Life in Italy is ok

Si è concluso con la proiezione di Life in Italy is ok il ciclo di appuntamenti organizzati per il maggio dei libri nella splendida cornice di Villa Leopardi, biblioteca immersa nel verde all’interno del quartiere Trieste. Il video documentario racconta il Programma Italia di Emergency, volto a promuovere il diritto alla salute di migranti e nuovi poveri.

Il Poliambulatorio Emergency di Palermo offre servizi di ostetricia e ginecologiaL’Italia, meta inaspettata. Nata per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà, dal 2006 Emergency opera anche in Italia. Una scelta imprevista, come spiega Maura Morgigni, da 9 anni volontaria dell’associazione: “La nostra Costituzione all’articolo 32 tutela la salute come diritto fondamentale e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Quindi, in teoria, chi sta male dovrebbe ricevere l’assistenza necessaria. In pratica però: “Le lunghe code, i problemi con la lingua, la diffidenza, allontanano chi arriva nel nostro paese da ambulatori ed ospedali”.Così nell’aprile del 2006 Emergency decide di aprire un poliambulatorio a Palermo, seguito nel 2010 da una seconda struttura a Marghera e nel 2011 da due polibus, Questo e Quello, realizzati in collaborazione con la fondazione Smemoranda per portare assistenza sanitaria gratuita dove più c’è bisogno.

Un dentista al lavoro nel poliambulatorio di EmergencyMalattie e disagi. “A migrare sono i soggetti sani in età giovane” spiega Alessandro Bertani, vicepresidente di Emergency, “Le patologie che riscontriamo non provengono quasi mai dai paesi di origine ma insorgono qui in Italia, vivendo in condizioni di igiene e cure personali scarse”. In molti accusano dolori muscolari o scheletrici legati ai viaggi in spazi angusti e ai lavori nei campi, depressione, gastriti provocate da un’alimentazione che nel periodo di raccolta del mandarino prevede questo frutto come unico nutrimento. C’è chi come Jennifer arriva dalla Nigeria con il pancione e tanta paura: “Tania, la mediatrice di Emergency, mi ha aiutata ad entrare in una comunità. Ho avuto il mio bambino in auto, nel tragitto verso l’ospedale, tutti facevano foto, è una storia da raccontare per fortuna”.Il poliambulatorio è un punto di riferimento importante, come spiegano alcuni pazienti: “Quando ne parlo in giro tutti mi chiedono ‘Ma non servono i documenti?’ e rispondo ‘No, andate, si prenderanno cura di voi”. “Chi è irregolare ha gli stessi diritti, ti trattano alla pari”.“Mi stanno curando i denti e mi daranno anche gli occhiali”. A parlare è Aldo, italiano di 62 anni che lavorava come conducente di autobus a Torino prima di perdere tutto: “Quando vedevo le persone chiedere l’elemosina pensavo ‘Ma non possono andare a lavorare?’. Oggi li capisco, perché faccio parte anch’io di questa gente”.

Uno degli ambulatori mobili di EmergencyLa salute parte dall’accoglienza. “Ho attraversato il Sudan e dalla Libia mi sono imbarcato per l’Italia. 17 giorni in mare stipato con altre 74 persone. I morti li buttavamo in acqua per farci spazio, ho perso amici con i quali ero cresciuto. Siamo sopravvissuti in 16, a volte mi chiedo perché io ce l’ho fatta e altri no”. Mohamed viene dall’Etiopia ed è in Italia dal 2003. Lavora per Emergency come mediatore, figura cruciale che si affianca al personale medico-sanitario offrendo un servizio che per chi è appena arrivato fa la vera differenza: “Non si tratta di semplici interpreti” precisa Maura Morgigni “Prendono per mano la persona, gli fanno capire che in quel luogo è accolta e che ha dei diritti in un paese che sembra respingente”.Il servizio è costruito a misura del paziente: “Attraverso gli ambulatori mobili siamo noi a trovare le persone che non possono raggiungerci” spiega Valeria, medico volontario. “Gli chiediamo dove vivono, la tipologia e gli orari di lavoro, per concordare insieme una soluzione che vada incontro alle loro esigenze”.“Baci di nuovo il ferro da stiro? Non l’hai capito che ti bruci?” con spiccato accento siciliano un medico redarguisce bonariamente un piccolo paziente che, nonostante le labbra gonfie e l’espressione pentita, non intende cedere facilmente “Dici che è più pericoloso baciare una ragazzina? Hai capito tutto della vita!”.

Un mediatoreUna follia possibile. All’assistenza sanitaria, promossa in stretta collaborazione con le ASL, si affianca il servizio di orientamento dei pazienti verso le strutture pubbliche: “Emergency non intende in alcun modo sostituirsi al Servizio Sanitario Nazionale” sottolinea Maura Morgigni “Il suo compito è accompagnare le persone verso l’autonomia”. “Li informiamo sulle norme” racconta Valeria “Se hanno già una certa dimestichezza gli facciamo la fotocopia della legge e mandiamo loro a discutere per ottenere le prestazioni che gli spettano”.“La speranza è arrivare al punto che non ci sia più bisogno di noi” continua Maura Morgigni “Ma ci vorrà molto tempo perché nel Sistema Sanitario Nazionale maturi fino in fondo il concetto di medicina gratuita, di elevata qualità e rispettosa della persona”.La crisi economica non deve diventare motivo di rinuncia o giustificazione: “Emergency è una follia bella, che dice ‘costruiamo un centro di cardiochirurgia di eccellenza nel cuore dell’Africa’. I fondi non c’erano ma si sono trovati e dal 2007 questa struttura, che ha bisogno di 9-10 milioni l’anno per andare avanti, opera in Sudan circa 1.300 persone l’anno a cuore aperto”. “Sicuramente in questo momento non si può pensare di costruire un progetto nuovo, però si continua a lavorare per il sogno di Emergency, presentando il valore delle realtà concretamente realizzate per cercare la collaborazione di altri paesi, crescere insieme a loro e far sì che questo ideale diventi realtà”.

Sandra Fratticci(7 giugno 2012)