Sgomberata occupazione a Torre Spaccata: 35 famiglie si rifugiano nella basilica di Santa Maria Maggiore

Casa : sgomberati dall'occupazione di Torre Spaccata si rifugiano nella Basilica di Santa Maria Maggiore
Il 3 giugno è stata sgomberata a Roma l’occupazione di Torre Spaccata iniziata lo scorso 7 aprile. Da allora 35 famiglie senza casa si sono rifugiate nella basilica di Santa Maria Maggiore.

“Anni fa in questa chiesa ci ho lavorato, ero un decoratore. Oggi invece…”. Manuel aveva una ditta con due operai in regola. Poi la crisi si è portata via tutto. Ti racconta Manuel che se non hai un tetto non puoi costruire niente, e tua figlia finisce in una casa famiglia e scappa, perché vuole stare con te. Una storia simile a quella delle altre 34 famiglie, circa 110 persone tra italiani e migranti, che da cinque giorni si sono rifugiate nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma dopo essere state sgomberate da Torre Spaccata.

L’occupazione, guidata dai Blocchi precari metropolitani e dalla Rete abitativa metropolitana, era iniziata il 7 aprile: “Eravamo in una palazzina di uffici sequestrata al costruttore Caltagirone, inutilizzata da anni” spiega Maddalena. Un atto simbolico contro il piano casa varato dal governo Renzi che all’articolo 5 nega la residenza agli occupanti, impedendo l’accesso ai servizi sanitari e alla scuola: “A cui si aggiunge il job act che cancella qualunque sicurezza sul lavoro. Con uno stipendio di 600 euro come puoi permetterti un affitto? Noi siamo tutti precari, disoccupati e sfrattati”. L’unica soluzione, proposta dai servizi sociali, è stata il trasferimento di mamme e bambini in casa famiglia: “Separare i padri dai figli per noi era inaccettabile”.

Sgomberata occupazione a Torre Spaccata: 35 famiglie si rifugiano nella basilica di Santa Maria MaggioreIl 3 giugno lo sgombero, dopo 8 ore di resistenza passiva sul tetto del palazzo: “Non avevamo un altro posto dove andare, così siamo venuti qui”. Tutti sottolineano che non si tratta di un’occupazione, ma di una richiesta di aiuto: “Speriamo che con l’intervento della Chiesa il Comune ascolti finalmente le nostre voci. Il Vicariato ha contattato le istituzioni, ma ad ora non sono arrivate risposte”.

Così loro aspettano, seduti sulle sedie di plastica accanto all’altare, a terra le cose raccolte all’alba in borse e valigie. Nel frattempo passano gli appelli alla facoltà di infermieristica e Maddalena, che si è trasferita in Italia dalla Romania perché voleva una vita migliore, gli esami non può darli.

All’ora di pranzo arriva un piatto di pasta e un po’ di spesa dagli attivisti di un’altra occupazione. Nel cortile interno i bambini in cerchio si lanciano un peluche come fosse un pallone, che la vita per fortuna non è solo la celere che ti viene a prendere in quel posto dove vivi ma che non è casa tua. La notte però piangono, perché il marmo è freddo e duro, vengono i lividi e le ossa fanno male.

Sgomberata occupazione a Torre Spaccata: 35 famiglie si rifugiano nella basilica di Santa Maria Maggiore“Nel 2003 mia madre ha perso il lavoro e da allora viviamo tra gli sgomberi”. Angela in occupazione ci è cresciuta eppure non si lamenta, anche se per cinque anni ha dovuto separarsi dalla madre, venuta in Italia dal Perù per darle la possibilità di studiare, anche se ha dovuto rinunciare alla laurea per lavorare e anche se i mille impieghi trovati – dalla barista alla hostess alle bancarelle – non bastavano mai, nemmeno quando al lavoro ci passava 12, 13 ore al giorno.

Non si lamenta Angela, dice che crescere così le ha fatto nascere la voglia di aiutare gli altri. Non si lamenta Maddalena, dice che nonostante la tolleranza zero iniziata dopo il varo del piano casa loro non si spaventano. Non si lamenta Manuel perché anche se non hanno un tetto sono uniti. E gli possono togliere i diritti, ma la dignità quella no.

Alle sette di sera i cancelli della basilica di Santa Maria Maggiore si chiudono. Le famiglie sgomberate da Torre Spaccata iniziano a prepararsi per un’altra notte. E sperano che con il nuovo giorno arrivino le risposte.

Sandra Fratticci
(8 giugno 2014)

Foto di Vittoria Mannu

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