Rapporto Amnesty 2013: tra i bocciati anche l'Italia

photo by Olivia Arthur, Koran school for girls, Faith, Turkey 2007
photo by Olivia Arthur, Koran school for girls, Faith, Turkey 2007

La Terra? Un pianeta popolato da cittadini di seconda classe, costretti a subire guerre, repressioni e a vedersi negata la libertà di espressione e di movimento.  Questo il profilo disegnato dal rapporto Amnesty 2013 sulla condotta degli Stati del mondo nel corso del duemiladodici: 112 Paesi hanno torturato i loro cittadini, in 80 si sono svolti processi iniqui, in altri 57 prigionieri di coscienza sono rimasti in carcere.

E’ stato un anno insopportabile, costellato di violazioni dei diritti umani” così esordisce Carlotta Sami, direttrice generale della sezione Italia, durante la presentazione del rapporto Amnesty 2013 avvenuta il 22 maggio a Roma. Non è esentata l’Italia, “ci aspettiamo che i soggetti politici che hanno firmato la nostra Agenda in10 punti per i diritti umani mantengano le promesse con atti legislativi” sottolinea Antonio Marchesi, presidente Amnesty Italia.

Le settecento pagine del volume presentato sono un memorandum relativo all’anno appena trascorso. Un anno in cui le armi si sono mosse con più facilità delle persone. E’ di 60 miliardi di euro, il valore del commercio internazionale di armi. Il mese scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha firmato il primo trattato internazionale sul commercio delle armi convenzionali: 115 sì, voto contrario di Siria, Iran e Corea del Nord, astenuti Russia, Cuba, Venezuela e Bolivia. Il trattato proibisce i trasferimenti di armi nei paesi in cui verranno usate per compiere genocidi, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Speriamo non sia un modo per gli Stati più influenti di gestire il flusso mondiale di tale commercio.

La armi viaggiano le persone no. Profughi, sfollati e richiedenti asilo sono invece ostacolati nei loro viaggi verso la salvezza. Fuggono da paesi come Afghanistan, Myanmar, Thailandia, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Nigeria, Somalia; solo per citare alcuni dei paesi in cui i conflitti si sono inaspriti. Sono 214 milioni i migranti che nel corso del 2012 hanno cercato nuovi scenari di vita ma la risposta degli Stati è una corsa affannata per innalzare la protezione dei propri confini o per stipulare intese assai ambigue.
“Invitiamo l’Italia a rivedere gli accordi con la Libia” Antonio Marchesi parla proprio dal nostro paese. Risale a un anno fa l’accordo del ministro Cancellieri con il ministro dell’Interno Libico Fawzi Al Taher Abdulali. Incontro che non ha dato alcun segno di discontinuità con il governo precedente. E per non andare molto lontano preoccupa la Grecia che, ormai annoverata per l’atteggiamento violento e repressivo delle forze armate di Stato, rinforza la frontiera nella regione di Evros confinante con la Turchia, principale passaggio dei migranti in Europa. A dicembre è stata completata una recinzione lunga 10,5km.

Repressione su libertà di manifestare e di informare. I metodi di repressione e controllo interno sono il dato più allarmante.  “Prima di andare lontano ricordiamo l’Italia e il caso della scuola Diaz durante il G8 di Genova. Questo aprile i giudici del tribunale di Sorveglianza di Genova hanno deciso che i due poliziotti Gilberto Caldarozzi e Vincenzo Canterini sconteranno un periodo di detenzione seppur agli arresti domiciliari”. Il 16 agosto 2012 in Sud Africa 34 lavoratori sono stati uccisi dalla polizia che ha impiegato unità armate con fucili d’assalto e proiettili letali per reprimere uno sciopero nella miniera di platino Lonmin di Marikana. In Senegal almeno sei persone sono state uccise dalle forze di sicurezza durante le agitazioni del periodo pre-elettorale. E negli USA si attende la chiusura,  sostenuta da Obama, di Guantanamo prigione inumana che attualmente ospita 166 detenuti.

Giornalisti e attivisti umani in pericolo Sono 18 i giornalisti assassinati in Somali e in Etiopia, Ruanda, Nigeria e Sud Sudan gli attivisti per i diritti umani hanno subito intimidazioni e arresti. In Vietnam venti dissidenti pacifisti sono stati arrestati, in Cambogia le forze di sicurezza hanno ucciso persone durante manifestazioni pacifiche contro gli sgomberi forzati. In Sri Lanka i giornalisti sono stati minacciati e aggrediti o ancora “scomparsi.” In Cina aggressiva la repressione delle manifestazioni di massa, inoltre durante il periodo di transizione della leadership 130 persone “sono state messe a tacere”. In Indonesia i vaghi contenuti della legge nazionale di sicurezza ha permesso di arrestare 70 persone di Papua e Maluku per le manifestazione pacifiste. In Bielorussia e Tagikistan sono state applicate leggi repressive nei confronti delle organizzazioni non governative. E la Russia ha adottato una nuova legge che impone alle ONG che ricevono fondi dall’estero di registrarsi come “organizzazioni che svolgono funzioni di agenti esterni.”

Violenza di Genere: istruzione per le donne e dignità per GLBT. In Cile, El Salvador, Nicaragua e Repubblica Domenicana è ostacolata l’interruzione volontaria di gravidanza e nelle Filippine la nuova legge regolamenta la salute riproduttiva è in attesa di giudizio della Corte Suprema per la sua incostituzionalità. In Tunisia ed Egitto la repressione impedisce alle donne di avere una vita sociale attiva. Lo stupro si conferma arma di guerra in paesi come l’Afghanistan. In Pakistan l’impossibilità di vita pubblica si accompagna agli ostacoli che devono superare per poter godere dell’istruzione di base.
Amnesty dedica il suo rapporto proprio a Malala Youzufzai giovane quattordicenne che lotta per il diritto all’istruzione delle bambine insieme al padre, uno dei pochi presidi che sfida il divieto per le piccole allieve di andare a scuola. Nell’ottobre 2012 Malala ha subito una pesante aggressione.

Intanto in Italia aspettiamo la ratifica della Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica firmata a Istanbul nel 2011. E’ in paesi come il nostro che l’analisi dei dati ha portato alla constatazione che la violenza sulle donne è “diretta conseguenza delle ineguaglianze di genere. La violenza domestica è quel genere di violenza che si estende ben oltre le mura del focolare, perché figlia anche dei legami che si sono venuti a creare nel tempo.”
Arriva ultima ma non per questo meno importante il tema dell’omosessualità.Nel mondo essere omosessuale è illegale in ben 76 stati. E in sette di questi si rischia la pena di morte. Antonio Marchesi non dimentica di sollecitare l’inserimento nel codice penale italiano l’omofobia come movente aggravante.

Rom, migranti e richiedenti asilo in Italia La direttrice generale e il presidente di Amnesty sezione italiana esprimono infine “forte preoccupazione. Sollecitiamo il governo a cambiare atteggiamento nei confronti dei cittadini Rom che vengono segregati nei campi e che subiscono pesanti sgomberi forzati. Fenomeno che coinvolge non solo l’Italia ma anche Francia, Romania, Serbia e Slovenia.” Solo un breve e superficiale accenno alle misure italiane verso migranti, rifugiati e richiedenti asilo, un lieve riferimento alla detenzione presso i CIE punta dell’iceberg che probabilmente occuperebbe un rapporto di altrettante settecento pagine.

I segnali positivi sono i nuovi trattati che speriamo vengano ratificati in tutti gli stati.” Bisogna trovare nuovi punti di vista e di partenza, “importante a tal proposito la sentenza di condanna sul caso Abu Omar” sottolinea Carlotta Sami. Questo febbraio sono stati condannati Nicolò Pollari a 10 anni di reclusione e il suo numero due Marco Mancini a 9 anni. Sentenza che riconosce quindi la tesi della Cassazione sulla portata troppo ampia e parzialmente illegittima del Segreto di Stato emesso dai vari Governi Italiani degli ultimi anni su alcuni documenti.

M. Daniela Basile
(23 maggio 2013)

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