L’altra faccia dell’Islam: la Grande Moschea contro il pregiudizio

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma – foto di Vittoria Mannu per Piuculture

Come ogni venerdì, nella mattinata del 6 marzo, alla Grande Moschea di Roma c’è un grande movimento di fedeli. Persone di varie nazionalità prima della preghiera si radunano nel mercatino fuori della moschea, un luogo di aggregazione. È una giornata di sole e nell’aria si innalzano dalle bancarelle profumi dei cibi caratteristici che si fondono alle voci dei mercanti. Per un giornalista che arriva lì, l’ostacolo è la difficoltà nel comunicare, soprattutto perché molte persone non parlano italiano o sono diffidenti nel rilasciare dichiarazioni. Sicuramente le ultime vicende che hanno coinvolto l’Islam hanno contribuito ad un clima di diffidenza reciproca. Tuttavia, alcune persone si fanno avanti per dimostrare che esiste un’altra faccia dell’Islam, fuori dagli estremismi e strumentalizzazioni.


Ania MoscheaAbu Adam, marocchino
, si esprime contro ogni forma di ignoranza verso l’Islam: “Per giudicare bisogna conoscere la storia, e capire che dietro la creazione di uno stereotipo ci sono interessi economici. I media tendono a mostrare la forma dell’Islam più estrema, una follia causata dalla miseria e dall’ignoranza di alcuni popoli che hanno sofferto dure politiche coloniali, oltre che da un’errata interpretazione del Corano per scopi di potere. La maggior parte dei musulmani che segue i veri insegnamenti, si ritrova ad essere capro espiatorio di una campagna contro l’Islam, messa in atto dai neocolonizzatori che vogliono arrivare al petrolio con la forza delle armi col pretesto di portare la democrazia”.

Perla, una giovane egiziana, aggiunge: “Chi giudica l’Islam come religione della violenza, dovrebbe leggere il Corano. L’Islam non incita alla morte, incita alla vita e vuole proteggerla. I comandamenti sembrano opprimenti, ma in realtà vogliono condurre a una vita buona. Per esempio, il divieto di bere alcolici vuole allontanare dai comportamenti dannosi. La tradizione del Ramadan vuole invece far mettere nei panni dei poveri che soffrono la fame quotidianamente e far capire che la fede più del cibo è in grado di far sopravvivere. L’immagine della donna sottomessa è un’esagerazione: il velo è consigliato alla donna proprio per proteggerla dagli istinti animaleschi dell’uomo, e non assecondare così i suoi pensieri peccaminosi.”

Queste sono le voci che raccontano l’Islam, voci che provengono dal mezzo degli estremi, voci delle persone comuni.

Anna Maria Tarasiewicz
(23 marzo 2015)

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