Naby il portiere goleador, una vita per il calcio

120 minuti tra tempi regolamentari e supplementari non sono bastati per decretare la vincitrice del torneo di eccellenza tra Sporting United e Fao, così come la serie dei cinque rigori lascia ancora tutto in parità. È il trentaduenne portiere guineano e capitano dello Sporting – che chiameremo Naby per rispettare la sua richiesta di anonimato – ad assumersi la responsabilità dagli undici metri: “in quel momento ero concentrato ma tranquillo”, dichiara. Difatti riesce a spiazzare il portiere avversario, mettendo il sigillo sul trionfo finale parando il successivo tentativo  della formazione rivale. “È stata una grande gioia per tutti, nessuno si aspettava di vincere. Con il coraggio, la voglia, ci siamo riusciti”.

“In Guinea abitavo vicino allo stadio, ho cominciato a giocare fin da piccolissimo”, racconta Naby. Il calcio internazionale ha grande seguito in tutta l’Africa e ogni fine settimana, via satellite, seguiva le gesta dei campioni di Italia, Francia, Spagna e Inghilterra “è paradossale che ero più informato prima, adesso non ho l’opportunità di vedere tutte le partite. Nel vostro campionato tifo per Milan e Roma”. Lo si sarebbe potuto credere seguace di Rogerio Ceni, recordman per i gol segnati da un estremo difensore, ben 101, o dell’eccentrico paraguayano Chilavert, in grado addirittura di realizzare una tripletta nel 1999. Ma si è ispirato ad esempi molto più solidi. “Schmeichel – storico portiere danese del Manchester United (ndr) – è stato per me un modello da seguire, ma mi piaceva molto anche van der Sar, il suo successore”, entrambi con un ricco palmarès, accumunato dalla Champions League con i Red Devils.

L'idolo di Naby, Peter Schmeichel, in una parata spettacolare

A 16 anni l’approdo nella serie B guineana, a 18 era già nella massima divisione. “Abbiamo vinto la coppa nazionale, cosa che poi ha permesso ai miei compagni di giocare la Coppa della Confederazione Caf, il massimo torneo continentale”. I problemi politici hanno infatti costretto Naby ad andarsene, circa quattro anni fa ha raggiunto l’Italia. “C’erano imponenti manifestazioni contro il governo, per la dilagante corruzione. La morte di Contè non ha cambiato le cose, sono sempre gli stessi ad avere il potere. Io stavo benissimo, non sarei mai voluto partire”.

Dal Liberi Nantes allo Sporting United La prima squadra in cui ha trovato spazio nel nostro paese è stata la Liberi Nantes, in terza categoria. Per un infortunio alla spalla è stato impiegato come attaccante, con un attivo di ben 18 gol in campionato, capocannoniere della sua compagine. Successivamente l’esperienza con la formazione del centro Enea, da quest’anno diventata Sporting United. Nella scorsa stagione la vittoria nel campionato eccellenza è sfumata in finale contro la Fao, stessa avversaria  a distanza di 12 mesi, ma con un altro epilogo: “ci siamo rinforzati con nuovi elementi”. Il cammino non è stato facile, dai quarti di finale in poi è sempre finita ai calci di rigore, con Naby sempre protagonista “ne ho parati due ogni volta, nella semifinale di ritorno ho giocato in attacco, segnando il gol del 3-1, che pareggiava l’1-3 dell’andata, e ho realizzato il tiro decisivo dal dischetto, così come nella gara conclusiva del torneo”. Prestazioni che rendono chiaro il motivo per cui il mister Mercuri lo ha scelto come capitano, anche se Naby minimizza “siamo tutti bravi come giocatori e come persone, ognuno sarebbe meritevole della fascia”.

Mundialido Archiviata questa competizione, Naby non rimarrà certo fermo. Compatibilmente con i corsi di formazione per lavorare nel settore dei trasporti, gli allenamenti sono costanti “lo sport è la mia passione, ho praticato anche atletica. Giocare mi fa stare bene, non ti fa pensare ad altro. Finché mi diverto e il fisico regge, continuerò a scendere in campo, senza pormi limiti di età”.  Il prossimo mese l’opportunità di giocare il Mundialido: “non so se si riuscirà a mettere in piedi la squadra della Guinea, altrimenti ho delle proposte per giocare come ‘ospite’ con l’Afghanistan o il Camerun”.

Il recordman dei portieri bomber Rogerio Ceni esulta dopo un gol su punizione

Il calcio in Guinea La nazionale è in crescita “la tradizione calcistica è sempre stata molto forte, ora stiamo ripartendo con un ricambio generazionale che punta su giovani di livello”, molti dei quali innervano le rose di squadre francesi e belghe. Tra i fiori all’occhiello, i veterani Fodè Mansarè, trentenne punta dal 2005 al Tolosa e il trequartista Pascal Feindouno, protagonista dello scudetto del Bordeaux del ’99 e attualmente agli svizzeri del Sion. La Guinea ha guadagnato l’accesso all’ultima Coppa d’Africa, di inizio 2012, a spese della più quotata Nigeria e ha ben figurato nel girone, con una netta vittoria per 6-1 sulla Botswana, una sconfitta di misura con l’ottimo Mali, terzo alla fine del torneo, e un pareggio con il Ghana, che nel 2010 ha raggiunto i quarti di finale dei mondiali. Competizione questa mai raggiunta finora, “ma la strada è quella giusta, sono sicuro che presto ce la faremo”, chiude Naby.

Gabriele Santoro
(30 aprile 2012)