La vita è una partita di touch rugby

Saravan Atai - Foto di Francesca Scianghi Conforti
Saravan Atai – Foto di Francesca Scianghi Conforti

Correre, difendere il pallone e arrivare alla meta. Per Saravan Atai, giovane afgano della Liberi Nantes touch rugby, questo vale in campo e fuori. La corsa è iniziata cinque anni fa quando ha lasciato il suo paese. Il pallone da difendere sono i suoi sogni. La meta il luogo dove realizzarli.

Per non sentire più spari. Saravan, primo di sette figli, è originario di Ghazni, nell’est dell’Afghanistan. “Vivevo in campagna con la mia famiglia, tra monti, laghi e natura incontaminata. Anche lì nel 2001 è arrivata la guerra e le nostre vite sono stata sconvolte. Niente più scuola tutti i giorni, corse per mettersi al riparo da spari e bombe. Avevo comunque molti amici con cui giocavo a calcio, guardavo le partite dei campionati stranieri, praticavo arti marziali, discipline molto popolari in Afghanistan. Ma a me non bastava. Sapevo che lì non avrei potuto studiare, costruire un futuro solido. E poi il rumore degli spari assordante e cupo, non volevo più sentirlo. Per questo sono fuggito.”

In viaggio verso il futuro. “Sono partito da solo, senza nemmeno parlarne ai miei genitori, per non farli preoccupare. Li ho chiamati quando ero già lontano. Il viaggio è durato tre mesi, ho attraversato Iran, Turchia e Grecia. Le difficoltà ci sono state ma le ho superate pensando che la ricompensa sarebbe stata grande: una terra dove poter crescere e fare nuove esperienze. Ho viaggiato su un camion, a volte nascosto fra le ruote, per non essere fermato.” Finalmente sul traghetto che dalla Grecia arrivava in Italia Saravan è uscito allo scoperto, e ha respirato una nuova aria. Più pulita, più libera.

L’Italia e le mille possibilità. Dopo un breve periodo nei centri d’accoglienza, Saravan trova lavoro e va a vivere da solo. Frequenta corsi d’italiano e si iscrive alla facoltà di Odontoiatria. Vuole studiare, diventare dottore. Ma è dura per chi come lui può contare solo sulle sue forze, fisiche ed economiche. Così abbandona l’università ma non si da per vinto. Si circonda di tanti amici italiani “per imparare bene la lingua e soprattutto capire e conoscere la vostra cultura. Quello che più mi piace di questo paese è che ti da la possibilità di fare molte esperienze, avere molti interessi, ad esempio io ho scoperto il teatro. Ho iniziato a frequentare un corso di recitazione al Teatro Vittoria e mi sono avvicinato a quest’arte che prima non conoscevo. Il palcoscenico mi ha catturato, solo quando recito mi sento davvero libero interpreto ruoli diversi, immedesimandomi in personaggi sconosciuti.” Oltre al teatro scopre anche la fotografia partecipando ad un progetto dell’associazione shoot4change che si occupa di fotografia sociale. Per il futuro Saravan spera di potersi iscrivere di nuovo all’università, forse a Scienze politiche “magari riesco a portare la pace nel mio paese” dice sorridendo.

Libero, nantes e caminantes. Grazie all’incontro con l’associazione Liberi nantes Saravan riprende a fare sport, entra nel gruppo multietnico che lo aiuta nel suo percorso di vita. “Inizialmente giocavo nella squadra di calcio, poi ho provato il touch rugby e non ho più smesso. Grazie a questo sport ed agli amici dell’associazione, ho imparato a controllare la mia troppa esuberanza, fidarmi degli altri in campo e fuori. Inoltre partecipo a Liberi camiNantes : organizziamo escursioni in montagna. E’ come sentirmi un po’ a casa, fra altopiani e natura selvaggia .Mi tornano in mente le giornate passate a pescare con mio padre e i miei fratelli, in un piccolo laghetto vicino casa, quando sentivo solo i rumori della natura e non gli spari.”

Saravan vuole tornare in Afghanistan, solo dopo aver preso una laurea, aver acquisito competenze da poter mettere a disposizione del suo paese. E segnare lì la sua meta.

Martina Amendola
(10/05/2012)