contratto: noi stiamo ovviamente facendo pressione per il loro mantenimento … ed ampliamento.  Questo per rendere la sproporzione di forze che spiega molto.
Veniamo agli effetti di questa scarsità di risorse: senza giungere al post 10 marzo … dobbiamo terminare di definire la coda di pratiche del decreto flussi del 2008 e addirittura anche del 2007. Poi c’è stata nel 2009 l’ultima sanatoria/emersione dal lavoro irregolare, in teoria rivolta a colf e badanti ma poi sappiamo benissimo che non è stato così. A milano 43 000 pratiche, di queste 36 000 sono state accolte, quindi abbiamo ancora qualche migliaio di pratiche da risolvere. Poi abbiamo ancora tutte le pratiche del decreto flussi 2011 da definire

Poi: è entrato in vigore da poco il test di italiano. È necessario prenotarsi presso la questura: quella di Milano con grande sforzo è andata alla pari con i tempi (60 giorni secondo la normativa) : peccato che il tutto è stato vanificato perché invece i test in sé sono pronti solo dopo 3 mesi: dunque qui vi è un imbuto causa di ulteriori ritardi.
Sempre a proposito di integrazione: l’ottenimento della cittadinanza costa (200€ circa, ndr) … e poi si attendono ingiustificatamente 4 anni.
Ricongiungimenti? Per Milano tasto davvero dolente. Esempio: se oggi faccio domanda per mia moglie/figli devo aspettare 1 anno e mezzo per essere ricevuto in prefettura per consegnare i documenti, poi due mesi per nulla osta e invii materiali in ambasciata,… i tempi tecnici d’attesa portano gli anni complessivi a due. Questo in un Paese in cui tutti ammettono che la famiglia svolge un ruolo fondamentale di coesione sociale”

“Veniamo all’oggi – prosegue Bove –  cosa succederà con l’accordo di integrazione? Nell’ultimo consiglio territoriale il prefetto ci ha detto: l’accordo ci metterà definitivamente in ginocchio.
Perché sono previste 40 000 nuove pratiche all’anno: ricordando che delle 43 000 del 2009 varie migliaia non sono state smaltite si ha un’idea del sovraccarico che impatterà sulla prefettura … al momento sempre a parità di risorse.
Come ci si sta organizzando ? La circolare del ministero (Riccardi, ndr) aiuta perché indica di concentrarsi esclusivamente  sui corsi di formazione d’educazione civica, mentre corsi di italiano e verifiche dei punteggi arriveranno più in là
Così la prefettura sui primi corsi si concentra: ha fatto un accordo con 4 scuole – reperite comunque solo in un secondo momento, non per il 10 marzo, cioè – per proiettare questo modulo audio video. Ma … non esistono mediatori, né linguistici né culturali: il tutto è stato fatto con due associazioni di carabinieri e polizia in pensione che gestiscono l’aula.”  Cioè fanno esclusiva azione di sicurezza: evitano disordini.

“Con queste carenze strutturali i vantaggi dei sistemi informatici automatizzati diventano un boomerang. Cioè : all’entrata in Italia, il migrante dovrebbe firmare l’accordo e in contemporanea sul sito del ministero parte in automatico la conta della condizione punti del migrante che sappiamo essere vincolata, pena la detrazione di ben 15 punti, del corso d’educazione civica a distanza di un mese. Ma sapevamo di non avere i luoghi per i corsi stessi: quindi per tutti i giunti post 10 marzo, si è rinviata la firma e nomi, cognomi, telefono, mail sono stati presi a penna, con promessa che sarebbero stati ricontattati. Quando si è provato a ricontattarli, anche questo prevedibile ma non avevamo scelta, solo il 30-40% è stato recuperato.
Traduco: su 535 persone ad oggi, in 40 soltanto hanno visto il modulo audiovisivo previsto. Sicuramente ci sono delle prefetture in altri parti d’italia che sono state più virtuose: hanno sfruttato la rete sindacale sul territorio, cosa che ad es. per i ricongiungimenti stavamo cercando di promuovere anche noi, ma il dpr ha creato nuovi ritardi”

“Si parla di integrazione … solo per chi arriva ora? L’integrazione dovrebbe riguardare anche chi è già qui: cioè quasi tutti. Prendo lo spunto: in sala c’è una seconda generazione: bisogna lavorare sulla cittadinanza.
Poi. In Italia ci sono centinaia di migliaia di persone che sono costrette a lavorare in nero: non sono state recepite direttiva  europea per l’emersione dal lavoro nero. Insomma se attraversiamo una crisi economica non si può non intervenire sul legame tra permesso di soggiorno e lavoro. Ci sono molti stranieri che, lo sappiamo, quando perdono il lavoro non tornano affatto a casa: ripiombano nel nero, nel sommerso con tutto quel che ne consegue.”

Marco Corazziari
10 maggio 2012